“Troppo azzurro” di Filippo Barbagallo
Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma 2023 ed essere stato meritatamente candidato ai Nastri d’Argento 2024 come miglior commedia, il film “Troppo Azzurro”, opera prima di Filippo Barbagallo, sbarca anche all’Edera Film Festival 2024.
Il film racconta di Dario, ragazzo che sta finendo l’università e che vive ancora con i suoi genitori, e della sua incapacità di costruirsi una vita diversa da quella che ha vissuto fino ad ora: il solito giro di amici, nessuna storia seria con una ragazza, nessun tentativo di andare via di casa per diventare indipendente. Mentre i suoi genitori sono in vacanza, Dario si ustiona una mano cucinando e al pronto soccorso incontra Caterina, studentessa di Rimini. Da qui inizia il racconto di un’estate che potrebbe portare Dario a uscire finalmente dalla comfort zone.
In una Roma calda e deserta che ricorda molto quella di “Un Sacco Bello” (Carlo Verdone, 1980) e “Caro Diario” (Nanni Moretti, 1993), Barbagallo interpreta un protagonista fallibile e colpevole di questi suoi fallimenti, ma il film è scritto in maniera talmente verosimile e genuina che non possiamo non empatizzare con lui, con la sua paura di non essere in grado di imbarcarsi in nuove esperienze e con i suoi maldestri tentativi di approcciare le ragazze. L’interpretazione di Barbagallo, esordiente anche come attore dopo un corso accelerato del suo mentore Gianni Di Gregorio, risulta a tratti sopra le righe ma nel complesso riesce a restituire la tenerezza e la timidezza di Dario. La costruzione del personaggio è inoltre aiutata dalla scrittura dei dialoghi, molto ironici e pieni di battute, che riescono a inquadrare le relazioni tra i vari personaggi senza che si senta mai il bisogno di ulteriori approfondimenti che avrebbero appesantito la narrazione fresca e leggera del film.
La regia è uno degli elementi migliori della pellicola, a partire da alcune scelte di posizionamento della macchina da presa che riescono ad anticipare e a rilevare come si sia risolta una data situazione o a raccontare, anche in momenti di perfetto silenzio, l’emotività dei personaggi e, particolare, la dolce stramberia del protagonista. Le migliori idee sono state utilizzate durante il montaggio con momenti comici ottenuti grazie a tagli bruschi su una situazione inaspettata, e altre scene in cui il ritmo dell’opera invece si rilassa grazie all’uso del voice-over combinato con inquadrature d’ambientazione statiche. Unica pecca le musiche di Pop X, eccessivamente ripetitive e forse troppo utilizzate all’interno del film.
In definitiva, “Troppo azzurro” è un’opera da non perdere e che, appena conclusa, non può che far venire voglia di scoprire quale sarà il prossimo film di Filippo Barbagallo.