Opera prima, scritta e diretta da Cathy Brady, Wildfire è una storia che tenta di allacciare la storia (a sommi capi, la guerra irlandese tra unionisti e nazionalisti, citando brevemente l’attentato a Belfast nel 1971, per poi passare alla pace del venerdì santo e arrivare in un balzo alla Brexit) al legame tra due sorelle che provano a elaborare, finalmente un dramma del passato.

Kelly è una giovane donna che ritorna a casa, in una città periferica dell’Irlanda del Nord, dopo un anno in cui non ha dato notizie di sé. Laura, la sorella maggiore, tira un sospiro di sollievo nel rivederla, ma l’aria che si respira è tesa.
Le due donne non hanno mai affrontato il trauma della scomparsa della madre. Kelly ha bisogno di sapere cosa è successo, era piccola non ricorda. Laura non vuole riportare alla luce, le ombre di quel giorno.
Il riavvicinamento delle sorelle apre un conflitto a fuoco tra loro e il mondo (il marito di Laura, la sorella della madre, le colleghe di lavoro).
Wildfire è un dramma cupo, anche ben interpretato, ma troppo ambizioso senza poterselo permettere.
Dopo aver fatto scorrere sullo sfondo il tema socio-politico, la regista si concentra sullo strazio drammatico delle due sorelle.
Ricordare il passato – il terrorismo e la verità sulla propria madre – è la soluzione a non commettere tragici errori. Questo è quello che la regista vuole dire, ma non convince fino in fondo per troppa debolezza del soggetto e disequilibrio narrativo.






