Dopo il thriller politico Le Grand Jeu (2015), tornano a lavorare insieme il regista Nicolas Pariser e l’attore Melvil Poupaud in un film che è un viaggio personale di dialoghi intimi e intensi su domande esistenziali, lasciti morali ed etici, fallimenti di una generazione, passione civile e politica, e soprattutto femminismo.

In Concorso alla 83. Mostra del Cinema di Venezia Un Peu Avant Minuit (One Minute to Midnight) con un efficace taglio introspettivo punta sul disegno psicologico, una autoanalisi del protagonista, o alter ego, l’insegnate, ex scrittore e un tempo giornalista, 49enne Léo (Melvil Poupaud).
Léo, prossimo alla separazione, arrivato a Parigi per una questione ereditaria si vede slittare l’appuntamento di una settimana.
Inizia così quel viaggio di dialoghi di cui si diceva: un percorso malinconico sul passato per parlare del presente dove il regista Nicolas Pariser, al suo quarto lungometraggio, dipinge un affresco amaro e sarcastico sulla mascolinità che ascolta quello che le donne hanno da dire.

Léo quindi nel limbo dell’attesa decide di cogliere l’occasione per incontrare la figlia 19enne Ema (Clara Pacini), studentessa universitaria e attivista che vive nella capitale, per farsi raccontare cosa sta facendo, il mondo che frequenta e con il quale “lotta”, e alcuni amici che non vede da tempo. Ed è proprio la moglie, Eléonore (Léonie Simaga), di uno dei suoi amici, che, ricordando un altro loro collega accusato di stupro da diverse donne, gli propone di incontrare le donne che hanno lasciato una traccia nella sua vita per capire meglio le disuguaglianze nelle relazioni che lui e i suoi colleghi di redazione intrattenevano con stagiste e scrittrici appena maggiorenni.

In cerca di approvazione, la consapevole crisi di Léo, egocentrico e apprensivo, non viene giustificata né assolta, ma analizzata come percorso emotivo e messa in discussione attraverso il cambiamento sociale degli ultimi 20 anni.