“La città dei vivi” di Edoardo Gabbriellini
Quello di Luca Varani è un nome legato a uno dei casi di cronaca nera più scioccanti e insensati degli ultimi anni. Siamo a Roma, nel marzo del 2016 quando Luca, 23 anni, viene barbaramente ucciso dopo essere stato torturato per giorni nel corso di un festino a base di alcol e droghe. Un omicidio efferato, al centro del romanzo di Nicola Lagioia La città dei vivi– insieme ricostruzione, analisi e indagine sociologica – di cui l’omonimo film di Edoardo Gabbriellini è adattamento piuttosto libero.
Lagioia firma il soggetto del film di Gabbriellini, che sceglie di non raccontare il delitto e di dare uno spazio tutto sommato relativo al contesto in cui Luca è cresciuto, l’estrema periferia romana di La Storta. Un contesto che era al centro del romanzo e che qui rimane sullo sfondo, funzionale al racconto di quello che è il cuore del film, ovvero la vita di Luca Varani, adottato piccolissimo dai genitori (interpretati da Simona Senzacqua e Valerio Mastandrea) e cresciuto in un contesto familiare affettuoso e presente, tra il desiderio di non deludere la famiglia e un bisogno di affermazione ed emancipazione portato avanti senza farsi troppi scrupoli.
Luca è al centro della storia, è suo lo sguardo attraverso il quale seguiamo le vicende, suo il punto di vista che Gabbriellini sceglie di adottare, lasciando nel contempo grande spazio all’approfondimento delle figure secondarie. Ci sono gli amici, ci sono due genitori ai quali Luca è legato con una forza che trascende ogni vincolo di sangue e c’è una ragazza, Marta Gaia, metà di una coppia alimentata da un amore totale e turbolento.
E se Luca Varani è interpretato dal bravissimo Emanuele Maria Di Stefano, già visto giovanissimo in La scuola cattolica di Stefano Mordini è proprio la prova di Gaia Merlonghi, nel ruolo di Marta, quella a rimanere più impressa, con la ragazza di Luca che, dopo il tragico evento, diventa il cuore e il motore della storia. Edoardo Gabbriellini racconta la vita di Luca Varani con sobrietà e tatto, senza cedere a sentimentalismi e facile retorica anche nei momenti più drammatici e portando, in Concorso Orizzonti a Venezia 83, il controcampo che mancava a una vicenda di cronaca così conosciuta.