Tratto dal racconto di George Saunders Escape from Spiderhead, pubblicato nel 2010 sul “New Yorker”, nella rubrica “Tenth of December”, adattato da Paul Wernick e Rhett Reese (già sceneggiatori di Deadpool), diretto da Joseph Kosinski (Top Gun: Maverick) è un film di fantascienza interessante, che inspiegabilmente si sgonfia nel finale. 

Ad un gruppo di detenuti, in carcere per aver commesso crimini gravi, viene data la possibilità di scontare la pena nell’unità sperimentale Spiderhead.
Uno scienziato (Chris Hemsworth) testa su di loro farmaci per manipolare le emozioni e il comportamento umano (dal pianto al riso, fino alla passione sfrenata, e al cibo), iniettandoli da una applicazione del suo cellulare, collegata ad una scatoletta che hanno fissato alla base della schiena.

Gli eccessi dello scienziato, la relazione spontanea tra due detenuti e il loro negare l’autorizzazione alla somministrazione dà l’avvio a una situazione senza ritorno.

È inspiegabile come un cast tecnico e artistico di tale calibro sia riuscito a mandare all’aria nel giro di pochi minuti quello che fino a poco prima della fine si preannunciava come un discreto thriller fantascietifico.
Il finale così banale e sciocco lascia attoniti.