“Strade di notte” di Gajto Gazdanov

Ambientato negli anni ’30, Strade di notte è l’equivalente letterario di ciò che Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976) rappresenti per la cinematografia statunitense (e non), seppur con una spiccata connotazione autobiografica.

Se Travis Bickle è un ex marine in congedo, reduce del Vietnam, che vive a New York e lavora di notte a causa della sua insonnia; Gazdanov abbandona la Russia nel 1920, dopo aver combattuto nell’Armata Bianca: l’esercito controrivoluzionario del generale Vrangel’ stanziato contro l’Armata Rossa bolscevica durante la Guerra civile scoppiata nel 1918. Dopo un breve soggiorno a Costantinopoli, si trasferisce in Francia e sarà proprio lì che intraprenderà il lavoro di chauffeur.

A sua volta, il protagonista del libro è un cittadino russo emigrato a Parigi che, dopo aver svolto numerose mansioni di fortuna (insegnare russo e francese, scaricare chiatte a Saint-Denis, lavare locomotive, spedire editoria per un ente parastatale ecc.), sostiene un esame di topografia ed ottiene la licenza come tassista, perlopiù notturno.

Nonostante, con gli anni, la cupa poesia del decadimento umano che l’aveva da sempre affascinato tenda a dissolversi, egli è mosso da un’insaziabile curiosità nei confronti delle vite altrui, subendo il particolare fascino tragico che queste trasudino.

È proprio nelle sue nottivaghe scorribande, entrando in contatto con la più disparata umanità, che percepisce netta la precarietà d’un futuro ignoto e la curva imperiosa del suo tracollo.

Anche il personaggio gazdanoviano presenta i tipici tratti da alienazione di Bickle, eroe epico e contemporaneo dell’esistenzialismo solitario per eccellenza: entrambi transiteranno ai margini d’una società dall’opacità plumbea, fautrice della loro rispettiva catalessi emozionale.

Il primo, in particolare, si addentrerà in una profonda disamina sulla condizione di “uomini-bestia” del milieu operaio e sull’ingiustizia sociale nei sobborghi parigini, un po’ come anticipato già nel XIX secolo dal romanzo fantascientifico L’isola del dottor Moreau (The Island of Dr. Moreau, H. G. Wells, 1896), interrogandosi circa la metamorfosi e l’impoverimento mentale che le persone subiscano per effetto delle proprie condizioni di vita e dell’impossibilità assoluta di cambiare le circostanze.

In siffatto dedalo di vie e destini miserandi, tra latori della sifilide morale e dehors, soltanto alcune figure transienti riusciranno in qualche modo a colmare la sua desolazione: Platone, suo confidente dedito alla filosofia, al vino bianco e al motto “re, famiglia e patria”; Max, capo partigiano atamano, che si fece dalla Siberia alla Crimea a piedi; Jeanne Raldi, ex amante decaduta del duca d’Orléans, del re di Grecia ecc.; Fedorčenko, suo connazionale ed ex collega di lavoro, sposato con una peripatetica dal dente d’oro di nome Suzanne e Alice Fichet, donna di straordinaria bellezza e frequentatrice del demi-monde.

Cieco e sordo al noto esprit gaulois, sempre più accerchiato dalla spietata cortina di piombo del proprio cinismo, sprofondato in una quiete di lenta e immaginaria agonia, il tassista cercherà forse una via di fuga in uno “spazio altro”, prima che tornare indietro si renda impossibile e dopo aver compreso quanto fragile sia l’inganno del reale.

Gajto Gazdanov
Strade di notte
Fazi Editore, 2017
pp. 237, € 16,50