domenica, Giugno 7, 2026
Home Venezia 74. Giornate degli Autori 2017 “Eye on Juliet” di Kim Nguyen

“Eye on Juliet” di Kim Nguyen

L'amore ai tempi dei droni

eye on juliet

Ad aprire le danze per la sezione Giornate degli Autori è stato Eye on Juliet, storia d’amore “a distanza” firmata Kim Nguyen – regista dell’acclamato Rebelle premiato nel 2012 a Berlino.

Il lavoro di GordonJoe Cole – consiste nel controllare a distanza dalla sua postazione di Detroit una squadra di robot esapodi che sorvegliano condotti petroliferi in Nord Africa. La fidanzata lo ha appena lasciato e ha l’umore a terra, ma una notte una ragazza – Lina El Arabi – recatasi da sola presso gli oleodotti desta il suo interesse. Contravvenendo alla regole, pedina Ayusha – questo il suo nome – con un esapode e scopre che sta pianificando una fuga verso l’Europa assieme all’amato. Nonostante la tragica morte di quest’ultimo e i sospetti dei superiori, Gordon farà di tutto per far aiutare Ayusha a scappare, nella speranza di poter un giorno incontrarla di persona.

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Un merito che bisogna ascrivere a Eye on Juliet è l’originalità dell’idea di partenza da cui si sviluppa. Il legame che viene a instaurarsi tra i due protagonisti ha per galeotto un drone radiocomandato, che permette di comunicare in arabo grazie al traduttore simultaneo: spesso ne viene adottato il punto di vista con riprese della videocamera di sorveglianza, che tra visore notturno, termico e zoom cala lo spettatore nei panni dell’operatore.

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A ogni modo, a parte questa prima intuizione, la pellicola è in tutto e per tutto di genere, a partire dai personaggi: Gordon mette a rischio l’ultima cosa che gli è rimasta – l’impiego – nel nome di un ideale, ovvero l’indipendenza di una perfetta sconosciuta – forse, sembra suggerire una sequenza, per una somiglianza con l’ex; Ayusha, dal canto suo, è costretta dall’autoritario padre a sposare un uomo più anziano e mettere da parte i propri sogni.
La stessa catena di eventi, nella sua implausibilità, è riconducibile all’alveo del melodramma: emblematico è il caso del drone di Gordon che si imbatte in un vecchio cieco smarritosi nel deserto, col quale disquisisce della natura dell’amore; caso – o meglio, crudel fato – vuole poi che l’innamorato di Ayusha faccia parte proprio dei contrabbandieri che Gordon è incaricato di respingere e che quest’ultimo assista impotente mentre brucia tra le fiamme accesesi accidentalmente a causa di un guasto; troviamo quindi lo stratagemma dei sonniferi con cui Gordon si assicura di agire all’insaputa del supervisore – il quale inspiegabilmente lo lascerà andare fino in fondo dopo averlo scoperto – e il salvataggio – un po’ posticcio – di Ayusha dalla sua prigione domestica. A chiudere l’epopea, con un salto temporale di un anno, vi sarà il lieto fine.

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Nulla di eccepibile a ogni modo per quanto concerne montaggio e tempistiche, e lo stesso dicasi per lo spazio dedicato ai singoli personaggi, certo non granché complessi ma dotati di una loro autonomia e calati in una quotidianità ben definita, forse fin troppo verisimile se si considera l’avventura paradossale vissuta da Gordon e Ayusha.

Per quanto Eye on Juliet non sia particolarmente degno di nota, resta il fatto che Nguyen abbia cercato una strada non battuta per raccontare una storia che ormai ci è già stata propinata in tutti i modi possibili.