Il primo lungometraggio del giovane duo brasiliano Marcio Reolon & Filipe Matzembacher (64 anni in due) ha vinto il concorso lungometraggi alla 33esima edizione del Festival Lovers di Torino.

Il giudizio della giuria, composta da Concita De Gregorio, Pif e Immanuel Casto, recita: “Tinta Bruta narra il peso della diversità, l’alienazione e l’abbandono, facendolo con la severa onestà che questi temi meritano. Senza mai scadere nella retorica o nel pessimismo, questo film è il racconto di una storia delicata e insieme violenta di emarginazione e bullismo. In un contesto duro come il sud del Brasile, Pedro, il protagonista, cerca un contatto umano in un mondo di contatti virtuali. Unico approdo familiare la luminosa figura della nonna. Vive in solitudine, recluso volontario, e mette in atto strategie di sopravvivenza primordiali, come allearsi con l’avversario. A splendere nel buio come la pittura fluo di cui si cosparge il corpo durante i suoi spettacoli in web-cam è proprio la fame di vita del protagonista. La sua speranza di essere visto da qualcuno capace di capirlo”.

Non posso che concordare sul tale giudizio, tranne che su quella figura della nonna che definirla luminosa mi pare un curioso eccesso di generosità domestica. La famiglia di Pedro, il protagonista, semplicemente non esiste. La nonna, che pure non esprime alcun giudizio da pedante moralista, è tuttavia accessoria, latitante e passeggera, come pure la sorella. Profondamente vero è invece il senso di solitudine, sottolineato da scarsi e scarni dialoghi, parecchie botte, fughe e inseguimenti notturni e poi ancora abbandoni.

L’opera era già stata notata e apprezzata al Festival di Berlino 2018, dove aveva vinto il Teddy Award come miglior film a tematica LGBT.

Ambientato a Porto Alegre, città natale dei due co-registi e produttori, il giovane ed effeminato Pedro vive in un contesto largamente omofobico e perciò evita il più possibile ogni contatto umano. Quasi unico ponte tra lui e il resto del mondo è la sua web cam, dove si esibisce per denaro su un suo sito, dipingendosi con vernice fluorescente il corpo nudo a tempo di musica.

GarotoNeon (ragazzo neon), questo il suo pseudonimo virtuale, non sa invece ballare in pubblico, praticamente non sa muoversi. Ci sarà però poi un evento che finalmente lo sbloccherà e che lo aprirà infine a una vita consapevole, matura e autonoma.