“Timbuctù” di Paul Auster

La storia di Willy, miglior amico del cane

Timbuctù è il luogo fantastico in cui uomini e animali si incontrano dopo la morte. Un posto incantato in cui la specie umana e quella canina parlano la stessa lingua; qui possono finalmente dialogare e comprendersi.

Il breve romanzo di Auster ha un protagonista insolito: le vicende, infatti, sono narrate da Mr Bones – un cane meticcio di sette anni. Mr Bones è stato adottato da cucciolo e ha passato tutta la vita con Willy G. Christmas, un padrone un po’ strambo: un poeta squattrinato senza fissa dimora, un tipo difficile ma dall’animo generoso. Così si definisce lo stesso Willy, parlando all’amico di sempre: «Sono sempre stato una creatura malfatta, Mr Bones, un groviglio di contraddizioni e incoerenze, un tiro alla fune di troppi impulsi. Da una parte, la purezza di cuore, la bontà, l’aiutante fedele di Babbo Natale. Dall’altra, il tipo strambo che parla a vanvera, il nichilista, il buffone stralunato».

Willy è un uomo vero, sfaccettato, né buono né cattivo. E Mr Bones lo accetta e lo ama in tutta la sua umana complessità. Ma ormai Willy è arrivato al capolinea, sta per abbandonare il suo cane per recarsi nell’aldilà, a Timbuctù. Mr Bones, naturalmente, è disperato: Willy è stato tutto il suo mondo, e ora che la sua morte è imminente, teme che il mondo intero stia per finire. Uomo e cane rievocano i ricordi dei sette anni trascorsi insieme, una vita intera per Mr Bones: dai primi mesi quando era solo un cucciolo inesperto fino al loro ultimo, disperato viaggio a Baltimora.

Willy ha lasciato all’amico alcune indicazioni su come sopravvivere senza di lui: cosa cercare, cosa evitare. E seguendo questi consigli, Mr Bones si metterà in viaggio, per la prima volta da solo, alla ricerca di un nuovo padrone. Troverà delle famiglie pronte ad accoglierlo, delle mani pronte ad aiutarlo. Ma nel suo cuore e nei suoi sogni continuerà a stagliarsi indelebile l’immagine di Willy: «Dopo la morte del padrone era la prima volta che riusciva a evocare quei ricordi senza sentirsi schiantato dal dolore; la prima volta che capiva che la memoria è luogo, un luogo reale che si può visitare; e che passare qualche momento in compagnia dei morti non è sempre brutto, anzi può rivelarsi una fonte di grande consolazione e felicità».

Il ricordo dell’antico padrone aiuta Mr Bones nei momenti di maggiore difficoltà e lo accompagna costantemente, nelle avventure quotidiane e in quelle oniriche. Il cane ripensa con rimpianto agli insegnamenti di Willy, a quello che per lui era lo scopo ultimo della vita: «Migliorare il mondo. Portare un po’ di bellezza negli angoli grigi e monotoni dell’anima. Ci puoi riuscire con un tostapane, ci puoi riuscire con una poesia, o tendendo la mano a uno sconosciuto. Non importa la forma. Ecco, lasciare un mondo un po’ migliore di come l’hai trovato. È la cosa più bella che possa fare un uomo».

La storia si sviluppa con un ritmo accattivante, ma la scrittura è misurata, pulita. Auster non cede ai cliché melensi che spesso si trovano nei romanzi dedicati agli animali domestici, ma ci regala un romanzo semplice e coinvolgente sull’innegabile legame che unisce uomo e cane. Pagina dopo pagina, conosciamo la figura poetica e straordinaria di Willy, dipinta meravigliosamente attraverso le parole dell’amico più fidato. E conosciamo anche Mr Bones, un cane come tanti: intelligente, curioso e fedele. Così fedele, in effetti, che sceglierà di abbandonare la sua nuova casa e i suoi nuovi amici per raggiungere l’amato padrone a Timbuctù.

Paul Auster, Timbuctù, Einaudi, 1999, pp. 151, 10,50 euro.