Valčuha completa l’integrale di Bruckner alla Fenice

La Nona sinfonia incontra la Passacaglia di Webern

Mentre si appresta a preparare gli ultimi concerti della stagione con l’Orchestra Nazionale della Rai, prima di completare il suo incarico e di consegnare il testimone a James Conlon, Juraj Valčuha si sofferma a Venezia per completare l’esecuzione integrale delle Sinfonie di Anton Bruckner con l’Orchestra del Teatro La Fenice.

Un concerto concepito giustamente in un unico atto, senza intervallo, per non interrompere l’estesa discorsività che caratterizza la Nona Sinfonia, rimasta incompiuta probabilmente a causa della natura di una scrittura ponderata nel tempo. La Sinfonia si conclude infatti, o per meglio dire rimane sospesa, con un Adagio: Lento, solenne che appare dopo aver scatenato il duello tra Scherzo e Trio. Qui la prorompente carica sonora del secondo movimento si dissolve pur di plasmare l’Adagio finale in una serie di ampie progressioni, insinuandosi tra i meccanismi della percezione umana, alterando l’imperscrutabile scorrere del tempo che accompagna l’intera evoluzione dell’arcata lirica. L’omogeneità del materiale tematico impiegato concede l’impressione che la Sinfonia sia costruita con poco, eppure qui tutto è presente. Lo rivela Valčuha con la conduzione, estremamente naturale che lo contraddistingue, sempre capace di porre il giusto accento alla pluralità degli elementi che popolano la Sinfonia, forte di una costante cognizione della macroforma. Ne è un esempio il delicato avvio del Solenne primo movimento: mentre i fiati si impongono con una perseveranza maggiore di quanto acconsentito in partitura, l’ascesa verso il divino, promessa in calce per mezzo del Dem lieben Gott (Al buon Dio), non ha intaccato minimamente il respiro che avvia l’intera esperienza sonora. Impressionante come riesca Valčuha a dominare appieno l’orchestra, tenendola in pugno sopratutto nei momenti più densi di pathos e struggimento interiore.

Così, la scelta di introdurre la Sinfonia di Bruckner con la Passacaglia di Webern, si è rivelata ottimale soprattutto per il grado di affinità che l’op. 1 del compositore austriaco presenta in termini di ricchezza coloristica con la Sinfonia di Bruckner. L’appassionata intensità di questo lavoro infatti, il primo ad aver decretato la maturità dagli insegnamenti schönberghiani, cela una struttura che rende omaggio alla forma barocca delle variazioni, alla musica romantica che il compositore arriva a spingere fino al logoramento interno, filtrandola attraverso la serializzazione integrale del totale cromatico.

Un’occasione per celebrare ancora una volta l’operato del direttore slovacco nel nostro paese, dopo aver goduto appieno dell’intensità delle esecuzioni proposte a capo dell’Orchestra del Teatro La Fenice in splendida forma.