Scritto e diretto da Ann Sirot e Raphaël Balboni, al loro terzo lungometraggio, prodotto dai fratelli Dardenne, il film esplora e indaga le modalità subdole di trasmissione dei traumi attraverso le barriere che erigiamo per dimenticare il passato, attraverso i compiti che inconsciamente affidiamo ai figli che mettiamo al mondo per poter andare avanti e attraverso il silenzio del segreto, che corrompe l’autenticità di ogni nostro legame.
La 28enne Diane (Ninon Borsei) trascorre le sue giornate alla ricerca di un qualcosa che non riesce a mettere a fuoco, tra un incontro fugace e l’altro, ama gli uomini e li disprezza con la stessa intensità, li desidera ma non si fida.
I suoi incontri dopo il sesso evolvono in uno scontro filosofico sulla società e contro il patriarcato.
Quando scopre che la madre (Sandrine Blancke) è stata violentata tre anni prima della sua nascita, Diane viene ferita in profondità.
Ma la madre ha un unico pensiero in testa: diventare finalmente la donna che sarebbe dovuta essere.
Tra chi vuole ricordare e chi vuole dimenticare, la tensione sale alle stelle.
Presentato nella sezioni Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2026, Un Détour par Diane (Diane in the Loop) è un film raffinato e stravagante, con una struttura imprevedibile, mai lineare. Ann Sirot e Raphaël Balbonia individuano con precisione lucidissima solitudini e inquietudini del rapporto madre e figlia, e delle connessioni della figlia con il mondo esterno. Ninon Borsei è sobria e poetica, ribelle e tenera nel mettere in scena la sua Diane.










