Marco Bellocchio Leone d’Oro alla Carriera alla 68. Mostra del Cinema
Nato alla fine del 1930 a Piacenza, Marco Bellocchio è un orgoglio italiano.
“Una delle personalità più influenti del cinema italiano degli ultimi decenni e uno tra i maggiori autori del cinema contemporaneo”
Impossibile definire la sua tecnica. Bellocchio sfugge alle regole e alle categorie.
Un regista onesto, autobiografico, che propone, che trasfigura.
Marco Bellocchio costruisce storie e disegna personaggi anche con durezza, a volte brutalità a volte con irruenza e con enfasi, attraverso immagini, presa di coscienza, narrazione lucida, senza timore delle conseguenze.
Una prospettiva del mondo critica, asciutta e distaccata, non per questo meno vissuta. Un cineasta inimo e poetico.
Un sognatore che sa cogliere le imperfezioni. Un visionario dal carattere fisico. Imperturbabile, ha realizzato universali capolavori come I pugni in tasca e Il regista di matrimoni.
Un autore non convenzionale, rilfessivo e seducente, dalla dimensione onirica, Marco Bellocchio riceve da un’altro grande esponente dell’arte italiana, Bernardo Bertolucci, il Leone d’Oro alla Carriera.
“Mi onora e mi commuove che sia Bernardo Bertolucci a consegnarmi il Leone. Pur percorrendo strade diverse, c’è sempre stata tra noi due reciproca attenzione e stima e affetto. Due prestigiosi premi alla carriera, la Palma alla carriera a Bernardo e il Leone a me, nello stesso anno sono, oltre che un riconoscimento artistico importante, l’immagine di una ripartenza per altre avventure umane e artistiche che spero possano durare ancora a lungo“
Mentre ha annunciato che girerà La Bella Addormentata, film ispirato a quello che hanno fatto diventare il caso Eluana Englaro, Venezia lo celebra presentando la nuova versione di Nel nome del padre (1971). “Non un restauro, ma una nuova opera inedita e “attuale”, realizzata dal regista a partire dai materiali del film stesso. Un singolare Director’s Cut che – per la prima volta – invece di durare parecchi minuti di più, risulta più corto rispetto alla prima edizione: 90’ per questa nuova versione “redux” di Nel nome del padre, contro i 105’ del film uscito in sala nel 1971.”
Il film è preceduto da un cortometraggio, opera del regista Pietro Marcello, che, con il suo tocco sensibile e deciso, celebra Bellocchio con un emozionante collage di frammenti di immagini e di sue opere.
Marco Mueller, direttore uscente della Mostra ha detto: «Seguire il cinema di Marco Bellocchio ti porta, in ogni suo nuovo film, sempre verso altre destinazioni da quelle che ci sembrava di aver raggiunto e scoperto. Camminatore instancabile, traghettatore di idee, esploratore del confine instabile tra se stesso, il cinema e la storia, ha utilizzato come mappa, per orientarsi, il mondo che comincia oltre i confini della realtà visibile (e nell’inconscio). E ha così trovato i modi di espressione più vitali e “giusti” – per raccontare l’urgenza di saperi, individuali e collettivi, indeboliti, o svaniti».
Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio