“Zustìssia” di Francesco Piras
È l’8 gennaio del 1991 quando tre pastori vengono uccisi a colpi di fucile in quella che ha tutta l’aria di essere un’esecuzione. L’agguato lascia un quarto uomo ferito. Da una serie di fotografie mostrategli dalla polizia, l’unico sopravvissuto identifica il responsabile nel giovane Beniamino Zuncheddu che, poco più di un mese dopo, viene arrestato per il triplice omicidio nonostante continui a dichiararsi innocente e sia stato in grado di fornire un alibi. È l’inizio di quello che è stato l’errore giudiziario più lungo della storia italiana e, per Zuncheddu, è l’inizio di un calvario durato 33 lunghissimi anni di vita rubati.
Francesco Piras porta al cinema la storia di Beniamino Zuncheddu a partire da una sceneggiatura e un soggetto firmati da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili tratti dal libro “Io sono innocente” scritto dallo stesso Zuncheddu insieme all’avvocato Mauro Trogu.
Zustìssia prende le mosse proprio da quell’omicidio, per il quale Zuncheddu è stato condannato all’ergastolo dopo tre gradi di giudizio in un processo della durata lampo di circa un anno. Venticinque anni dopo l’ingiusta condanna, il giovane avvocato Mauro Trogu decide di lottare, pro bono, per restituire a quell’uomo la sua libertà, attraverso il lunghissimo e faticoso percorso della revisione del processo.
Al centro del film vi è sì il racconto dell’errore giudiziario più lungo della storia italiana, che Piras ricostruisce in ogni sua tappa con rigore e lucida chiarezza, ma vi è anche e soprattutto la figura di Beniamino Zuncheddu, un uomo innocente che, pur privato di ogni libertà, non ha mai smesso di lottare e sperare, anche nei momenti più bui. Da un lato vi è il percorso di una bruttissima vicenda giudiziaria, ricostruita in un bell’equilibrio tra la vita di Zuncheddu in carcere, quella dei suoi familiari che lo aspettano fuori e l’impegno – ben oltre la sola professione – dell’avvocato Mauro Trogu interpretato da Michele Riondino.
E se Riondino restituisce la profonda umanità e il senso di giustizia che animano Trogu, Fabrizio Ferracane riesce perfettamente nell’impresa di cogliere e riportare sullo schermo tutte le sfumature della personalità di Zuncheddu, dal carattere mite a una tenacia giustamente ostinata, passando per una vulnerabilità mai velata dalla rassegnazione.
Zustìssia si prende il suo tempo (necessario) per ricostruire e andare a fondo di questa brutta vicenda, con un approccio tanto essenziale nella forma quanto carico di piena empatia nella sostanza. La regia di Francesco Piras tratteggia sapientemente gli spazi, che siano quelli angusti della cella di Zuncheddu o quelli opprimenti delle aule di tribunale, o il respiro aperto dei paesaggi montani sardi, e sa come creare una forte connessione emotiva coi personaggi, spesso inquadrati in primo piano con dettagli sui volti e i corpi. Ottimo il lavoro del cast, trainato da Ferracane e Riondino, in cui spicca l’essenziale partecipazione di Geppi Cucciari nel ruolo di Irene Testa, giornalista di Radio Radicale e garante dei diritti dei detenuti della Regione Sardegna. Zustìssia è al cinema dal 15 ottobre e in anteprima in Sardegna dall’8 ottobre.