Trionfo della lirica per il Rigoletto di John Turturro al Teatro Massimo di Palermo

Un Verdi spurio e verace che esprime la sua massima potenza grazie a voci memorabili

Non capita di frequente che il pubblico osanni a tal punto i cantanti da pretendere un bis a scena aperta, ormai raramente concesso in un’idea fin troppo asettica e museale dell’opera lirica. Al Teatro Massimo di Palermo, per la ripresa del Rigoletto con la regia di John Turturro, capita invece il tris per le due giovani voci di Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto) e Giuliana Gianfaldoni (Gilda), richiamati in scena più volte dal teatro intero in delirio per la loro prova matura, espressiva e precisissima sul celebre duetto “Sì, vendetta”. La bacchetta di Daniel Oren – sempre ottima, ma forse troppo spedita ed enfatica in alcuni punti concitati della partitura – concede questa tripletta ai due talenti trentenni dimostrando che la lirica nell’intendimento di Giuseppe Verdi è, dopotutto, un connubio inscindibile tra personaggi e voci, scena e pubblico. D’altra parte, anche la regia del famoso attore e cineasta italoamericano alla sua prima prova lirica è pensata per sottolineare questa viscerale necessità di non interporre nulla tra la forza narrativa della musica e l’empatia del pubblico. Turturro sceglie così con lo scenografo Francesco Frigeri e il costumista Marco Piemontese di eliminare i fronzoli, lasciando che la vicenda del buffone maledetto rimanga spuria – una sala, una porziuncola, una locanda, una foresta – e verace sullo sfondo di una Mantova tardorinascimentale, ma già decadente come lo sono le anime dei personaggi che la popolano a palazzo come in periferia. Proprio per questo la scena è sempre monocroma, sui toni del grigio, talvolta con lampi verdastri o azzurri, mentre soltanto i costumi dei personaggi trafitti dal destino miserabile portano in scena il rosso del sangue e della vergogna, come il Conte di Monterone o la Gilda del secondo atto. Ad emergere dal buio sono così le miserie esistenziali dei personaggi verdiani attraverso le voci dei cantanti.

Il baritono Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto) – Ph. Franco Lannino

Il trionfo è tutto della coppia di giovani protagonisti, il baritono Enkhbat e la soprano Gianfaldoni, emozionati ed emozionanti, destinati a scrivere altre pagine importanti di quest’arte nel prossimo futuro. Il resto del cast tiene bene dietro alla loro guida, con il tenore Ivan Ayón Rivas (Duca di Mantova) e il basso Aleksei Kulagin (Sparafucile) a distinguersi anche per la scenicità della loro prova attoriale. Davvero di spessore la prova del Coro del Teatro Massimo, nonché dell’Orchestra che è trascinata dal vigore della direzione di Oren. L’epilogo è tutto nel pubblico palermitano in piedi a dimostrare quanta forza la buona esecuzione delle opere verdiane possa ancora trasmettere.

Lo spettacolo torna in scena al Teatro Massimo di Palermo dal 20 al 28 gennaio 2024.