Ludovica Rampoldi, nota sceneggiatrice, presenta al Festival del Cinema di Roma la sua opera prima: Una breve storia d’amore. Il film in realtà non tratta tanto d’amore quanto di tradimento, esplora il concetto di fiducia e quanto complesse possano essere le relazioni interpersonali.
Pilar Togliatti interpreta Lea, una giovane donna che nei momenti di sconforto decide di aprire Google Maps e farsi guidare dal caso per scegliere un posto dove bere qualcosa e scambiare qualche chiacchiera prima di tornare alla sua vita quotidiana. Quella sera incontra Rocco (Adriano Giannini) cliente abituale che ogni venerdì, dopo il suo scontro di boxe-scacchi, rimane qualche ora in quel bar, a bere e sporcare il bancone di ghiaccio e sangue, per poi andarsene.
A quel primo incontro ne seguiranno altri, i due cominceranno ad incontrarsi nella stanza di uno squallido hotel davanti all’ufficio di Rocco. Secondo la regola di Rocco però dal terzo incontro i rapporti occasionali si trasformano in una relazione, e forse anche qualcosa di più. La situazione però è complessa in quanto entrambi sono sposati e hanno una vita coniugale felice ma che non li appaga del tutto, in quel tentativo di ‘‘meritare un’altra vita più libera e vera’’ le cose si intrecceranno sempre più, prendendo risvolti inattesi.

La narrazione del film segue la scansione in capitoli, in cui ogni capitolo ha un titolo evocativo che anticipa e pone l’attenzione su qualcosa che andremo a vedere. La commedia assume inoltre dei toni thriller, in quanto Lea inizierà ad intrufolarsi sempre più nella vita di Rocco, senza mai perdere però il suo registro leggero.
La visione della pellicola nel complesso è piacevole, la narrazione è scorrevole, intrattiene e diverte, anche per via del suo tono e della durata non troppo estesa. Non si presenta come il solito film d’amore, vengono fatte riflessioni più ampie sulla famiglia e i rapporti complessi che si possono instaurare. Ogni personaggio sembra vivere la vita perfetta quanto la realtà è ben diversa. Ci si chiede dunque cosa sia l’amore e se solo i romantici anneghino in questo mare di ipocrisia.
L’intento del film è quello di mostrare la complessità della mente umana e dei rapporti amorosi, caotici e imprevedibili, come i movimenti degli insetti che abitano il formicaio che Rocco ha in casa, con la voglia di guardare le relazioni in maniera reale e senza falsi moralismi. La pellicola, tuttavia, prende dei risvolti improbabili ma non del tutto inverosimili. La capacità della Rampoldi in quanto sceneggiatrice emerge fortemente in intrecci e dialoghi equilibrati e mai banali, portando su schermo una storia leggera e malinconica contemporaneamente.




















