L’ottimo cortometraggio “Superbi” di Nikola Brunelli, presentato all’edizione 2025 del festival FiatiCorti di Istrana (TV), si apre con le riprese di un ipotetico cinegiornale dell’Istituto Luce, dove viene decantata la qualità incredibile delle olive ascolane della famiglia Superbi, prodotte nel cuore di Ascoli Piceno. Le riprese in bianco e nero fanno posto ai giorni nostri, in cui il negozio, gestito dal terzo membro della dinastia Superbi (Giorgio Colangeli), subisce una spietata concorrenza e fatica a rimanere al passo con i tempi.
Pochi sanno che Superbi è segretamente membro di una società pseudo-massonica, che si riunisce per salvaguardare la qualità delle olive ascolane. Quando alle orecchie del Gran Maestro della società arriva la notizia che in città ha aperto il baracchino di olive panate di un certo Ismail (Maurizio Bousso), il comitato scende sul piede di guerra per impedire che qualcuno con un nome così esotico, e con la pelle del colore sbagliato, si appropri del loro tesoro cittadino.
La storia di “Superbi” è raccontata in modo umoristico, ma nasconde una grande tristezza. Il cortometraggio racconta con ironia della società italiana, come certe realtà locali si incancreniscano intorno al loro prezioso prodotto e siano incapaci di accettare il nuovo. Non sorprende che nel corto sia presente una citazione a uno dei grandi capolavori della Pixar, “Ratatouille” (2007), che contiene lo stesso messaggio, e che porta a un piccolo inserto d’animazione che nel cinema italiano fa sempre piacere vedere. L’ossessione di questa società segreta per l’immagine cittadina ricorda anche un classico della comicità britannica, “Hot Fuzz” (2007) di Edgar Wright.
Superbi ha un finale dolceamaro, subito sollevato da un colpo di coda che ci riporta nell’ambito della comicità. E se la storia del film in generale può esserci sembrata esagerata o poco realistica, per ricrederci ci basta guardare i titoli di coda, in cui viene sfondata la quarta parete per raccontarci come un oggetto di scena usato per il film ha causato l’indignazione della popolazione ascolana sui social network. Il film può contare anche su un cast molto valido, ad esempio il protagonista Giorgio Colangeli, visto di recente nei panni di nonno Ottorino in “C’è ancora domani” e Maurizio Bousso, dall’aspetto innocente, come una perfetta vittima delle circostanze. C’è anche da lodare il comune di Ascoli Piceno per aver patrocinato il progetto e aver accettato questa lieve presa in giro, che comunque non ha screditato la città agli occhi degli spettatori, ma solo fatto venire voglia di qualche oliva ascolana. Basta che non sia sciapa




















