Berlinale 2012: a “Cesare deve morire” l’Orso d’Oro

Berlino – Alla conferenza stampa dopo la consegna dell’Orso d’Oro per il film Cesare deve
morire
, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani (nati rispettivamente nel 1929 e n
el 1931) affermano che l’opera Giulio Cerare è stata scelta perché i protagon
isti parlano di liberà, di tirannia, di assassinio. I detenuti hanno preso subito confidenza con Shakespeare, che ha un racconto popolare e chiaro, e con i suoi
protagonisti, anche di altre opere, come Jago, Amleto. “Sono come le persone che abbiamo conosciuto, che fanno parte della nostra vita passata” dicevano i detenuti. In Giulio Cesare si parla della lotta per la libertà contro la tirannia, in Italia serve una libertà più ampia di espressione, ma anche più libertà nelle
celle, dove molti carcerati si sono già impiccati per il sovraffollamento. Giulio Cesare per noi in Italia è un’opera molto attuale.

Paolo Taviani: “E’ il premio più importante di tutti, se si può fare una graduatoria. Perché questo film è diverso dagli altri, nuovo anche per noi per il luogo,
il testo e gli attori. Siamo venuti a Berlino pensando che era importante che questo film fosse conosciuto, in un festival in cui i problemi sociali del mondo
affiorano anche dai film che vengono scelti. Volevamo questa pubblicità per quei carcerati che sono rinchiusi e che hanno bisogno che si parli di loro. Sono uomini, anche se hanno delle colpe terribili.

Naturalmente per recitare ci vuole anche talento, ma loro sono bravi in maniera
diversa, perché accanto al talento nei loro occhi c’è il loro passato, anche se
non se ne rendono sempre conto, con il delitto, il tradimento, la morte, il rimorso che danno alla loro recitazione uno spessore diverso. È una maniera per ripensare se stessi e per prendere coscienza, per diventare uomini diversi. L’arte permette di fare quel salto di qualità ad un mondo che si trova a un livello più alto, che ha orizzonti diversi dal mondo da cui sono partiti. Una consapevolezza che li aiuta anche se li fa soffirre di più, perché sanno che tutto questo loro lo hanno perduto.

E, a caldo, ecco le dichiarazioni di Franco Scaglia (presidente di Rai Cinema) e Paolo Del Brocco (amministratore delegato Rai Cinema) sulla vittoria di Cesare deve morire prodotto da Rai Cinema.

Franco Scaglia, presidente di Rai Cinema: “Cesare deve morire è un’opera che tocca magistralmente le corde profonde della vita carceraria, tra battute shakespeariane e dialetti quotidiani, tra il desiderio di riscatto e la durezza delle pene da scontare. Anche per questo l’Orso d’Oro è un premio importante, perché punta una luce nuova su un tema di grande attualità come la drammatica situazione in cui si trova il nostro sistema carcerario, e porta all’attenzione del pubblico il lavoro straordinario svolto quotidianamente dagli operatori che tentano con ogni mezzo, anche con l’arte e il teatro, il recupero di tante vite difficili”.

Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema: “Dopo ben ventun anni il cinema italiano torna a vincere a Berlino. Lo fa con un film su un tema difficile, di forte impegno, con un linguaggio di grande cinema come solo i nostri migliori autori sanno fare. Siamo molto orgogliosi di aver contribuito a produrre Cesare non deve morire un’opera che rientra nella nostra linea di produzione di cinema civile, e che risponde appieno al nostro mandato di servizio pubblico confermando l’importanza dell’impatto di Rai Cinema e della Rai sull’industria culturale e cinematografica italiana. I nostri complimenti a Paolo e Vittorio Taviani che con questa opera hanno scritto un’altra grande pagina di cinema”.

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