“Vergogna” di J. M. Coetzee

David, cinquantadue anni, docente di Scienze della Comunicazione alla Cape Technical University, due matrimoni (e due divorzi) alle spalle e una figlia, Lucy.

Quella che, formalmente, potrebbe apparire come la classica e stereotipata “crisi di mezza età”, d’un prosaico e insoddisfatto insegnante in cerca d’un ultimo sussulto dei sensi (a mo’ di novello Byron), s’inerpica invece in una serie di accadimenti brutali, specchio fedele d’una contemporaneità ferina.

Affrontando tematiche quali l’ipocrita puritanesimo della società, che intesse una vera e propria caccia alle streghe dei presunti imputati, revisionando un passato inquisitorio che si presumeva superato ormai dal XVIII secolo; vite private alla mercé del pubblico ludibrio; stereotipi razziali e criminalità incontrollata, da parte d’uno Stato troppo spesso connivente; il protagonista precipita in un’indolente ed ostinata spirale “sveviana” (La coscienza di Zeno e Senilità).

Coetzee è noto per il suo impegno anti-apartheid e l’aspra critica al lassismo del governo sudafricano nei confronti della malvivenza locale, allegoria che traspone viepiù in questo romanzo: Vergogna per il crimine subito e rimasto impunito; Vergogna per un Paese che non è riuscito ad affrancarsi dalla propria Storia; Vergogna di chi ama la sua terra, ma è costretto a frapporre distanze salvifiche.

Attivista contro la Guerra del Vietnam, venne arrestato nel 1970, insieme ad altri colleghi, per aver occupato un’aula dell’Università di Buffalo, dove insegnava Letteratura: cosa che lo indurrà ad emigrare in Australia, dove tuttora risiede.

In un azzardato tentativo di recupero di sé stesso, per via d’uno scandalo consumatosi all’interno della sua facoltà con una giovane studentessa di nome Melanie, David raggiunge la piccola azienda agricola della figlia.

Qui arranca nella routine tra mercati, eutanasie in una clinica per animali e lavori agricoli, mentre le visioni ipnagogiche di tutte le figure femminili, che hanno costellato la sua vita fin dall’infanzia (essendo cresciuto in una famiglia di sole donne), lo attraversano: fil rouge paratattico della sua rovina.

Finché una brutta aggressione, perpetrata ai danni suoi e della donna da tre loschi individui, gli conferirà un’improvvisa presa di coscienza sulla sua condizione di “involucro fantasma” e sull’abulia d’una prossima senilità indifferente al futuro, oltre che spoglia di desideri e speranze.

Lo scontro generazionale con Lucy sarà l’ultimo capitolo d’un’esistenza anacronistica ed inadeguata, che lo porterà ad accettare la Vergogna come condizione certa della sua esistenza, alla stregua d’un vecchio ergastolano che sta scontando la sua pena.

J. M. Coetzee
Vergogna
Einaudi (Super ET), 2014
pp. 234, € 12,00