Håfström Mikael Archivi - NonSoloCinema https://www.nonsolocinema.com/tag/Hafstrom-Mikael Informazione cinematografica e culturale Wed, 13 Jan 2021 17:03:41 +0000 it-IT hourly 1 https://www.nonsolocinema.com/wp/wp-content/uploads/2024/07/cropped-faviconV2-32x32.png Håfström Mikael Archivi - NonSoloCinema https://www.nonsolocinema.com/tag/Hafstrom-Mikael 32 32 “Outside the Wire” di Mikael Håfström https://www.nonsolocinema.com/outside-the-wire-di-mikael-hafstrom.html Wed, 13 Jan 2021 17:03:41 +0000 https://www.nonsolocinema.com/?p=543480 2036. L’est Europa, Russia e Ucraina, è lo scenario di una guerra civile. Truppe americane sono stanziate su una frontiera senza legge controllata dallo spietato “signore della guerra” Viktor Koval, di cui pochi conoscono il vero aspetto. Per la prima volta il Pentagono ha dispiegato un esercito di robot. Barricate, soldati robot, droni, scontri a […]

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2036. L’est Europa, Russia e Ucraina, è lo scenario di una guerra civile.

Truppe americane sono stanziate su una frontiera senza legge controllata dallo spietato “signore della guerra” Viktor Koval, di cui pochi conoscono il vero aspetto.

Per la prima volta il Pentagono ha dispiegato un esercito di robot.

Jonathan Prime​/NETFLIX ​© ​2020

Barricate, soldati robot, droni, scontri a fuoco e soldati umani combattono senza tregua.
Durante un combattimento, la situazione per l’esercito a stelle e strisce diventa più rischiosa del previsto; nel bel mezzo del deserto del Nevada, all’interno di una base militare, il tenente Harp (Damson Idris), pilota di droni, disobbedisce a un diretto ordine per aiutare i suoi “compagni”. Sgancia una bomba, uccide due soldati americani, ma salva tutti gli altri.
Per punizione viene mandato “sul campo” agli ordini del capitano Leo (Anthony Mackie). Tutto regolare, se il suo nuovo “capo” non fosse un androide, dotato pure di coscienza, incaricato di recuperare dispositivi nucleari prima che li trovino i ribelli.

Il regista svedese Mikael Håfström (1408, Il Rito, Escape Plan) dirige per Netflix un film di fantascienza e guerra, scritto da Rowan Athale e Rob Yescombe.

Se da una parte i due sceneggiatori si mostrano seriamente preoccupati – già detto meglio nella saga di Terminator – di soldati robot in grado di prendere decisioni, dall’altra Håfström è più interessato a dare spazio all’azione e alle scene di guerra.

Comunque onvenzionale e comunque dotato di un ottimo ritmo, Ouside the wire merita una visione per la personalità che Mackie riesce a dare alla storia.

Il problema è quando il film si addentra per territori di filosofia etica perché non è in grado di sostenere “la conversazione” sull’emotività umana e robot pensanti. Così si prende troppo sul serio, a malincuore: non potendoselo permettere.

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“Escape Plan – Fuga dall’inferno” di Mikael Håfström https://www.nonsolocinema.com/Escape-Plan-Fuga-dall-inferno-di_28873.html Thu, 17 Oct 2013 08:21:41 +0000 http://Escape-Plan-Fuga-dall-inferno-di_28873 Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger: nell’immaginario collettivo riconosciuti nei personaggi di Rambo e Terminator, dominatori assoluti dei film d’azione anni ’90 per il cui primato hanno da sempre lottato l’uno contro l’altro fino all’ultimo muscolo. Per la prima volta, dopo essersi soltanto “sfiorati” nei due capitoli de I Mercenari, abbandonano l’ascia di guerra per rivolgerla […]

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Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger: nell’immaginario collettivo riconosciuti nei personaggi di Rambo e Terminator, dominatori assoluti dei film d’azione anni ’90 per il cui primato hanno da sempre lottato l’uno contro l’altro fino all’ultimo muscolo. Per la prima volta, dopo essersi soltanto “sfiorati” nei due capitoli de I Mercenari, abbandonano l’ascia di guerra per rivolgerla contro un nemico comune da combattere fianco a fianco.

Ray Breslin si fa incarcerare per professione allo scopo di tentare di evadere dalle carceri per testarne la sicurezza. Decide di accettare un ultimo incarico prima della pensione: evadere da “La Tomba”, un segretissimo e iper-tecnologico penitenziario nel quale vengono rinchiusi i più pericolosi terroristi del mondo. Ma Breslin ha qualche nemico all’esterno che lo inganna e questa volta sembra condannato a restare imprigionato per il resto dei suoi giorni.

Quando appena un anno fa Stallone e Schwarzenegger tornavano a vestire i panni degli eroi duri e violenti degli anni ’90, la loro apparizione sembrava essere il più classico dei canti del cigno come protagonisti inequivocabili di quel genere action movie duro e puro. Entrambi invece, rispettivamente con Jimmy Bobo – Bullet To The Head e [The Last Stand->27036 – L’Ultima Sfida], dimostrarono di saper sopravvivere al tempo e alle mode sapendosi mettere in gioco grazie a interpretazioni che non disdegnavano affatto una sana autoironia. Le rughe impossibili da nascondere, i muscoli percettibilmente affiacchiti e qualche inevitabile filo di grasso al posto dei vecchi addominali scolpiti, erano allora stati nascosti in modo esemplare da quel modo sarcastico di rivisitare in modo iconoclasta i propri stessi storici personaggi inevitabilmente stereotipati dal tempo.

Che rispetto agli anni ’90 il cinema d’azione sia invecchiato con loro è un dato di fatto, che sia invecchiato bene è stata invece una gradevole sorpresa. E a confermarla arriva questo Escape Plan – Fuga Dall’Inferno, un film d’azione vecchio stampo farcito di sparatorie e scazzottate, ma decisamente più maturo, come i suoi stessi protagonisti. È la sceneggiatura a conferirgli questa maturità tutti gli ingredienti eccessivi propri di un film d’azione all’interno di una trama ben articolata e originale che si permette anche il lusso di un colpo di scena.

Chi pensava dunque che questa giocasse esclusivamente sulle due figure di Stallone e Schwarzenegger rimarrà deluso, perchè Escape Plan mantiene un buon equilibrio non lasciandosi offuscare esclusivamente dai due simboli del genere, ma riuscendo ad andare al di là dei loro stessi personaggi. La sceneggiatura riesce a mantenere anche un ottimo equilibrio tra i due divi impedendo che si oscurino a vicenda e imponendogli di lavorare in quella che sembra essere una vera e propria coppia, qualcosa che probabilmente sarebbe stato impensabile realizzare durante i loro anni d’oro.

La vecchiaia non vien per nuocere, ci si lascerebbe scappare, e anche per i due duri più duri del cinema riesce a portare maturità. Le magliette restano sempre al loro posto, abbastanza larghe da nascondere quello che forse non c’è più e quello che prima non c’era (rispettivamente muscoli e pancia), le sparatorie e le prove di eroismo da super-uomini sono sensibilmente diminuite, la memorabile scazzottata tra i due si riduce a una mera e frettolosa “zuffa” tra scolaretti, ma tuttavia c’è questa presa di coscienza, proprio come era avvenuto in Bullet To The Head e The Last Stand, di essere stati, bene o male, sempre uomini. E ora più che mai.
Fa addirittura impressione vedere Schwarzenegger recitare una scena in lingua tedesca con il trasporto di un consumato attore teatrale, come a spogliarsi di quell’aura da macho americano per eccellenza, forse ormai divenuta troppo pesante.

Certo, non si tratta di un film memorabile (soprattutto per quanto riguarda dialoghi e regia) e probabilmente senza l’accoppiata Stallone-Schwarzenegger non avrebbe lo stesso richiamo. Ma nessuno ha mai parlato di capolavoro, forse perchè, nonostante tutto, i tempi sono cambiati al punto da impedire agli stessi produttori di alzare i toni più del dovuto: i titoli di questo genere si sono spostati dalla massa al cult e quando si entra in questo ambito il target diventa quello degli appassionati, una categoria che è facile deludere infuocando troppo le attese, soprattutto con la nostalgia che si trascinano naturalmente dietro i volti gloriosi di Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger.

Titolo originale: Escape Plan
Nazione: U.S.A.
Anno: 2013
Genere: Azione, Thriller
Durata: 105′
Regia: Mikael Håfström

Cast: Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, James Caviezel, Vincent D’Onofrio, 50 Cent, Sam Neill, Vinnie Jones, Amy Ryan, Faran Tahir
Produzione: EFF, Summit Entertainment, Envision Entertainment Corporation
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 17 Ottobre 2010 (cinema)

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“Il Rito” di Mikael Hafstrom https://www.nonsolocinema.com/Il-Rito-di-Mikael-Hafstrom_22312.html Thu, 10 Mar 2011 08:43:15 +0000 http://Il-Rito-di-Mikael-Hafstrom_22312 “L’inferno esiste ed è eterno, anche se non ne parla più nessuno”: questa dichiarata certezza sulla presenza del demonio, espressa dal Santo Padre in un’omelia, rappresenta ovviamente la prova che esiste (un) Dio che possa contrastarlo e sconfiggerlo. L’esorcismo, antica forma di preghiera che la Chiesa opera come pratica di liberazione dal maligno, esiste dal […]

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“L’inferno esiste ed è eterno, anche se non ne parla più nessuno”: questa dichiarata certezza sulla presenza del demonio, espressa dal Santo Padre in un’omelia, rappresenta ovviamente la prova che esiste (un) Dio che possa contrastarlo e sconfiggerlo.

L’esorcismo, antica forma di preghiera che la Chiesa opera come pratica di liberazione dal maligno, esiste dal 1614 ed è un rito de exorcismus et supplicationibus quibusdam che tutt’oggi viene praticato da sacerdoti provvisti di mandato vescovile. Antony Hopkins è il protagonista assoluto di The Rite, del regista svedese Mikael Hafstrom, nel ruolo di Padre Lucas, un gesuita che pratica esorcismi e che viene affiancato dal Vaticano al novizio Michael Kovak (Colin O’Donoghue), più incline a credere nella pratica psichiatrica come cura ai tormenti della mente e dello spirito.

Michael, entrato in seminario per sfuggire da un padre padrone (Rutger Hauer) e non per una reale vocazione, supererà il suo scetticismo anche grazie al conforto di una giovane giornalista (Alice Braga): entrambi, dopo una dura ed estenuante battaglia con il demonio, riusciranno ad interpretare i segni che il destino aveva loro inviato. Dalla visione di questo film, che affronta l’argomento della contrapposizione tra il bene e il male, la cui disciplina è ancora così dibattuta all’interno della Chiesa stessa, ci saremmo aspettati di più: il film non convince, pur citando in parte vicende accadute realmente, ed infonde anche nello spettatore più ben disposto una buona dose di scetticismo.

Tratto dal libro di Matt Baglio, scritto dopo che Padre Amorth – esorcista della diocesi di Roma – chiese al Vaticano di introdurre un esorcista in ogni diocesi del mondo, il film non riesce ad essere incisivo e credibile proprio quando descrive i seminari su satanismo ed esorcismo, che da anni realmente vengono tenuti in Vaticano e che rappresentano concretamente le intenzioni palesate dallo stesso Papa, allorché esortò l’Associazione Italiana degli esorcisti a “proseguire nel loro importante ministero a servizio della Chiesa”.

Girato a Budapest per gli interni e a Roma per gli esterni con inquadrature su alcune delle piazze romane con i maggiori richiami esoterici, ai quali tuttavia non si fa alcun riferimento, The Rite garantisce tuttavia una discreta tensione creata dai raffinati effetti speciali, oltre che dall’indubbia bravura di un mostro sacro come Hopkins e dall’intensità di Hauer che, anche se vistosamente invecchiato, mantiene un indimenticato sguardo magnetico.

Titolo Originale: THE RITE (IL RITO)
Regista: Mikael Hafstrom
Ispirato al libro “Il Rito” di: Matt Baglio
Sceneggiatura: Michael Petroni
Attori principali: Antony Hopkins, Colin O’Donoghue, Alice Braga, Toby Jones, Claran Hinds, Rutger Hauer
Direttore Fotografia: Ben Davis, B.S.C.

Montaggio: David Rosenbloom, A.C.E.
Musiche: Alex Heffes
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Genere: Thriller

Durata: 112’

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“1408” di Mikael Håfström https://www.nonsolocinema.com/1408-di-Mikael-Hafstrom8209.html Tue, 27 Nov 2007 17:10:34 +0000 http://1408-di-Mikael-Hafstrom8209 Mike Enslin è impegnato a fare ricerche per il suo nuovo libro, una guida sugli alberghi stregati. Così, quando gli viene proposto di visitare la stanza n. 1408 del Dolphin Hotel, si reca a New York armato di tutto il cinismo di cui uno scrittore specializzato in occulto può essere dotato. Ma in quella camera […]

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Mike Enslin è impegnato a fare ricerche per il suo nuovo libro, una guida sugli alberghi stregati. Così, quando gli viene proposto di visitare la stanza n. 1408 del Dolphin Hotel, si reca a New York armato di tutto il cinismo di cui uno scrittore specializzato in occulto può essere dotato. Ma in quella camera troverà ben di più di una porta che scricchiola…

Mikael Hafstrom traspone sullo schermo un racconto di Stephen King, contenuto nella raccolta Everything’s natural. Non è certo la prima volta che un’opera del re dell’horror approda al cinema. E, sempre riguardo agli incubi dello scrittore del Maine, non è nemmeno la prima volta che assistiamo ad un film deludente.

Mike Enslin (John Cusack) è un classico scrittore-con-traumi-alle-spalle. Nel suo passato, un classico-matrimonio-che-non-funziona e una classica storia-lacrimevole-che-vuole-dimenticare. Niente di meglio che girare il mondo alla ricerca di una serie di prove che dimostrino che l’aldilà esiste. Ma cos’è la stanza 1408? Un passaggio verso un altro mondo, un’entità maligna o un catalizzatore di energie negative? Il macabro direttore del Dolphin Hotel (Samuel L. Jackson) pensa sia “una stanza del male”, Mike Enslin pensa non sia niente se non una stanza con una brutta carta da parati.
Con queste premesse, da principio il film sembra funzionare, anche se segue le più classiche regole del racconto del terrore (l’avvertimento minaccioso, la serie di testimonianze sulle sciagure avvenute in quel luogo, i piccoli incidenti che avvengono non appena ci si avvicina alla porta)… Peccato che poco dopo, implacabile, inizi la prevedibile sarabanda di effetti speciali.
1408, nella sua prima metà, è un film forse non originale ma che regge bene la tensione: l’inizio dei fenomeni soprannaturali avviene con piccoli ma terribilmente inquietanti fenomeni poltergeist. Poco dopo, appaiono i primi fantasmi. E poi arriva altro ancora, ma non è il caso di svelare oltre. Il problema dell’opera però risiede proprio nello squilibrio fra effetto spettacolare e plot. A favore del primo, il secondo viene completamente dimenticato. Gli spunti narrativi vengono lasciati cadere, e tutta la partecipazione emotiva (del protagonista, e di conseguenza dello spettatore) si trova concentrata in un paio di sequenze, certamente nevrotizzanti e a volte davvero forti, ma non sufficienti a creare una trama.

Sorge un dubbio: difetti simili derivano da una cattiva regia o da un cattivo testo di partenza? Non sarebbe la prima volta che Stephen King pubblica un’opera inferiore alle sue prove precedenti, e in effetti 1408 (e questo particolare non può dipendere dal regista) è un po’ troppo somigliante a Shining, del quale però mancano le trovate narrative più intelligenti ed articolate (i differenti punti di vista, le doti medianiche, l’atmosfera malsana). Formulando delle ipotesi, potremmo dire che forse si tratta di un doppio incidente di percorso, del Maestro e del regista. Forse non siamo più in epoca di horror d’atmosfera. Forse sarebbe ora che i fantasmi classici venissero trattati con un po’ di rispetto, se non altro per l’enorme ruolo che ricoprono nella letteratura e nella cinematografia mondiali.
Non si preoccupino comunque i fanatici del terrore: gli spaventi e le immagini agghiaccianti, in 1408, non mancano. Il problema è che manca Stephen King, quello di Carrie, di Misery e di Stand by me. E manca un po’ di ironia cinematografica. E manca anche qualche nozione di base sulla narrazione filmica.

Titolo originale: 1408
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Horror
Durata: 94′
Regia: Mikael Håfström
Sito ufficiale: www.1408-themovie.com
Sito italiano: www.kfilms.it/1408
Cast: John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony, Alexandra Silber, Tony Shalhoub, Emily Harvey, Noah Lee Margetts
Produzione: Dimension Films, Di Bonaventura Pictures
Distribuzione: KEYFILMS
Data di uscita: 23 Novembre 2007 (cinema)

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“1408” di Mikael Håfström https://www.nonsolocinema.com/1408-di-Mikael-Hafstrom.html Sat, 24 Nov 2007 11:36:00 +0000 http://1408-di-Mikael-Hafstrom Adattare per il grande schermo un’opera letteraria scritta dal re dell’horror Stephen King è sempre stata un’arma a doppio taglio per tutti colori che si sono cimentati; da un lato il successo di cassetta è quasi assicurato, dall’altro regista e attori devono affrontare una delle più severe giurie cinefilo/letterarie del panorama internazione, ovvero quella dei […]

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Adattare per il grande schermo un’opera letteraria scritta dal re dell’horror Stephen King è sempre stata un’arma a doppio taglio per tutti colori che si sono cimentati; da un lato il successo di cassetta è quasi assicurato, dall’altro regista e attori devono affrontare una delle più severe giurie cinefilo/letterarie del panorama internazione, ovvero quella dei fans di King.

Dato che negli anni oramai non si contano più i pessimi lavori tratti dai libri del romanziere americano, inutile aggiungere che l’annuncio di un altro film, liberamente ispirato questa volta da un racconto, è stato accolto dai più con scetticismo.
La Dimension Films ha deciso di affidare la regia di 1408 al talentuoso regista svedese Mikael Håfström, da alcuni anni trapiantato a Hollywood con alterne fortune. Protagonista John Cusack (Mike Enslin nel film), attore versatile che ha impressionato, oltre che nei panni di personaggi sia drammatici che leggeri, anche ultimamente nella veste di attore di genere in Identità.

1408 è il numero di una stanza di un albergo newyorkese, l’Hotel Dolphin, nella quale nel corso di quasi un secolo molti ospiti hanno perso la vita in circostanze misteriose.
Ecco perché il mefistofelico direttore, interpretato da Samuel L. Jackson, ha deciso di non permettere a nuovi ospiti, soprattutto se spinti da intenti “turistici”, di soggiornarci. Finché al suo cospetto non si presenta Mike Enslin, un disilluso scrittore di guide di “case dei fantasmi” con una drammatica storia familiare alle spalle.
Enslin, che per inciso non crede a quello che scrive, è un convinto materialista, e disconosce qualsiasi fenomeno paranormale, attribuendo ogni manifestazione non spiegabile razionalmente alla suggestione che certi luoghi sono in grado di emanare.
Nonostante il direttore dell’albergo lo inviti in tutti i modi a non soggiornare in quella stanza, Enslin, che interpreta ogni resistenza dell’uomo come una mossa “pubblicitaria” per promuovere l’hotel, alla fine riuscirà ad ottenere la chiave dell’agognata stanza 1408 e passarvi così una notte.

Quello che accade in seguito è un viaggio del protagonista nel proprio io più recondito, dove le sue paure e drammi più repressi prendono forma per costituire una simbiosi con la realtà circostante.
Merito del regista Håfström è quello di far vivere allo spettatore lo stesso spaesamento fisico ed emotivo che prova Enslin, tanto che, seppur ci si trovi seduti comodi su una poltrona di una sala cinematografica, la paura e l’angoscia sono a tratti tangibili. Così come il coinvolgimento con il protagonista. Realtà e allucinazione diventano un tutt’uno, tanto da non capire, se non nel raggelante finale, cosa sia veramente accaduto.
1408 è uno dei sempre più rari esempi di cinema hollywoodiano che, pur senza ambizioni da Oscar e restando ben ancorato al genere, sa offrire al pubblico un ottimo intrattenimento. Da non perdere.

Titolo originale: 1408
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Horror
Durata: 94’
Regia: Mikael Håfström
Sito ufficiale: www.1408-themovie.com
Sito italiano: www.kfilms.it/1408
Cast: John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony, Alexandra Silber, Tony Shalhoub, Emily Harvey, Noah Lee Margetts
Produzione: Dimension Films, Di Bonaventura Pictures
Distribuzione: KEYFILMS
Data di uscita: 23 Novembre 2007 (cinema)

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“DERAILED – ATTRAZIONE LETALE” di Mikael Håfström https://www.nonsolocinema.com/DERAILED-ATTRAZIONE-LETALE-di.html Thu, 12 Jan 2006 14:43:38 +0000 http://DERAILED-ATTRAZIONE-LETALE-di Giovane famiglia della classe media di Chicago composta da papà, mamma, bambina e cane. L’uomo andando al lavoro conosce una donna attraente, e lì cominciano le brutte sorprese di un incubo lungo tre mesi. Tratto dal romanzo di James Siegel. La nuova pellicola di Mikael Hafstrom sembra volerci dire questo: “A tutti capita di sbagliare […]

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Giovane famiglia della classe media di Chicago composta da papà, mamma, bambina e cane. L’uomo andando al lavoro conosce una donna attraente, e lì cominciano le brutte sorprese di un incubo lungo tre mesi. Tratto dal romanzo di James Siegel.

La nuova pellicola di Mikael Hafstrom sembra volerci dire questo: “A tutti capita di sbagliare nella vita. Chi di noi non ha preso una decisione di cui poi si è pentito?”. Al centro della trama ci sono le possibili conseguenze di un errore. La vita di un uomo cambia drammaticamente. Persone normali vengono a trovarsi in situazioni straordinarie. Hastrom, forte di una nomination agli Oscar per il film “Evil – Il ribelle”, rientra in quella categoria di registi emergenti chiamati ad Hollywood per essere snaturati completamente. Spesso capita che le matricole, schiacciate da interessi e meccanismi più grandi di loro, abbiano difficoltà a mantenere i livelli precedenti, accontentandosi di film di genere in cui il tocco dell’autore si è perso.

Lo svolgimento è, decisamente, prevedibile. Numerosi gli sconfinamenti nell’inverosimile soprattutto per chi era in attesa di un’opera seconda. Le sorprese e i colpi di scena piuttosto fasulli. Si capisce che sono strumentali. Sono costruiti in modo che lo spettatore non si smarrisca nei mille risvolti della storia. Fa sorridere il fatto che il regista sia convinto che questo film necessiti di visioni secondarie per cogliere aspetti e dettagli difficilmente leggibili ad un primo sguardo. Lo spettatore è probabile che abbia quella malizia sufficiente per poter inquadrare in maniera corretta i profili dei vari personaggi e, di conseguenza, l’intreccio della trama.

Titolo originale: Derailed
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 107′
Regia: Mikael Håfström
Sito ufficiale: www.weinsteinco.com/derailed
Sito italiano: www.derailed.it
Cast: Clive Owen, Jennifer Aniston, Vincent Cassel, Melissa George, RZA, Addison Timlin, Tom Conti, Xzibit
Produzione: Lorenzo di Bonaventura
Distribuzione: Buena Vista
Data di uscita: 13 Gennaio 2006 (cinema)

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