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	<title>Cinema Archivi - NonSoloCinema</title>
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	<description>Informazione cinematografica e culturale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Aug 2026 08:41:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cinema Archivi - NonSoloCinema</title>
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		<title>&#8220;(Im)perfetta&#8221; di Nicolò Bressan Degli Antoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maura Sponchiado]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 08:39:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vincitore nel 2025 della settima edizione del contest &#8220;La Realtà che “non” Esiste”, Menzione Speciale ai Nastri d’Argento 2026 e presentato tra gli Eventi Speciali della 82.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, &#8220;(Im)perfetta&#8221; tocca un dramma adolescenziale con ironia e delicatezza, puntando i riflettori sulla pericolosità delle trappole virtuali in un’era in cui il [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Vincitore nel 2025 della settima edizione del contest &#8220;La Realtà che “non” Esiste”, Menzione Speciale ai Nastri d’Argento 2026 e presentato tra gli Eventi Speciali della 82.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, &#8220;(Im)perfetta&#8221; tocca un dramma adolescenziale con ironia e delicatezza, puntando i riflettori sulla pericolosità delle trappole virtuali in un’era in cui il fenomeno dell’isolamento sociale è sempre più diffuso.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Elena è una diciannovenne come tante: non si piace, è appena stata lasciata per l’ennesima volta, passa gran parte del suo tempo sui social ed è convinta di essere un’incompresa, motivo per cui non ascolta i consigli della migliore amica e non accoglie i tentativi della madre di prendersi cura di lei in un momento di fragilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Convinta che la fonte dei suoi problemi sia la sua forma fisica (“imperfetta”), si rifugia nella solitudine e nel gelato alla stracciatella, imbattendosi all’improvviso nel profilo social di Marta Tiberini, una bellissima influencer (“perfetta”) che dice ad Elena ciò che vuole sentirsi dire: il problema è la sua immagine, perciò deve dimagrire. Per fare questo, Elena acquista le pillole “PERFETTA” e inizia un dialogo online con Marta Tiberini, sentendosi finalmente compresa, seguita e sostenuta nelle sue scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la “perfetta” Marta Tiberini si rivelerà essere una truffa prodotta attraverso l’intelligenza artificiale per vendere pillole contenenti una sostanza dannosa, l’unica certezza di Elena crollerà nuovamente e stavolta non potrà fare a meno di dare ascolto all’amica e alla madre, persone reali che vogliono realmente aiutarla a sentirsi meglio attraverso la riconquista della propria sicurezza. Cuore emotivo della vicenda è la scena in cui la madre, un’intensa e delicata Valeria Solarino, si avvicina al dolore della figlia con rispetto, in punta di piedi, offrendo comprensione e il calore di un abbraccio. Attraverso questa scena, il regista ci ricorda quanto sia importante, per i genitori, riscoprire e rafforzare il dialogo con i figli adolescenti, specialmente in un tempo in cui l’isolamento e il progressivo allontanamento dalla realtà portano a dare valore smisurato a un <em>like</em> o a un commento sui social scritto da persone sconosciute o addirittura inesistenti, fino a cadere nella rete di falsi miti virtuali, con rischi concreti per la saluta fisica e, in primis, mentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la nostra Elena riuscirà davvero a riconquistare la propria autostima senza cedere nuovamente all’illusione della perfezione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una produzione One More Pictures e Rai Cinema, in collaborazione con la Polizia di Stato, questo corto, presentato all’<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival 2026</a> di Treviso, nasce dalla penna della giovane sceneggiatrice Margherita Pezzella, con il dichiarato intento di sensibilizzare i giovani a un uso consapevole dei social network, alla luce delle tante truffe sventate ogni anno dalla Polizia Postale.  Un tema drammatico e complesso di grande attualità, trattato volutamente con ironia e leggerezza, la cui portata ha indotto a diffondere il corto anche nelle scuole, nell’ambito di programmi di prevenzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corto troviamo qualche tocco tipico dell’estetica di Bressan Degli Antoni, come la signora anziana ingioiellata seduta al bancone del bar, che divora avidamente la torta alla panna; il cinema di Bressan Degli Antoni è fatto soprattutto di volti, primi piani, personaggi suggestivi e immagini che s’imprimono nella memoria. Con questo corto il giovane regista ha saputo cimentarsi con un registro inedito, dando prova di maturità artistica e poliedricità.</p>
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		<title>&#8220;Largo&#8221; di Max Burgoyne-Moore e Salvatore Scarpa</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/largo-di-max-burgoyne-moore-e-salvatore-scarpa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maura Sponchiado]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 08:35:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno, in Europa, decine di migliaia di bambini e adolescenti rifugiati fanno domanda di asilo, privi dei loro genitori. Max Burgoyne-Moore e Salvatore Scarpa realizzano un toccante cortometraggio che non scade mai nella banalità o nello stucchevole; profondo, poetico e al contempo di raffinata qualità artistica. Musa, piccolo rifugiato siriano dai profondi occhi neri, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ogni anno, in Europa, decine di migliaia di bambini e adolescenti rifugiati fanno domanda di asilo, privi dei loro genitori. Max Burgoyne-Moore e Salvatore Scarpa realizzano un toccante cortometraggio che non scade mai nella banalità o nello stucchevole; profondo, poetico e al contempo di raffinata qualità artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Musa, piccolo rifugiato siriano dai profondi occhi neri, vive in un paesino costiero della Gran Bretagna, accudito e benvoluto da Grace (la <em>grazia</em> dell’amore e dell’accoglienza), ma sgradito alla comunità del villaggio, che lo guarda e lo tratta con disprezzo. Anche i bambini, plagiati dai pregiudizi degli adulti, lo provocano spesso, rivolgendogli parole ostili. Malgrado la solitudine e le umiliazioni, Musa non raccoglie mai le sfide, non risponde mai alla violenza con altra violenza. Il suo unico desiderio, all’interno di una collettività che non ha saputo integrarlo, è quello di ritrovare i genitori scomparsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giorno trova una barchetta con la scritta LARGO su un fianco e prende la folle decisione di andare a cercarli per mare. “La casa è come una tartaruga col suo guscio, la porti con te ovunque vai”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il finale si presta a una doppia interpretazione, grazie al sapiente montaggio e al taglio onirico delle scene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La colonna sonora originale del cortometraggio <em>Largo,</em> presentato all’ottava edizione dell’<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival</a> di Treviso, è stata composta e prodotta dal pluripremiato compositore britannico Stuart Hancock. Una colonna sonora capace di enfatizzare le emozioni del giovane protagonista, vibrando attraverso le corde del liuto arabo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle musiche alla fotografia, dal montaggio ai dialoghi, tutto è misurato e al contempo intenso. &#8220;<em>Largo</em>&#8221; si unisce alle opere cinematografiche del nostro tempo sull’urgenza di ritrovare l’empatia e la grazia (come <em>Grace</em>) necessari all’umanità, ma è anche il ritratto potente della resilienza infantile.</p>
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		<title>&#8220;Plutone&#8221; di Alessandro Padovani</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/plutone-di-alessandro-padovani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maura Sponchiado]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 08:32:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 2006 Plutone non è più considerato un pianeta del nostro sistema solare. Eppure lo è stato, per chi lo ha studiato sui libri di scuola. È assente, ma comunque presente nella nostra memoria. Un pianeta fantasma. Da questo concetto Alessandro Padovani elabora il suo cortometraggio Plutone, presentato all’Edera Film Festival 2026 di Treviso. La [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 2006 Plutone non è più considerato un pianeta del nostro sistema solare. Eppure lo è stato, per chi lo ha studiato sui libri di scuola. È assente, ma comunque presente nella nostra memoria. Un pianeta fantasma. Da questo concetto Alessandro Padovani elabora il suo cortometraggio <em>Plutone</em>, presentato all’<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival 2026</a> di Treviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La famiglia De Biasi ha subito il peggiore lutto che una famiglia possa conoscere, la tragica morte della figlia Lucia. Per sopravvivere a un evento tanto tragico, come a qualsiasi perdita e qualsiasi forma di dolore, è necessario attraversarlo senza timore e senza meccanismi di difesa. I genitori del piccolo Riccardo, il fratello di Lucia, si ostinano a non vivere fino in fondo quel dolore, rimanendo quindi sospesi in una realtà immaginaria parallela, in cui fingono che la figlia defunta sia ancora lì, le preparano il pranzo, parlano di lei e con lei come se fosse ancora presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andrea, compagna di classe di Riccardo, è ospite per un giorno nella loro casa. Nonostante i genitori elargiscano sorrisi e gentilezze, la casa, un’enorme costruzione architettonica moderna bianca, sterile e asettica, è permeata di un senso di sospensione, come se il respiro vitale l’avesse abbandonata, così come ha abbandonato i coniugi De Biasi. Il padre pulisce lentamente la piscina dalle foglie, ma non ci si può tuffare. “La piscina è rotta”, dirà Riccardo ad Andrea, come a suggerire che forse la scomparsa della sorella ha a che fare con la piscina, perciò anche quest’ultima entra a far parte di ciò che non deve più mutare, come una grande natura morta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la piccola Andrea capisce quello che sta succedendo, decide di fare qualcosa. Nel bellissimo e struggente finale, improvvisamente vediamo spezzarsi la realtà che fino a quel momento era rimasta cristallizzata; la madre prende finalmente coscienza di una verità che non può più eludere, un momento catartico da cui poter finalmente ricominciare, da cui ritrovare la propria orbita, nonostante quel pianeta fantasma che non si potrà mai dimenticare.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Titolo provvisorio&#8221; di Sara Furlan</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/titolo-provvisorio-di-sara-furlan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alvise Barnaba]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 08:11:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;ode allo smarrimento emotivo, alla sensazione di non essere abbastanza, dove le divergenze di opinione nel mondo della produzione artistica appaiono come specchio del dissenso ingigantito. &#8220;Titolo provvisorio&#8221;, questo è il titolo dell&#8217;opera prima della regista trevigiana Sara Furlan presentato all&#8217;Edera Film Festival 2026, catapulta lo spettatore in un teatro dove vengono mostrate le difficoltà [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Un&#8217;ode allo smarrimento emotivo, alla sensazione di non essere abbastanza, dove le divergenze di opinione nel mondo della produzione artistica appaiono come specchio del dissenso ingigantito.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Titolo provvisorio&#8221;, questo è il titolo dell&#8217;opera prima della regista trevigiana Sara Furlan presentato all&#8217;<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival 2026</a>, catapulta lo spettatore in un teatro dove vengono mostrate le difficoltà di Sofia (Ariele Soresina), giovane drammaturga e regista teatrale alle prese con il suo primo spettacolo. La presenza del fratello Francesco (Federico Furlan) risulta per lei un elemento di grande disturbo, data dalla sua volontà di cambiare spesso il copione e dal suo arrivo in ritardo alle prove. Lui però al contrario della sorella ha il supporto dei suoi amici e colleghi attori Gianbattista (Andrea Burzio), Alessandro (Dario Agatea), e Linda (Rebecca Bovo) i quali lo elevano a figura di genio, facendo sprofondare Sofia in uno stato di sconforto, ansia e frustrazione dato dall&#8217;incapacità di difendere il proprio lavoro e la propria idea. Questa visione negativa però risulta frutto dell&#8217;insicurezza della ragazza, in costante lotta con sé stessa anche quando le persone a lei vicine (fratello compreso) la supportano, e può essere sconfitta solo dalla sua determinazione e dalla sua sicurezza, il tutto accompagnato dalle note di &#8220;Strike&#8221; della band Bambole di Pezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Furlan all&#8217;interno del corto canalizza una forte tonalità autobiografica nella figura di Sofia. Questo elemento aiuta molto lo spettatore ad empatizzare con il personaggio e permette di farlo entrare per un attimo in quella &#8220;bolla&#8221; di confusione, frustrazione ed inferiorità portate sullo schermo da Ariele Soresina in maniera quasi febbrile. Realtà ed Incubo si uniscono (specialmente con l&#8217;introduzione delle maschere nella sequenza di climax) portando lo spettatore a percepire durante la visione quella sensazione di tormento della protagonista. Questa narrazione viene supportata dall&#8217;interpretazione di Federico Furlan nei panni del Francesco e dai suoi amici, sempre dalla sua parte ed eco della disparità del rapporto tra i due fratelli. Il corto presenta una fortissima componente Pirandelliana data dalla crisi dell&#8217;identità umana e valorizza il tema dello smarrimento attraverso il montaggio sovrapposto (a tratti &#8220;dadaista&#8221;; citando lo stesso film) di Gabriele Panetta. La fotografia di Alice Mascali rispecchia l&#8217;elemento illusorio della prima parte della narrazione, edulcorando la realtà attraverso un filtro presente nel prodotto finito, riportando poi alla normalità i rapporti tra i personaggi una volta rimosso. La regista ha apertamente dichiarato di possedere maggiore affinità alla sceneggiatura piuttosto che alla regia. Ciononostante quest&#8217;ultima presenta degli elementi coerenti alla narrazione e si sviluppa in linea con i sentimenti del personaggio di Sofia e della stessa Furlan. Il risultato è quindi quello di un prodotto genuino che rimane fedele a sé stesso e al suo scopo, coinvolgendo lo spettatore attraverso il sottotesto emotivo della pellicola.</p>
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		<title>&#8220;As the Sea&#8221; di Andrea Corazza</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/as-the-sea-di-andrea-corazza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alvise Barnaba]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 08:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La naturalezza dei sentimenti, la progressione della vita nonostante la disabilità e la scelta di comunicare attraverso il linguaggio della sincerità. Il corto di Andrea Corazza, prodotto da Giorgia De Marchi e presentato all&#8217;Edera Film Festival 2026 di Treviso, racconta la storia di Alessandro (Andrea Bruni) e presenta un frammento della sua routine in una [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>La naturalezza dei sentimenti, la progressione della vita nonostante la disabilità e la scelta di comunicare attraverso il linguaggio della sincerità.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corto di Andrea Corazza, prodotto da Giorgia De Marchi e presentato all&#8217;<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival 2026</a> di Treviso, racconta la storia di Alessandro (Andrea Bruni) e presenta un frammento della sua routine in una struttura residenziale per persone con disabilità. La sua vita è caratterizzata da una certa autonomia e ruota attorno alle sue due grandi passioni: la musica (sempre presente attraverso il suo inseparabile paio di cuffie) e la pittura (simbolo della sua sensibilità artistica). La vita di Ale viene travolta dall&#8217; improvvisa scoperta dei propri sentimenti verso la sua nuova coinquilina, Giulia (Jessica Bordin). Nella lettera che scrive alla sua adorata madre (Marisa Bortolato), Alessandro enuncia il suo interesse per la nuova arrivata della struttura e manifesta la volontà di andare al mare con lei e la sua amata. Il film del regista trevigiano offre una visione pura dei sentimenti dei personaggi senza snaturarli dal loro contesto. Le scene girate all&#8217;interno del Centro &#8220;Don Orione&#8221; di Chirignago richiamano ad una quotidianità credibile e adeguata al contesto della storia. Appare chiara l&#8217;intenzione di mantenere una naturalezza degli interpreti davanti alla macchina da presa concentrando l&#8217;attenzione dello spettatore sulle loro azioni, i dialoghi e gli sguardi. La pellicola è ricca di simbologia legata agli oggetti e alla loro trasformazione nel tempo. Esempio lampante di questo è la pianta nel vaso azzurro che cresce al pari dei sentimenti del protagonista; così come la tela dei due amanti sulla spiaggia, progressione legata all&#8217;arte visiva del futuro in divenire dei due giovani, presentata come oggetto chiave del rapporto tra Ale e Giulia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Corazza mostra ancora una volta la sua propensione a sottolineare con la macchina da presa tematiche sociali importanti mostrando la dinamica attraverso i sentimenti dei singoli individui della narrazione, ripresa dal suo maestro Oliviero Toscani e sviluppata in altri suoi lavori quali &#8220;<em>The line of Life</em>&#8221; (2021), &#8220;<em>Make a Wish</em>&#8221; (2022) e &#8220;<em>Il Sogno Disegnato</em>&#8221; (2025). In questo caso la scelta di mostrare l&#8217;affettività di persone affette dalla Sindrome di Down funziona in quanto non risulta edulcorata dalla sceneggiatura, ma viene vista in maniera molto naturale dallo spettatore grazie alle ottime interpretazioni di Andrea Bruni e Jessica Bordin nei panni di Alessandro e Giulia. La scelta delle musiche risulta molto accattivante, come nel caso di La Bamba nella scena iniziale, e accompagna la narrazione in maniera piacevole. La fotografia di Pietro Coppola risulta pulita, ricca di colori ed inquadrature suggestive (in particolare le scene al mare girate ad Eraclea).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi piani caratterizzano una parte importante del film e catturano con successo le emozioni dei personaggi, sebbene non risulti fermissima la macchina in alcune inquadrature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tenendo conto di tutti gli elementi il ritmo del corto e la qualità generale della pellicola lo rendono un ottimo prodotto, capace di coinvolgere lo spettatore attraverso i buoni sentimenti mostrati dal progetto e facendolo emozionare strappandogli un sorriso sincero.</p>
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		<title>&#8220;I fiori non hanno le scarpe&#8221; di Matteo Vicentini Orgnani</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/i-fiori-non-hanno-le-scarpe-di-matteo-vicentini-orgnani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Buscato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 08:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono storie che, per quanto semplici, restano impresse dentro di noi. &#8220;I fiori non hanno le scarpe&#8221;, di Matteo Vicentini Orgnani, appartiene senza dubbio a questa categoria. Presentato in concorso nella sezione Focus Nord Est dell&#8217;ottava edizione dell&#8217;Edera Film Festival di Treviso, questo cortometraggio si distingue per una notevole coesione narrativa, un profondo sviluppo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolocinema.com/i-fiori-non-hanno-le-scarpe-di-matteo-vicentini-orgnani.html">&#8220;I fiori non hanno le scarpe&#8221; di Matteo Vicentini Orgnani</a> proviene da <a href="https://www.nonsolocinema.com">NonSoloCinema</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci sono storie che, per quanto semplici, restano impresse dentro di noi<em>. &#8220;I fiori non hanno le scarpe&#8221;</em>, di Matteo Vicentini Orgnani, appartiene senza dubbio a questa categoria. Presentato in concorso nella sezione Focus Nord Est dell&#8217;ottava edizione dell&#8217;<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival</a> di Treviso, questo cortometraggio si distingue per una notevole coesione narrativa, un profondo sviluppo emotivo e una fotografia suggestiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto alla base è, per l&#8217;appunto, molto essenziale: rappresentare un&#8217;infanzia infelice, fatta di sacrifici, vissuta all&#8217;ombra di una figura che è più padrona che paterna e il conseguente desiderio di fuga che tale realtà ispira. La sceneggiatura, scritta a sei mani insieme a Vito e Elena Labalestra, si sviluppa attraverso 11 minuti di corposo silenzio, accompagnati dalle intense e commoventi musiche di Adrian Pereira Oitaven. Il dialogo diviene superfluo di fronte a giornate che trovano densità in paesaggi bucolici, tormentati dilemmi, suoni naturali e dolorose mancanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alex Miotto è il personaggio principale de<em> “I fiori non hanno le scarpe”,</em> un attore alle primissime armi scoperto per caso. Il suo volto è incredibilmente cinematografico, Matteo Vicentini Organi lo sa e sceglie di dedicare a questa innata espressività molti mezzi e primi piani portandoci a provare per lui un forte senso di protezione. Sullo schermo troviamo anche Roberto del Zotto, altro attore non professionista dal perfetto physique du role. Attraversiamo le giornate del piccolo protagonista, sperimentiamo insieme a lui la faticosa gestione della fattoria dove risiede insieme ad una figura adulta, di cui non comprendiamo il ruolo: è forse un padre, uno zio, un padrone, un tutore? Questo non ci è dato saperlo. Conosciamo solo la lacerante assenza che caratterizza l&#8217;esistenza del nostro protetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà della vita campestre sono alleviate dal costante contatto con la natura, il bambino indugia nell&#8217;aia insieme ai suoi amici animali e trascorre molta parte dei pomeriggi in uno sterminato campo di girasoli. Questi fiori così statuari, ben più alti di lui, diventano con il tempo famiglia sostitutiva, con cui si intrattiene giocando a biglie e alla quale dedica i suoi momenti creativi, disegnandoli quasi ossessivamente. Le scarpe lise dalle fatiche giornaliere vengono spesso abbandonate per riportare i piedi (elemento centrale della narrazione) sulla nuda terra, a contatto con una dimensione che gli è di conforto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le piccole mani orfane di abbracci toccano superfici familiari, sfiorano i girasoli bagnati dal sole, affondano nel terreno. La natura si fa madre e non matrigna, sostituta di un padre che non esiste; l&#8217;orco, di cui non vediamo mai il volto ma solo la stazza, sovrasta il nostro folletto, dominandolo. Questa presenza rozza e minacciosa ci repelle e porta il bimbo a provare un definitivo desiderio di distacco. Ogni sera il mostro fischia e a quel richiamo il ragazzino corre a perdifiato; attraverso riprese cinetiche e febbrili lo vediamo incespicare per non mancare il coprifuoco, quando vorrebbe invece restare nel bosco fatato che si è scelto come casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quando tutto non sembra più sostenibile, quando non c&#8217;è più palliativo che riesca a curare il cuore ferito, che il protagonista prende la sua decisione. Le scarpe vengono lasciate alla fattoria, non servono più, occorre trovare delle nuove radici. Per quanto favolistica e illusoria, è la sola soluzione che un bambino possa concepire con la propria immaginazione: smettere di appartenere al mondo degli uomini e diventare un girasole. <em>Perché i fiori, dopotutto, non hanno scarpe.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolocinema.com/i-fiori-non-hanno-le-scarpe-di-matteo-vicentini-orgnani.html">&#8220;I fiori non hanno le scarpe&#8221; di Matteo Vicentini Orgnani</a> proviene da <a href="https://www.nonsolocinema.com">NonSoloCinema</a>.</p>
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		<title>&#8220;Yalla Parkour&#8221; di Areeb Zuaiter</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/yalla-parkour-di-areeb-zuaiter.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Criveller]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 11:27:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa resta, svanita la presenza? Al cuore del documentario del 2024 di Areeb Zuaiter c’è una domanda che parte dalla morte della madre, e prima ancora dalla condizione della regista di esule palestinese in America. Ma che trova formulazione solo un po’ alla volta, rispecchiandosi nell’esperienza di un altro regista, il giovane Ahmed, atleta di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Cosa resta, svanita la presenza? Al cuore del documentario del 2024 di Areeb Zuaiter c’è una domanda che parte dalla morte della madre, e prima ancora dalla condizione della regista di esule palestinese in America. Ma che trova formulazione solo un po’ alla volta, rispecchiandosi nell’esperienza di un altro regista, il giovane Ahmed, atleta di parkour di Gaza. Perché sei un regista anche se i tuoi film sono semplicemente i video amatoriali delle acrobazie tue e dei tuoi amici, se quei video sono tutto ciò in cui fai affidamento. Il “film” che Ahmed ha girato negli anni è infatti la sua unica possibilità di essere visibile al mondo e avere un’occasione per poter lasciare Gaza dove – ha ormai preso coscienza con lucidità e amarezza – non c’è futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa premessa meta-cinematografica – il racconto della corrispondenza virtuale tra i due registi, lei che sente la lontananza dalla sua terra e lui, suo conterraneo, che le mostra e le racconta i suoi video, e così la sua crescita, le sue speranze – &#8220;<em>Yalla Parkour</em>&#8221; va ben al di là del pretesto documentaristico a cui sembra inizialmente limitarsi. Ben presto lo spettatore inizia a cogliere come il parkour, senza altre apparenti ragioni oltre allo sprezzo del rischio e la ricerca di adrenalina, vada in realtà ad attingere a necessità e significati profondi e diventi “altro”: esplorazione sì di sé stessi e crescita attraverso le cadute, ma anche esplorazione di un territorio conosciuto rendendolo “nuovo” (anche con riprese “pov” come nei videogiochi), nonché un modo per dare senso alla devastazione di edifici bombardati, che non sono più o non sono mai stati ciò per cui erano costruiti; trasfigurazione così dei luoghi (perfino dei cimiteri) o evasione in non-luoghi di sabbia che attutiscano le cadute; e forse il pericolo somatizzato della vita a Gaza, il rischio interiorizzato, o tutto quello che possiamo cogliere dietro l’assurdità, ai nostri occhi, anche solo di stare in equilibrio sopra il muro di un palazzo sventrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avventura dunque nel luogo in cui si è costretti, e nell’avventura, che si fa racconto, fondazione di una comunità di resistenza. In cui “resistere” è semplicemente provare a vedere un futuro laddove non è consentito nemmeno vedere il mare, provare perlomeno a vivere, cioè immaginare, per non doversi rassegnare a sopravvivere. Provare in fondo a restare umani, nonostante la disumanizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, nella creazione lunga quasi dieci anni del suo documentario, “esplora” anche la regista, il cui volto si riflette significativamente sullo schermo da cui guarda i video. Va a fondo delle sue domande e, rispecchiandosi in Ahmed, porta avanti tra le righe il suo personale racconto, il suo dialogo con la foto della madre, con il suo sorriso che non mostrava più dopo aver lasciato la Palestina. E compie insieme una riflessione sul <em>medium </em>che i due registi “condividono”, quei video guardati insieme a distanza – unica via di comunicazione di Ahmed, e poi effettivamente la sua salvezza – e quella distanza che nessuno strumento virtuale può mai realmente colmare. La distanza del migrante e dell’esule, un’entità indefinibile ma presente tanto in Areeb quanto in Ahmed, il quale era già esule “dentro” quando ha iniziato a riprendere i suoi primi salti. Cosa resta alla fine? Cosa rimane a chi, nonostante la nuova cittadinanza, non sente di appartenere più ad alcun luogo? Il documentario sul parkour diventa così una testimonianza sulla memoria, sui fantasmi e le rovine di una vita che non c’è più, sul dramma di questa mancanza in chi deve continuare a vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come il più celebre &#8220;<em>No Other Land</em>&#8221; (2024),si fa riferimento alla vita in Palestina prima degli eventi nel 2023, ma già drammaticamente segnata dagli effetti della lunga occupazione israeliana. Presentato a Treviso in occasione dell&#8217;<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival 2026</a>, &#8220;<em>Yalla Parkour</em>&#8221; riesce, pur senza mostrare guerra e violenze e senza nemmeno esplicitarne il tema, a mostrarne gli effetti sui luoghi e sulle persone con delicatezza e lucidità di sguardo. A mostrare come le vite vengono cambiate, non nella superficie delle notizie, ma nella profondità di una toccante indagine esistenziale.</p>
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		<title>“El Mazaròl” di Juri Ferri</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/el-mazarol-di-juri-ferri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Buscato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 11:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si dice che il Mazaròl o Mazariol sia un essere solitario e maligno, un folletto dalla barba folta e le scarpe a punta, un&#8217;entità di rosso vestita che si aggira tra le Dolomiti. Se ne calpesti le orme verrai condotto alla sua grotta e perderai la memoria, senza ricordare più la via di casa. Attinge [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Si dice che il Mazaròl o Mazariol sia un essere solitario e maligno, un folletto dalla barba folta e le scarpe a punta, un&#8217;entità di rosso vestita che si aggira tra le Dolomiti. Se ne calpesti le orme verrai condotto alla sua grotta e perderai la memoria, senza ricordare più la via di casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attinge proprio da questa leggenda del folklore trentino il cortometraggio di Juri Ferri, prodotto da Magenta Films. Presentato in concorso nell&#8217;edizione 2026 dell&#8217;<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival</a>, sezione Focus Nord Est,&nbsp; <em>“El Mazaròl”</em> non passa di certo inosservato. È un&#8217;opera dal grande potere suggestivo, scritta da sei giovani autori nell&#8217;ambito di una residenza artistica promossa da Progetto Vallə, volto a valorizzare l&#8217;identità culturale e geografica attraverso il dialogo intergenerazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atmosfere mistiche corroborate da un marcato bianco e nero accompagnano la storia di Agnese e Vanni, una coppia residente nell&#8217;incontaminato Trentino dei primi del &#8216;900. La loro parca esistenza, fatta di lavoro manuale e tediose consuetudini, viene interrotta dalla comparsa di Luzia, ragazza sperduta dalla memoria fallace. La nuova arrivata si cala in un quadro familiare che di idilliaco ha ben poco, dove l&#8217;aggressività è ordinaria e la speranza non trova spazio; per Agnese vessazioni e abusi verbali sono la normalità, è serva e non compagna. I confini della casa nel bosco in cui vivono i tre diventano la barriera oltre la quale le protagoniste non possono muoversi, da rifugio per Luzia a luogo dove sottostare alla mercè del demoniaco Vanni. Luzia, scopertasi incinta, rivela ad Agnese di essere fuggita dalla grotta del Mazaròl, dando così consistenza fisica a ciò che, fino a quel momento, si riteneva leggenda. La carnalità entra nella narrazione, palesando le difficoltà di concepimento della coppia trentina ed evidenziando quindi la &#8216;superiorità&#8217; della nuova arrivata, che diventa oggetto delle viscide attenzioni di Vanni. L&#8217;isolata casupola diviene una prigione, rivelandosi in tutto e per tutto una caverna da cui l&#8217;uomo-Mazariol non lascia allontanare le due donne, ormai incapaci di ricordare la strada che possa portarle alla libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“El Mazaròl”</em>&nbsp; è una metafora interessante, un cortometraggio dove la scrittura in parte femminile ammorbidisce delle scelte registiche muscolari, più attente a veicolare un determinato tipo di genere cinematografico che un solido messaggio. Le suggestioni proposte sono molto efficaci, i raccordi sonori ansiogeni, i simbolismi si sprecano. Il presagio di morte e di inevitabile perdizione aleggia su tutta l&#8217;opera e le prove delle due attrici (Beatrice Elena Festi e Camilla Martini) valorizzano i concetti espressi. La fotografia di Piero Cioffi spicca e sublima le scelte di Andrea Vigoni scenografo, tra gli altri, del corto <em>“Filipiñana”</em> (2020) diretto da Rafael Manuel&nbsp; e vincitore dell&#8217;Orso d&#8217;Argento nella 70esima Berlinale Shorts.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spirito femminista del cortometraggio di Juri Ferri emerge nella comunione d&#8217;intenti delle sue protagoniste, in una Luzia che da vittima diviene invece chiave attraverso cui Agnese trova la libertà fuggendo da Vanni, il suo personale Mazariol. Si dice che le leggende abbiano sempre un fondo di verità e <em>“El Mazaròl”</em> ci dimostra come, a volte, l&#8217;orrore non abbia le sembianze di un mostro millenario ma quelle, molto più inquietanti, di un uomo qualunque.</p>
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		<title>&#8220;Sborde&#8221; di Sebastiano Scapinello</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/sborde-di-sebastiano-scapinello.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Stella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 15:15:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginate per un momento di essere un anello, intrappolato in una pallina di un distributore automatico per bambini. Conducevate una vita tranquilla e prevedibile, fino a che una ragazzina vi fa sputare fuori dal distributore e vi indossa. Ma i desideri della fanciulla sono volubili e dopo poco venite scambiati per un gelato mezzo sciolto [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Immaginate per un momento di essere un anello, intrappolato in una pallina di un distributore automatico per bambini. Conducevate una vita tranquilla e prevedibile, fino a che una ragazzina vi fa sputare fuori dal distributore e vi indossa. Ma i desideri della fanciulla sono volubili e dopo poco venite scambiati per un gelato mezzo sciolto che sta mangiando un adolescente al parco. Quest&#8217;ultimo a un festino vi usa come pegno per una sonora sconfitta ad una versione d&#8217;azzardo di straccia camicia. Sempre alla medesima festa Flavio, il nuovo proprietario, immediatamente vi dona a Gianna, la sua convivente, simulando una proposta di matrimonio. Successivamente, quando qualcosa nel rapporto fra i due si incrina, passate nelle mani di un ragazzo ancor più giovane che si appropria di voi strappandovi dalle mani di Gianna senza che neanche se ne accorga. Ancora una volta venite donati dal giovane scapestrato alla sua fidanzata che vi sfoggia sui social e in seguito, dopo la rottura del rapporto amoroso, vi lancia per strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Sborde</em>&#8221; è un cortometraggio di 23 minuti proiettato nella seconda giornata dell&#8217;<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival 2026</a>. Il regista, Sebastiano Scapinello, ha confezionato una favola urbana estiva che riesce a codificare in chiave grottesca e ironica un intero percorso di vita. Come un frattale, la storia è al tempo stesso contenuto e contenitore di una vita intera, ripercorre giovinezza, adolescenza, matrimonio, crisi di coppia ed età adulta in un paio di giornate o poco più, cadenzata dallo squisito espediente narrativo dell&#8217;anello patacca &#8220;Chanel&#8221; che viene trascinato da un proprietario ad un altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I brani elettronici di Angela Rossiello e i font psichedelici dei titoli di testa e coda sono perfetti per accompagnare lo spettatore nelle varie fasi che portano Flavio e Gianna ad affrontare una crisi amorosa e a ricongiungersi, grazie anche al ruolo terapeutico delle partite a tennis. Il titolo del film compare in una delle scene più assurde mentre i protagonisti guardano, probabilmente per caso, un programma di televendite demenziale. Assorta in questa ipnotica sessione televisiva di estraniamento, Gianna chiede a Fabio di riprovarci, ma questo risponde che forse non è il caso. Servirà fare ulteriormente i conti con le proprie emozioni e magari scandagliare le possibilità interpretative dei sogni che i due erano soliti raccontarsi ma mai analizzare a fondo quando erano devoti alla spensieratezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corto termina in maniera lieta con il ricongiungimento dei protagonisti. Gianna racconta come di consueto un sogno che questa volta lo spettatore ha il privilegio di vedere rappresentato perché particolarmente importante. Si tratta di una partita a tennis dove il campo è disastrato e immerso nella vegetazione. Gianna è affaticata ma determinata e con salda fermezza brandisce la racchetta e fa partire un servizio potente: il simbolo di un rapporto da ricostruire con disciplina e maturità acquisita?</p>
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		<title>“Il custode del lago” di Simone Bressello</title>
		<link>https://www.nonsolocinema.com/il-custode-del-lago-di-simone-bressello.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Franchetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 10:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edera Film Festival 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il breve documentario &#8220;Il custode del lago&#8221; (2025), opera prima del regista Simone Bressello, ha portato sullo schermo dell&#8217;ottava edizione dell’Edera Film Festival una storia che, in tutta la sua semplicità, ha saputo catturare le profondità più recondite della relazione tra l’essere umano e un luogo a lui caro. Il drammatico sguardo che Antonio rivolge [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il breve documentario &#8220;<em>Il custode del lago</em>&#8221; (2025), opera prima del regista Simone Bressello, ha portato sullo schermo dell&#8217;ottava edizione dell’<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival</a> una storia che, in tutta la sua semplicità, ha saputo catturare le profondità più recondite della relazione tra l’essere umano e un luogo a lui caro. Il drammatico sguardo che Antonio rivolge al suo amato quanto morente lago di Fimon, nel vicentino, porta infatti alla ribalta la questione del cambiamento climatico da una prospettiva inedita e tutta sentimentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione vissuta dal protagonista nei confronti dello specchio d’acqua, che dura da quando egli aveva appena undici anni, è estremamente viscerale ed è proprio questo il fulcro del film. Egli lo cura come si farebbe con un animale e ci parla a cuore aperto come fosse un amico, dimostrando un amore sconfinato per un luogo che si esprime in piccoli gesti: dal raccogliere i mozziconi di sigaretta con calma e precisione, al misurarne giorno per giorno il livello dell’acqua, sempre drasticamente più basso. Una malinconica solitudine aleggia, infatti, lungo tutta la pellicola e, come per la malattia di una persona cara, Antonio parla con una drammatica rassegnazione dell’impaludamento del lago, un destino che appare inevitabilmente vicino: dopo una longeva vita, esso pare irrimediabilmente spacciato e il suo custode tristemente solo nella sua tutela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello d’immagini il cortometraggio risulta essere un piccolo capolavoro. Nonostante fosse l’esordio alla regia di un documentario per Bressello, l’esperienza maturata nel campo della pubblicità gli ha conferito gli strumenti giusti per comporre questo quadretto, a partire da una fotografia tetra e malinconica, il cui azzurro tramette una freddezza restituita anche visivamente dal pesante giubbotto arancione del protagonista. Importanti intuizioni ci sono state pure in campo registico, che hanno regalato agli spettatori immagini sorprendenti: i campi lunghi, che dall’alto immergono l’uomo nell’ambiente che da tanti anni vive con passione, trasmettono allo stesso tempo l’isolamento nel quale il protagonista sperimenta la sua sofferenza per un posto speciale, un dolore incarnato da quel primissimo piano sugli occhi lucidi di Antonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto &#8220;<em>Il custode del lago</em>&#8221; rappresenta una delle <em>entries</em> più promettenti della selezione “<em>Focus Nordest</em>” dell’<a href="https://www.nonsolocinema.com/cinema/edera-film-festival-2026" data-type="category" data-id="518094">Edera Film Festival 2026</a>, per merito di una formidabile regia messa a disposizione di una storia umile ma quanto mai importante. In un’epoca dove il tema ambientale è ormai, al pari di molti altri, divenuto un vuoto <em>claim</em> consumistico, la vita di Antonio rappresenta uno spunto fondamentale per ampliare la riflessione sul rapporto tra essere umano e ambiente (soprattutto nel suo senso più fisco-spaziale), una relazione oggi quanto mai priva di vero e sincero sentimento d’amore.</p>
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