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“The boy” di William Brent Bell

Una goccia nel mare

Approdato direttamente nelle sale americane a gennaio 2016, The boy è il quinto film di William Brent Bell, mestierante del genere horror che dopo un esordio con una commediola negli anni ’90, nell’ultimo decennio ha declinato un po’ tutte le varianti horror che più andavano di moda ai tempi.

Greta, donna americana che ha deciso di prendersi un periodo di pausa, sceglie di passare del tempo in Inghilterra mantenendosi facendo da babysitter a Brahms Heelshire, il figlio di un’attempata coppia benestante mentre i genitori si prendono una vacanza a loro volta. Ma sin dal primo giorno qualcosa non va: gli Heelshire le consegnano una lista di rigide istruzioni da non infrangere in nessun caso; subito dopo la loro partenza, Greta si accorge che il bambino è una statua di porcellana. Greta si convince di poter rimanere a riposarsi nella casa di un paio di eccentrici senza farsi problemi, iniziano a succedere i consueti strani fatti. Ma quando Malcolm, suo unico contatto in quella solitudine, le dice che il vero Brahms è morto parecchi anni fa in un incendio, le cose si complicano.

Appare quindi chiaro come The boy sia un horror dalla trama canonica e perfettamente inserito nella tradizione odierna che lo vede come genere di consumo primario per il pubblico giovane. Da un lato si recupera uno degli archetipi ambientali del gotico come il maniero vittoriano dalle mille stanze e scricchiolii, dall’altro gran parte della tensione è giocata sull’inquietudine esercitata dalla bambola, un altro cliché, più recente in questo caso. È evidente l’eco delle mille bambole demoniache in The boy. Si parte da Chucky per arrivare a Billy the Puppet, ma questa volta non c’è possessione demoniaca e l’aspetto inquietante è l’immobilismo assoluto della bambola, che però si sposta misteriosamente quando Greta sgarra. Bell infatti sceglie di rendere la bambola il motivo orrorifico del film più che il maniero, che fa solo da sfondo, e tutto sommato ci riesce attraverso la staticità che regna nella prima parte del film.

La bambola è sempre ripresa con camera fissa e lento zoom: in modo maniacale e insistito il volto inerte del bambolotto ha quell’inespressività che recupera il topos classico del killer mascherato, e para-sovrumano in quanto privo d’espressione. Anche qui però non siamo lontani da idee come quelle di Paranormal activity. L’immobilismo di un’immagine, o addirittura di un’inquadratura, può essere di per sé strumento di paura, oltre che un efficace strumento per coinvolgere direttamente lo spettatore che dedica tutta la sua attenzione ai fugaci movimenti alle spalle dei protagonisti. Così la perpetua stasi del bambolotto diventa un espediente per tenere alta l’attenzione del pubblico, mentre Bell costruisce sistematicamente tutti i tasselli per la soluzione finale, meno banale di quanto ci si possa aspettare.

La regia di William Brent Bell varia quanto basta per stare al passo con il ritmo del film, che è ben dosato e non troppo esasperato fin dall’inizio. D’altro canto, però, non presenta mai guizzi e rimane piatta nel complesso, con il montaggio scandito dal monometro, con prevedibili accelerazioni o ralenti. Anche il personaggio dell’ex fidanzato funge solo da carne da macello e Malcolm è un ovvio love interest, mentre vediamo ancora una volta che evidentemente non si riesce proprio a fare a meno della solita scena decontestualizzata e pruriginosa della protagonista nella doccia, sufficientemente ammiccante da catalizzare l’attenzione del pubblico, ma mai abbastanza esplicita da far fuoriuscire il film dal PG-13.

Nel complesso però l’intreccio regge, l’atmosfera vecchio stampo da horror di serie B vecchio stampo funziona e il film si segue senza problemi, fino a climax molto ben giostrato e al finale amaro che lascia presagire le conclusioni della vicenda senza rovinare tutto andando troppo oltre.

In conclusione, The boy non ha niente in più né in meno di tanti altre opere analoghe: è un horror onesto, piacevole per chi ama il genere, passabile per chi non ha particolati posizioni in merito. Non è certo il tipo di film che avremmo visto nelle sale italiane senza un volto noto come quello di Lauren Cohan, ma regge per la sua ora e mezza senza troppe complicazioni, e nemmeno senza troppe pretese. Almeno non è girato come un mockumentary.

Titolo originale: The boy
Nazione: USA
Anno: 2016
Genere: Horror, Mistery, Thriller
Durata: 97′
Regia: William Brent Bell

Cast: Lauren Cohan, Rupert Evans, james Russell

Data di uscita: Gennatio 2016

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