“Still Recording” proiettato a ICI Venezia: l’intervista al protagonista Milad Amin

Still Recording (Ghiath Ayoub, Saeed Al Batal, 2018) è un film crudo ma potente sul conflitto siriano. Filmato dal 2011 al 2015 tra Damasco e Ghouta Est, in Siria, il progetto contiene circa 450 ore di filmato girato da diversi cameraman.

Presentato in anteprima mondiale alla Settimana Internazionale della Critica della 75ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ne è uscito vincitore, il documentario ha fatto incetta anche di altri premi, tra i quali si segnalano il Premio del pubblico di Sun Film Group, il Premio per l’Inclusione Edipo Re e il Premio Mario Serandrei per il miglio contributo tecnico.

Still Recording presenta sin dall’inizio uno dei protagonisti, Saeed, un giovane cinefilo, mentre cerca di insegnare ai ragazzi di Ghouta, in Siria, le regole della cinematografia. Il suo amico Milad vive, invece, dall’altra parte della barricata, a Damasco, sotto il controllo del regime, dove sta terminando gli studi d’arte. Dopo che il giovane decide di lasciare la capitale, mette in piedi, con l’amico Saeed, una stazione radio e uno studio di registrazione. La telecamera, che i ragazzi tengono costantemente in mano, registra ogni loro azione in una condizione di guerra perpetua.

INTERVISTA A MILAD AMIN

A quasi un anno dall’uscita in più di 40 sale cinematografiche italiane, Still Recording è stato proiettato lo scorso 17 settembre a Venezia presso ICI – Magazzino del Caffè. Proprio in quell’occasione ho avuto il piacere di conoscere uno dei protagonisti, nonché il Direttore della Fotografia, Milad Amin: un ragazzo fiero, elegante, dai modi raffinati. Insieme abbiamo trascorso circa mezz’ora a parlare del suo pluripremiato film e della condizione siriana.

Milad, cominciamo da te: tu hai studiato scultura all’Accademia di Belle Arti ma come ti è venuto l’interesse verso il mondo cinematografico?

Io in realtà ho sempre amato il Cinema: mi ricordo che da bambino vedevo tantissimi film ogni giorno. Il fatto di farlo io stesso, però, è capitato quasi per caso perché non c’era proprio modo di studiarlo davvero. Disegnavo molto e, infatti, mi sono iscritto a Belle Arti. Ho cominciato ad avvicinarmi al Cinema nel 2010, quando ho comprato la mia prima fotocamera e ho iniziato a scattare alcune foto per documentare la realtà. Ad oggi ho girato due cortometraggi.

Il film ha una forte potenza comunicativa e la telecamera sembra essere l’occhio che accompagna lo spettatore in una situazione che noi, da occidentali, non riusciamo a cogliere appieno. Era questo l’intento principale?

Il film è costruito per essere la storia della videocamera. Il primo intento della pellicola era quello di documentare la realtà perché secondo me c’è una grande differenza tra i media, che sono uno strumento quotidiano usato per manipolare le persone, e il Cinema, che invece è un mezzo al servizio delle persone.

Trovo che sia molto evocativo il titolo del film, Still Recording, soprattutto perché rimanda all’ultima scena dove c’è la videocamera che continua a riprendere due persone che vengono colpite durante una sparatoria. Credo che quella sia proprio la scena madre. Ci puoi raccontare cosa è successo veramente? Voi, nello specifico, come avete vissuto quel momento?

Cercavo di dire all’altro ragazzo di non correre. Ho realizzato cosa fosse davvero successo solo il giorno dopo. Uno dei due ragazzi colpiti ora è in Turchia e ha perso un rene, l’altro invece è morto a seguito delle ferite riportate.

Mi è piaciuta la scena in cui c’è un atleta che si allena e che afferma come sia giusto continuare ad esercitarsi con lo sport nonostante la situazione tragica intorno a lui. Secondo te è un modo di pensare corretto o è meglio concentrarsi sulla gravità della condizione in cui vivete?

Se fosse stato soltanto per qualche giorno non avrebbe sicuramente pensato a fare sport, ma quando una condizione del genere si perpetua per quattro, cinque anni allora certo che continui ad allenarti perché ricomincia la vita quotidiana, malgrado tutto. È proprio quello che il ragazzo dice nella scena: «la vita continua, lo sport continua». Io sono d’accordo con lui perché quando la tua vita diventa un’esistenza in stato di guerra per anni devi ritrovare una certa quotidianità. Infatti nel film ci sono anche scene di feste e di divertimento. Una piccola curiosità: il ragazzo che fa sport è stato uno dei primi civili a rientrare in città dopo il bombardamento. Non ce n’erano molti quando abbiamo girato la scena, e lui è stato uno dei primi che è ritornato.

Com’è ora la situazione in Siria?

La Siria è ad oggi occupata da Turchi, Russi e Iraniani. I Russi hanno smesso di bombardare le aree ribelli soltanto la scorsa settimana e il 16 settembre gli occupatori si sono riuniti per decidere il destino della Siria. Sembra assurdo ma non hanno nemmeno invitato il presidente siriano Bashar al-Assad.

C’è un momento del film in cui prendi la telecamera e fai delle domande a te stesso. Ti chiedi, nello specifico, se abbia senso vivere con il dubbio e la paura. Adesso ti fai ancora queste domande? E, se sì, quali sono le risposte che ti sei dato?

Ora come ora preferisco le domande perché le risposte cambiano tutti i giorni.

CHI È MILAD AMIN

Milad Amin ha studiato Belle Arti a Damasco con l’intento di diventare uno scultore. Dopo aver lavorato come graphic e web designer dal 2008 al 2010, la Rivoluzione scoppia in Siria e decide di lavorare come fotogiornalista freelancer per riprendere ciò che accade.

Ha quindi operato con un team di attivisti per avviare e gestire progetti nella Ghouta orientale, dove ha vissuto sotto assedio per 2 anni. Alcuni dei suoi progetti sono Sam lenses, al-Sahra e Humans of Syria.

Milad ha realizzato il suo primo cortometraggio, Hide The Phone, prodotto dal Syria Mobile Film Festival, nel 2016. Il suo secondo cortometraggio, Land of Doom, è stato presentato in anteprima mondiale al Forum Expanded durante la 68esima edizione del Berlin International Film Festival, nel 2017.

ICI VENICE – MAGAZZINO DEL CAFFÈ

ICI Venice – Magazzino del Caffè | Campo San Simeon Grando – Rio Marin Santa Croce 923 | 30135 | Venezia info@icivenice.com – www.icivenice.com

Interprete: Giulia Briccardi

 

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Sabrina Zuccato
Sono nata a Padova il 10 settembre 1992. Da sempre nutro una grandissima passione per il mondo dell’audiovisivo e della scrittura, interesse coltivato anche grazie al mio percorso di studi. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale, ho intrapreso l’attività di videomaker e giornalista. Da novembre 2018 redigo articoli per NonSoloCinema e collaboro con altre testate giornalistiche.