La 53. edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è stata molto ricca di iniziative e rassegne, dall’omaggio a Roberto Rossellini (nei 40 anni dalla scomparsa) alle retrospettive dedicate a Pedro Aguilera e Nicolas Rey, dalle rassegne sull’attore nel cinema italiano contemporaneo e sul Critofilm allo spazio denominato Satellite sulle visioni per il cinema futuro.

Nella sezione in concorso sono stati presentati otto lungometraggi provenienti da tutto il mondo e realizzati da registi giovani, alla loro prima o seconda regia. La Giuria, presieduta dal regista portoghese João Botelho e composta dall’attrice Valentina Carnelutti e dal regista Mario Brenta, ha assegnato il Premio Lino Micciché per il miglior film del concorso a The First Shot. Si tratta di una produzione italo-cinese diretta da Yan Cheng e Federico Francioni (entrambi diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma), dei quali la Mostra aveva selezionato nella scorsa edizione, all’interno della sezione “Satellite”, il corto Tomba del tuffatore.

Il film ha vinto con la seguente motivazione: “All’improvviso una tempesta spazza via il sangue di Tiananmen. La metafora è tanto grande che diventa metonimia e la metonimia è il cinema. Una cosa e l’altra. La e è fondamentale. La e è il cinema. Non c’è commento né finzione. Una via di mezzo, tutto è cinema. Noi che facciamo film ringraziamo due giovanissimi cineasti che ci mostrano che il cinema è ancora possibile. Grazie”.

Yan Cheng & Federico Francioni

Il film racconta tre storie con protagonisti distanti e differenti che sono accomunati dalla stessa tensione, ma anche dall’età visto che ognuno di loro è nato dopo il 1989, alla fine di tutte le rivoluzioni. Ma questo non è solo riferimento perché alle loro spalle si può intravedere una storia contradditoria, di sofferenze e trasformazioni, dalla caduta dell’Impero all’era moderna. Un’opera molto interessante e particolare dove i tre personaggi in primo piano, seppur diversi per aspirazioni e provenienza, sono accomunati dalla ricerca della propria identità in una Cina in continuo mutamento.

La giuria ha inoltre deciso di assegnare una Menzione Speciale al film israeliano People That Are Not Me, opera prima della ventottenne Hadas Ben Aroya, tutto ambientato a Tel Aviv. Questa la motivazione è la seguente: “Una menzione speciale va a People That Are Not Me per aver messo a fuoco la difficoltà di entrare in relazione fisica, umana, sessuale senza pornografia. Mostrando semplicemente la vita”.

Inoltre, una seconda Menzione Speciale è stata assegnata al film indiano Sexy Durga di Sanal Kumar Sasidharan, un viaggio nella notte indiana in compagnia di una coppia in fuga e di un paio di criminali, i cui percorsi convergono misteriosamente su un antico rituale in onore della dea Kali che si sta svolgendo in un villaggio del Kerala. Questa la motivazione: “Il mito e la vita. Il mito, come il cinema, è una menzogna che dice la verità sulla vita”.

Quest’ultimo film ha vinto pure il premio dei giovani formato da una giuria di studenti formata da dieci giovani provenienti da varie università italiane e coordinata da Rinaldo Censi. Il premio della Giuria dei Giovani a Sexy Durga è stato così motivato: “Per il coraggio con il quale viene analizzata e criticata la società patriarcale indiana e la condizione femminile. Per lo sguardo innovativo con cui viene messa in scena l’odissea adrenalinica di una coppia persa nella notte. Per l’audacia con cui è costruita la tensione narrativa che tiene incollato lo spettatore allo schermo ponendogli numerose domande, a cui dovrà rispondere attraverso un’analisi introspettiva”.

Inoltre alla Mostra di Pesaro il Cinema in Piazza ha proposto una selezione dei titoli presenti nelle sezioni principali del festival, adatti per un pubblico meno specializzato. Gli spettatori della “piazza” dell’edizione 2017 sono stati chiamati a votare alla fine di ogni proiezione e il vincitore del Premio del Pubblico è stato il film francese Lumières d’été di Jean Gabriel Périot. Il film è una potente riflessione sulla Memoria, perché è ambientato a Hiroshima ed esplora la condizione dei cosiddetti hibakusha, i reduci della bomba atomica, in una storia sospesa tra sogno e realtà.