The Trainer – presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Concorso Progressive Cinema – è un film sperimentale, che sgretola l’illusione del sogno americano e sottolinea, in chiave satirica, la potenza della televisione e dei social.
Il protagonista è interpretato da Vito Schnabel, anche sceneggiatore e produttore della pellicola: Jack Flex, che viene costantemente pedinato dall’occhio del regista, è un esperto di fitness che inventa un cappello con dei pesi, a suo dire rivoluzionario, per la buona riuscita e il miglioramento di esercizi sportivi.
Per fare della sua invenzione un business, allaccia i rapporti con una rinomata rete che si occupa di televendite, per farlo inventa storie false e accattivanti e coinvolge una miriade di personaggi, celebri e non, tutti accomunati da atteggiamenti al limite del surreale e stereotipati.
Tra i personaggi famosi Paris Hilton, Lenny Kravitz e John McEnroe: icone di una sorta di post-divismo ormai parte del passato, a cavallo tra gli anni ‘80 e i primi anni 2000.
È infatti un elemento ricorrente dell’opera il rimando – seppur mediante un linguaggio estremamente contemporaneo e attuale – a qualcosa di non più fondamentale nel presente, a partire dalle televendite fino ad arrivare a tutti gli interessi del protagonista ed alla sua stessa “aura”, sembra infatti vivere in una dimensione parallela ferma a più di quindici anni fa.
Per quanto riguarda lo stile sono senza dubbio da sottolineare due caratteristiche: il montaggio febbrile e l’uso particolare di titoli e sottotitoli.
Attraverso il ritmo ci si trova infatti, grazie ai repentini e ossessivi movimenti di macchina, dinnanzi a una pellicola estremamente provocatoria. Il fine si riflette anche nelle modalità delle scritte, impetuose e dorate (un po’ come i capelli di Jack Flex), e nei sottotitoli colorati, e non bianchi e neri come nella norma.
Geniale la presenza del regista Tony Kaye nelle vesti di Urug (anagramma di Guru), personaggio pittoresco che riassume il messaggio satirico che si intende diffondere.
Complessivamente l’opera risulta spiazzante, divertente in certi momenti, e lascia lo spettatore piuttosto perplesso.





















