“Titolo provvisorio” di Sara Furlan
Un’ode allo smarrimento emotivo, alla sensazione di non essere abbastanza, dove le divergenze di opinione nel mondo della produzione artistica appaiono come specchio del dissenso ingigantito.
“Titolo provvisorio”, questo è il titolo dell’opera prima della regista trevigiana Sara Furlan presentato all’Edera Film Festival 2026, catapulta lo spettatore in un teatro dove vengono mostrate le difficoltà di Sofia (Ariele Soresina), giovane drammaturga e regista teatrale alle prese con il suo primo spettacolo. La presenza del fratello Francesco (Federico Furlan) risulta per lei un elemento di grande disturbo, data dalla sua volontà di cambiare spesso il copione e dal suo arrivo in ritardo alle prove. Lui però al contrario della sorella ha il supporto dei suoi amici e colleghi attori Gianbattista (Andrea Burzio), Alessandro (Dario Agatea), e Linda (Rebecca Bovo) i quali lo elevano a figura di genio, facendo sprofondare Sofia in uno stato di sconforto, ansia e frustrazione dato dall’incapacità di difendere il proprio lavoro e la propria idea. Questa visione negativa però risulta frutto dell’insicurezza della ragazza, in costante lotta con sé stessa anche quando le persone a lei vicine (fratello compreso) la supportano, e può essere sconfitta solo dalla sua determinazione e dalla sua sicurezza, il tutto accompagnato dalle note di “Strike” della band Bambole di Pezza.
Furlan all’interno del corto canalizza una forte tonalità autobiografica nella figura di Sofia. Questo elemento aiuta molto lo spettatore ad empatizzare con il personaggio e permette di farlo entrare per un attimo in quella “bolla” di confusione, frustrazione ed inferiorità portate sullo schermo da Ariele Soresina in maniera quasi febbrile. Realtà ed Incubo si uniscono (specialmente con l’introduzione delle maschere nella sequenza di climax) portando lo spettatore a percepire durante la visione quella sensazione di tormento della protagonista. Questa narrazione viene supportata dall’interpretazione di Federico Furlan nei panni del Francesco e dai suoi amici, sempre dalla sua parte ed eco della disparità del rapporto tra i due fratelli. Il corto presenta una fortissima componente Pirandelliana data dalla crisi dell’identità umana e valorizza il tema dello smarrimento attraverso il montaggio sovrapposto (a tratti “dadaista”; citando lo stesso film) di Gabriele Panetta. La fotografia di Alice Mascali rispecchia l’elemento illusorio della prima parte della narrazione, edulcorando la realtà attraverso un filtro presente nel prodotto finito, riportando poi alla normalità i rapporti tra i personaggi una volta rimosso. La regista ha apertamente dichiarato di possedere maggiore affinità alla sceneggiatura piuttosto che alla regia. Ciononostante quest’ultima presenta degli elementi coerenti alla narrazione e si sviluppa in linea con i sentimenti del personaggio di Sofia e della stessa Furlan. Il risultato è quindi quello di un prodotto genuino che rimane fedele a sé stesso e al suo scopo, coinvolgendo lo spettatore attraverso il sottotesto emotivo della pellicola.