TRA CORTI E DOC ALL’EDERA FILM FESTIVAL 2025: “STUDIES FOR A CLOSE-UP”, “LUI MI ASPETTA”, “CAMPO LIBERO”
«Che cosa racconta di noi il nostro volto?» è la domanda attorno a cui vortica “Studies for a close-up”, terzo cortometraggio di Nicolò Bressan Degli Antoni, veneziano trapiantato a Roma. Doveva essere un documentario di persone incontrate per strada, è diventato la storia di un aspirante regista che inizia a sviluppare la sua idea di “studi su un primo piano”: un corto dentro al corto, dunque, pieno di euforia, curiosità, amore per il cinema che prende le mosse dalla vecchia cinepresa Super 8 del nonno. Spesso le nostre passioni e i nostri amori senza che ce ne rendiamo conto provengono dal passato, dalla nostra storia, e insieme dagli incontri casuali: «Amo il cinema che racconta quello che conosce, e qui c’è tutto di me» racconta il regista (vero) in sala al termine della proiezione, ed è qui racchiuso effettivamente tutto lo spirito autentico e coinvolgente del suo lavoro, che pur essendo meta-cinema parla a tutti con la stessa energia vitale del protagonista. L’eccitante giovinezza in cui visione e desiderio sono la spinta più forte di ogni inerzia e ostacolo. Così in una Roma fervente in una sorta di belle époque – l’effetto “fuori dal tempo” lo dà l’incalzante colonna sonora jazz di Lelio Luttazzi, insieme al bianco e nero ottimale per i primi piani – l’alter-ego di Nicolò Bressan Degli Antoni, tra un lavoro in gelateria, l’appartamento al piano terra su Via Numentana, metropolitana e musei si affaccia allo spettacolo della vita che prende forma.
L’Edera Film Festival 2025 sfuma poi nello stesso pomeriggio alla categoria dei documentari, dando occasione di altri incontri ricchi e inaspettati. Siamo ancora a Roma nel breve documentario “Lui mi aspetta”di Fabio Fontana, tra i passanti nei dintorni del Colosseo che, da residenti, dicono la loro sull’annoso problema dei gabbiani in città: turbano la quiete, sono troppi, rovinano le meraviglie storiche con la loro presenza, e anche la serenità con i loro “prodotti” che piovono dal cielo dopo che si sono accaparrati del cibo. La tesi viene però ribaltata dalla simpatica ed estrosa Valeria Zullo – leggenda del windsurf italiano, ex-campionessa e detentrice di svariati record – che ora dal suo tranquillo appartamento sopra i tetti romani racconta la sua amicizia con un gabbiano e “la sua fidanzata”, una frequentazione quotidiana che dura da 14 anni. Scopriamo così che i gabbiani non sono solo cattivi opportunisti, ma anche fedeli, capaci di comunicare, e “monogami”. «La gente pensa che io sia matta» spiega lei, ma questa storia è qui di fronte a noi, in tutta la sua leggerezza e sottesa ironia; mostrandoci uno sguardo diverso e indipendente sulle cose più banali, una prospettiva “dall’alto” su Roma. E anche i passanti, nel frattempo, sembrano dare sui volatili pareri un po’ più originali.
“Campo libero” di Cristina Principe racconta invece una storia di sport nel suo svolgersi, dentro il campo da gioco. Una storia sorprendente per le corde che riesce a toccare in un quarto d’ora di visione: Vanessa Cascio fa parte della squadra della Fiorentina del baseball per ciechi, disciplina ideata dall’allenatore Alfredo Meli, nata ufficialmente nel 1994 e il cui ingresso nelle discipline paralimpiche è in fase di discussione. L’attenzione del documentario al doppio piano della storia di Vanessa e di questo sport fa sì che ogni parola dell’allenatrice, durante un’importante partita, risuoni particolarmente potente e significativa: «Non è finita finché non è finita». L’interesse della visione sta nel fatto che le vicine inquadrature delle fasi di gioco, unite alle spiegazioni sulle peculiarità dello sport per le esigenze dei non vedenti, creino una immedesimazione dello spettatore nell’esplorazione sensoriale del campo: facendoci entrare nel mondo di una persona cieca, che non è altro che – anche questa – una diversa prospettiva sul mondo. Nella dimensione collettiva di squadra ci si orienta, attraverso suoni e spazi, nel campo da gioco aperto: l’assenza di ostacoli è libertà senza più paura, e aiuta l’assunzione di una nuova postura nel mondo.