“Oltre la secca” è un brevissimo corto (6 minuti) sorto nell’ambito di un laboratorio di scrittura scolastico, ed ha una particolarità unica nel suo genere: non è stato girato da alcun essere umano. E’ stata l’IA a plasmarlo, infatti, seguendo le istruzioni fornitele dagli studenti degli istituti Mazzotti, Palladio e Alberini di Treviso. A partire da un audio contenente la testimonianza di un recluso all’Istituto Penale Minorile di Treviso, i ragazzi hanno dovuto ingegnarsi per dare un volto e un aspetto credibile al giovane marocchino Lupin (nome di fantasia), creando dapprima delle immagini che sono poi state collegate fra loro dal software. L’utilizzo dell’IA deriva da due principali spinte: l’inattuabilità pratica di effettuare riprese all’interno del carcere e la voglia di fare i conti con un approccio innovativo, controverso e ancora poco sfruttato nell’ambito delle arti visive. Lupin, anche se rinchiuso nel “buco” (così lo chiamano i reclusi), continua a tener viva la speranza di tornare a passare del tempo con la propria famiglia, ricordando al mondo che nonostante i reati commessi, è un ragazzo come tutti gli altri.
“Terra di relazioni” è un documentario girato da tre ragazze dell’Istituto Comprensivo Villorba Povegliano. Le studentesse (Chiara Pellegrini, Sabrine Morad e Viola Hajdini) si sono adoperate per raccogliere interviste e testimonianze di persone fragili che lavorano nella cooperativa Alternativa Ambiente di Vascon di Carbonera svolgendo lavori socialmente utili e coltivando la terra. Abbiamo avuto modo di conoscere Adil, giovane marocchino che si è sempre sentito italiano ma che non è stato accolto allo stesso modo dalla comunità, cosa che lo ha incattivito e spinto dritto in carcere a 19 anni. Edoardo invece è stato vittima di bullismo da ragazzino, tanto che non riesce a confrontarsi con le ragazze, le quali involontariamente triggerano in lui i ricordi oscuri e sopiti che gli hanno avvelenato la mente. Le interviste e le immagini di mani diventate esperte grazie all’aiuto reciproco si susseguono sullo schermo per la durata di un’ora circa, in un elogio all’ecologia, alla biodiversità, alla preservazione di un ecosistema basato sulla varietà.
“Bernardo, corro quindi sono” è la struggente vicenda di Bernardo Bernardini, di Ponzano Veneto, la cui passione incontenibile per il volo si è tragicamente interrotta quando il suo ultraleggero modello Firefox, decollato da Volpago, perde il controllo precipitando a vite come una navicella impazzita. Il padre, esperto pilota che lo aveva introdotto al volo, stava assistendo alla scena, ed era quasi certo del fatto che da simili incidenti non si esce vivi. Non è stato così per il diciannovenne Bernardo, improvvisamente catapultato in una pesante condizione di disabilità, soprattutto per quanto riguarda la parte inferiore del corpo, ma vivo. I primi tempi i genitori sono stati fondamentali nell’avere la forza necessaria per prendersi cura di un figlio come se fosse tornato indietro di 15 anni. Il padre non ha mai perduto la speranza, la madre si è convinta che con il lavoro costante ne sarebbero prima o poi usciti, e grazie anche alla straordinaria tempra di Bernardo i progressi sono lentamente arrivati. “Vedere le gambe che iniziano a funzionare è emozionante”, racconta commossa la madre. Oggi Bernardo si cimenta in competizioni di corsa, nuoto e bici, promuovendo gare in cui disabili e normodotati corrono a fianco a fianco, e ci tiene a divulgare la sua storia, sperando di essere un esempio per tutti quelli che devono trovare la forza di superare immense difficoltà.











