Era il 1986, c’era ancora il Muro di Berlino, la Cortina di Ferro, la Prima Repubblica in Italia, Ronald Reagan a capo del presunto Mondo Libero contro i Comunisti, e contro tutti i nemici del presunto mondo libero, e il compianto Tony Scott assurgeva a regista cult con uno dei film che ha segnato quelle giovani generazioni: Top Gun.

Fenomeno di costume, celebrato come un culto sacro, Top Gun – per citare I 400 Calci – “è stato il più grande spot che l’aviazione americana abbia mai avuto”, e ha iconizzato una stella del cinema, incastonandola in eterno, non c’è Scientology che tenga, sul trono dell’Olimpo: Tom Cruise.


In Top Gun anno ’86 c’è la guerra, l’ amicizia fraterna, o “bromance”, la rivalità, il lutto, la perdita, l’amore, e tutto è enfatizzato, incoronato da una colonna sonora (Harold Faltermeyer, Giorgio Moroder), e da un singolo (“Take My Breath Away” cantata da Berlin) che ancora oggi fa venire la pelle d’oca.

Non era impresa facile realizzare un sequel. Aspettare 36 anni – con il senno di ora – è stato fondamentale.
Tutti questi anni sono stati necessari anche per trovare il regista giusto, Joseph Kosinski, e sceneggiatori capaci (Ehren Kruger, Eric Warren Singer, Christopher McQuarrie, da un soggetto di Peter Craig e Justin Marks) al servizio ossequioso dei fan, prima di tutto, e rispettosi religiosamente nei confronti dei personaggi.

Il team creativo ha avuto l’intelligenza arguta di capire cosa riportare e cosa lasciare indietro del primo Top Gun, cioè quali argomenti sviluppare necessariamente e quali abbandonare senza indugio.
Il risultato è un film incredibilmente divertente, affettuoso, avventuroso, commovente.
Non era scontato. Un passo falso, uno solo, e tutto sarebbe imploso.


Tom Cruise stesso poi è la bussola, senza di lui non sbagliamo a dire che il film avrebbe preso la direzione sbagliata.
Non c’è Top Gun senza l’eterno amabile ragazzo Tom Cruise. È un legame indissolubile.


Il Tenente Pete “Maverick” Mitchell, tra i migliori aviatori della Marina, dopo più di trent’anni di servizio è ancora nell’unico posto in cui vorrebbe essere. Evita la promozione che non gli permetterebbe più di volare, e si spinge ancora una volta oltre i limiti, collaudando coraggiosamente nuovi aerei. Impavido, sprezzante, un eterno fuoriclasse. Ma dentro di lui sa che è più il tempo che ha alle spalle che quello davanti come pilota. Un giorno dovrà restare a terra. Anche se sappiamo che lui risponderebbe “Maybe Sir, But Not Today”.


Chiamato ad addestrare una squadra speciale di allievi dell’accademia Top Gun, il meglio del meglio, per una pericolosa missione segreta, Maverick incontrerà il Tenente Bradley Bradshaw (Miles Teller), nome di battaglia “Rooster”, figlio del suo vecchio compagno di volo Nick Bradshaw “Goose”, mai dimenticato, sempre presente accanto a sé come gregario invisibile.

Alle prese con un futuro incerto e con i fantasmi del suo passato, Maverick dovrà affrontare le sue paure più profonde per portare a termine una missione difficilissima, per portare a casa, vivi, tutti i suoi allievi.

Top Gun: Maverick esce il 25 maggio #SoloAlCinema distribuito da Eagle Pictures. Ci auguriamo che riempia le Sale dei Cinema e le Arene Estive. Perché se lo merita.
Le musiche di Hans Zimmer e Harold Faltermeyer, il singolo di Lady Gaga “Hold my Hand”, il montaggio di Eddie Hamilton, hanno il merito di contribuire alla riuscita di questo film ricco di spirito di squadra.

CHRISTOPHER MCQUARRIE, TOMMY HARPER, JERRY BRUCKHEIMER AND JOSEPH KOSINSKI ON THE SET OF TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.

Divertente, folle, con riuscite scene d’azione e colpi di scena che fanno palpitare, secondo il principio o frase fatta che tutto nella vita si ripete, Top Gun: Maverick è un successo. Non delude e non fa rimpiangere il primo insostituibile film.