”Toy Story 5” di Andrew Stanton
Torna nelle sale cinematografiche di tutto il mondo Toy Story. Ricordato per essere stato il primo film d’animazione realizzato in CGI, ha appassionato ed emozionato generazioni bambini e adulti, anche grazie a una narrazione capace di toccare profondamente le corde emotive dei suoi spettatori. Dopo il discusso quarto capitolo, i nostri amati giocattoli tornano su schermo con Toy Story 5.

Bonnie, la bambina introdotta in Toy Story 3, gioca da sola nel suo giardino. La fantasia del suo gioco si interrompe bruscamente quando sente i bambini dei vicini rientrare a casa. Bonnie vorrebbe infatti invitarli a giocare insieme, ma socializzare le risulta difficile, nonostante i tentativi di Jessie per darle coraggio. Per questo motivo, i genitori decidono di comprarle Lilypad, un tablet per bambini che permette di giocare e creare delle chat, con la speranza che possa aiutarla a trovare degli amici. Ovviamente Jessie, che in assenza di Woody è a capo dei giocattoli, avverte immediatamente la nuova arrivata come un nemico. Scopre infatti che ”l’era dei giocattoli è finita’’: i bambini, ormai assorti dai dispositivi e assuefatti dalle nuove tecnologie, hanno smesso di dispiegare le ali della propria fantasia dimenticando i giocattoli sotto il letto, un trauma che sembra ripetersi ancora una volta. La cowgirl, tuttavia, non si dà per vinta, è anzi determinata a trovare una vera amica per Bonnie. Da qui avrà inizio la sua avventura.
La tematica di base è la medesima dei film precedenti: la paura di essere rimpiazzati e dimenticati per sempre. Pertanto in alcune parti il film potrebbe risultare abbastanza ripetitivo, sia internamente che rispetto ai capitoli precedenti. Tuttavia, la narrazione assume anche un respiro più fresco grazie a dei cambiamenti di prospettiva. Viene infatti riservata una posizione di rilievo a Jessie, ormai sceriffo, con Buzz e Woody ridotti al ruolo di vice. Questa scelta ha in realtà un duplice aspetto. Se da una parte offre uno sguardo ulteriore su un personaggio già ben costruito come quello di Jessie, permettendoci di esplorare ulteriormente la sua backstory, dall’altra riduce notevolmente il ruolo di Woody e Buzz. A Buzz viene inoltre dedicata una sottotrama non del tutto convincente ma che risulta quantomeno funzionale per lo sviluppo della storia. Di conseguenza anche gli altri giocattoli sono totalmente marginali, permettendo però di spostare l’attenzione su Bonnie. La bambina, insieme a Jessie, è l’assoluta protagonista.
Difatti la vera innovazione della pellicola è quella di muovere la narrazione da questioni legate unicamente al mondo dei giocattoli, per lasciare spazio a sentimenti tipicamente umani. Sicuramente si tratta di una scelta che forse si allontana dall’originale idea del franchise ma che probabilmente, arrivati al quinto capitolo, sembra necessaria, e anzi la più sensata.
Il vero fulcro è ovviamente il rapporto con la tecnologia. Se negli altri Toy Story la sfida si giocava ad armi pari, tra giocattolo e giocattolo, qui sembra essere in netto vantaggio il digitale. Tuttavia, non si cade nella scontata demonizzazione della tecnologia, ma si sceglie di far vivere ad umani, giocattoli, e persino dispositivi digitali, le stesse emozioni.
Visivamente il film, in particolar modo in alcune sequenze, è un’esplosione di colori. Per cui, pur non essendo un film perfetto, Toy Story 5 risulta comunque un prodotto piacevole per tutta la famiglia sotto molteplici aspetti, riflettendo sul sentirsi inadeguati, inutili e alla costante ricerca di un proprio posto nel mondo, oltre che sul valore dell’amicizia vera.
Sebbene molti ritenessero che la saga potesse concludersi in una trilogia, questa volta la scelta di un sequel genera una storia che trova la sua ragion d’essere, portando avanti questioni anche inedite, ma soprattutto profondamente contemporanee.