Fra i cortometraggi selezionati al festival internazionale FiatiCorti 2025 di Istrana (TV) è stato presentato “Transumanza”, opera prima di Giovanni Bertoia. Lo sceneggiatore e regista italo- americano ha elaborato attraverso la pellicola una questione fortemente personale, ovvero il rapporto ambivalente con le proprie radici in seguito all’allontanamento dalla propria terra d’origine e la frattura familiare che ne può conseguire.

Il titolo, “Transumanza”, fa riferimento a una pratica ormai anacronistica, intempestiva, e riecheggia una realtà che sopravvive separata dal tempo e dal parabolico – in senso severiniano – sviluppo della società contemporanea.

Uno dei due temi principali sviluppati a partire da questo presupposto è quello della separazione, presente già nella scelta dell’ambientazione in Carnia, realtà distinta del Friuli Venezia Giulia e dotata di una forte caratterizzazione identitaria; coesiste anche un isolamento temporale della famiglia protagonista del film, profondamente ancorata a un tempo che appartiene alla natura e agli animali e impegnata in uno stile di vita legato alla pastorizia e dunque intriso nella stagionalità.

Il secondo tema è quello del ritorno di chi da quel contesto si era allontanato, il nostos di una donna, Carla, che, dopo essersi emancipata dal luogo delle sue origini, vi rientra per avvicinarsi alla sorella e al padre, quando quest’ultimo si trova in fin di vita in ospedale. Fra flashback di un’infanzia felice ed essenziale e polaroid scolorite fra le pagine dei libri di famiglia, avviene il reinserimento nel ritmo circadiano delle origini. Ma il recupero di questa metrica emotiva coincide temporalmente con il dolore della perdita del padre e di conseguenza con un nuovo sradicamento, che però investe entrambe le sorelle. La tragedia le scuote, ma allo stesso tempo rivela la solidità di un rapporto che solo superficialmente appariva intaccato dalle differenti scelte di vita e viene suggellato dalla ricomposizione del legame in un abbraccio salvifico di fronte alla morte del genitore, nonché loro principale riferimento.

Il regista Giovanni Bertoia riesce a trasmettere l’ambivalenza del senso di appartenenza a un territorio che si è scelto di non continuare ad abitare. Per farlo utilizza l’espediente narrativo della perdita del padre, dando vita a una rappresentazione metaforica della forza del legame familiare, la cui solidità si svela di fronte all’evento doloroso. Il rapporto fra le sorelle si connota quindi come un vincolo salvifico, che resiste anche al rifiuto e che è dotato della forza di un richiamo, proprio come quello della terra da cui provengono.