Uno strano virus ha smantellato la società per come la conosciamo, mietendo vittime, contagio dopo contagio. Un governo crudele e incapace ha fatto poco per aiutare la situazione. I sopravvissuti sono costretti a indossare maschere e mascherine mentre la loro paura si trasforma in violenza contro un facile capro espiatorio: neonati ibridi-umani messi al mondo dalle donne.

In questo futuro post-apocalittico, raccontato all’inizio con i toni e le tinte di una cupa e drammatica fantascienza, si scaglia e conquista il suo spazio il fantasy con il protagonista di questa serie tv: Gus, un ragazzino metà umano e metà cervo.

La nuova serie Netflix, in 8 episodi, adattata dell’omonima serie Vertigo Comics di Jeff Lemire e sviluppata da Jim Mickle (che collabora con Beth Schwartz sulla scrittura e lo sviluppo), segue la grande impresa di questo ragazzino che lascia il luogo dove è cresciuto al riparo e al sicuro dagli umani predatori in cerca di ibridi come lui, per trovare la sua mamma. Con l’aiuto di un burbero ex giocatore di football professionista, che cerca di sfuggire al suo passato oscuro, Gus mette a frutto quanto ha imparato fino a quel momento per sopravvivere.

Rispetto al fumetto, lo Sweet Tooth di Netflix è più lieve, nel senso di leggero e a un certo punto prende una strada tutta sua.
Ha i suoi momenti di giusta tensione drammatica, ma la parte fantasy ha poi il sopravvento anche grazie a personaggi, Gus nemmeno a dirlo, che sanno accattivarsi il pubblico.
Episodio dopo episodio, alcuni frammenti della narrazione che possono sembrare confusi, a poco a poco si uniscono per dare il disegno complessivo della storia.

Girato in Nuova Zelanda con efficaci effetti visivi, con la musica di Jeff Grace e la fotografia di Aaron Morton, Sweet Tooth sembra una produzione cinematografica piuttosto che uno show televisivo. Robert Downey Jr e Susan Downey, in collaborazione con la Warner Bros, lavorano in questo progetto da molti anni ormai.

Riesce a mostrare che anche in un mondo pieno di personaggii mossi dall’odio, investiti da un virus mortale, c’è ancora speranza, e si può trovare gioia nei legami tra esseri umani.

“Volevamo realizzare uno spettacolo che offrisse fuga e avventura, in cui la natura  reclama il mondo, e in molti modi sembra una favola. È un nuovo tipo di storia distopica, è molto lussureggiante e piena di speranza” – ha raccontato Jim Mickle. “Vogliamo che le persone entrino in questo mondo dove c’è bellezza, speranza e avventura. Questa è una storia travolgente: viaggiamo sui treni, saliamo sulle cime delle montagne, corriamo attraverso le foreste. Questo è uno spettacolo su ciò che costituisce una famiglia, cosa significa veramente la casa e perché è importante mantenere la fede nell’umanità”.

Dal 4 giugno su Netflix