“The neon demon” di Nicolas Winding Refn

Sulla bellezza

Presentato alla 69ª edizione del Festival di Cannes, The neon demon è il decimo lungometraggio di Nicolas Winding Refn, che ancora una volta, dopo capolavori come Valhalla rising e Solo Dio perdona, confeziona un’opera fatta d’estetica, di puro cinema d’immagine, ma questa volta tutto al femminile, utilizzando il suo tipico elemento gore in maniera inedita.

Jesse, giovanissima ragazza di campagna, si trasferisce a Los Angeles per iniziare una carriera come modella, incoraggiata dall’amico fotografo Dean. Nella nuova e grande città Jesse cambierà velocemente e, in seguito alla sua rapida ascesa nell’industria della moda, scoprirà quanto la sua vitalità è invidiata e desiderata da alcune sue colleghe che sembrano pronte a tutto pur di ottenerla, anche a ricorrere al cannibalismo.

Risulta chiara da quest’ultimo film l’influenza delle esperienze degli anni più recenti sul regista danese. In primo luogo è evidente il dialogo con Gaspar Noè, ma soprattutto ricordiamo che Refn negli ultimi tre anni ha collaborato regolarmente girando pubblicità per marchi di una certa levatura come Gucci o H&M, che popolano un mondo estetizzante fatto luci al neon, elementi tipici della filmografia refniana (basti ricordare la gestione della fotografia di Drive, ad esempio). Il demone del neon è quella presenza che s’aggira tra un riflettore e l’altro, tra i giochi di luce e i cosmetici, che per Refn spinge le sue vittime verso il desiderio di affermazione, di perfezione a scapito di qualunque cosa, consumando il loro corpo. The neon demon di fatto è un film sulla consunzione del corpo e sulla cannibalizzazione dello stesso, metaforica e anche fattuale nel finale.

Nel complesso dunque Refn non fa altro che reiterare sempre lo stesso cinema, il suo cinema, fatto di estetica e prevalentemente visivo, come appunto si diceva. Ma l’opera suona diversa questa volta perché per la prima volta ci troviamo di fronte a un film fatto di immagine che parla d’immagine. Se Refn ha sempre fatto cinema visivamente potente ricercando il bello in ambito estetico con i suoi elaboratissimi piani sequenza e movimenti di macchina, questo è un film che parla proprio di bellezza.

Bella Heathcote, Nicolas Winding Refn ed Elle Fanning - Foto © Alcide Boaretto
Bella Heathcote, Nicolas Winding Refn ed Elle Fanning – Foto © Alcide Boaretto

Protagonista è proprio quella pura e sincera bellezza di Jesse, invidiata dalle altre donne (“colleghe” modelle) per il fatto che non ha bisogno di ritocchi. Jesse non necessita di sotterfugi e riesce a ottenere tutto con estrema facilità, senza impegno. Proprio per questo ripete come un mantra “sono pericolosa” come le diceva la madre. Ma lei è pericolosa tanto per gli altri quanto per se stessa, per il caos che può scatenare in certe situazioni semplicemente entrando in una stanza, senza alcun effettivo merito o colpa. Dapprima la ragazza è ingenua e la sua è la classica smalltowngirl-tale, ma la avvicineranno tre persone, Sarah e Gigi, due modelle che tentano di carpirne i segreti e i punti deboli per non farsi superare e Ruby, truccatrice part-time che sembra inizialmente attratta da Jesse. Ma più la situazione procede più il demone del neon cresce in tutte loro.

Se Sarah e Gigi prima erano spavalde oramai si rendono conto d’essere spacciate, sono fragili, non riescono a trattenere il pianto in alcune situazioni e così in loro cresce la volontà di risolvere questa condizione con rimedi estremi. Ma la trasformazione che più colpisce è quella di Jesse: la sua è letteralmente una deflorazione. Al suo primo photoshoot importante con un fotografo di grande fama, il modo in cui la giovane campagnola si spoglia è virginale, timido e imbarazzato, ma completamente opposto è quello in cui ne esce (“Io non voglio diventare come le altre, sono loro che vogliono diventare me”), dopo uno stupro di colori, vernice dorata, musica elettronica, passaggi onirici.

Onirica è anche la regia di Refn, che come al solito abbina la ricerca del virtuosismo visivo con messa in scena essenziale affidando il (poco) elemento sonoro a Cliff Martinez (Drive). E visivamente dunque il film è stupendo, anche se ha qualche leggero calo nella tensione, la bellezza non è cosa che si presta moltissimo a nuove rappresentazione cinematografiche, il concetto di bello è quello banale che conosciamo tutti; anche il mischiarlo all’erotismo e al voyeurismo non è un atto audace: assistiamo a qualche dialogo prevedibile e qualche momento un po’ banale. Ma il mondo in cui riesce e trasportare Refn è assolutamente perfetto, come l’Argento di Suspiria ci trascina in questo horror insolito, in un mondo di streghe, di femmineo conturbante, che esplode nell’ultima parte del film, esplicitando il gore fino ad allora sopito, in un trionfo di aberrazione, cannibalismo, necrofilia, docce di sangue, riesumazioni, quando la voglia di successo di Gigi e la determinatissima sala Sarah trovano un aiuto nella rabbia di Ruby scaturita dall’umiliazione per il rifiuto.

In conclusione, The neon demon è un film interessante e dal punto di vista filmico è pura goduria. L’unica pecca è che, pur essendo validissimo, non sta al passo, viste le aspettative di quello che doveva essere un film sull’estetica e sulla bellezza, con le altre opere di Refn post-Pusher, pur andando a realizzare un quadro corale (anche secondario, si veda il forse serial killer Keanu Reeves e l’opportunista Christina Hendricks) difficilmente dimenticabile.

Titolo originale: The neon demon
Nazione: USA, Francia, Danimarca
Anno: 2016
Genere: Horror
Durata: 117′
Regia: Nicolas Winding Refn

Cast: Elle Fanning, Keanu Reeves, Bella Heathcote

Data di uscita: Cannes 2014