Mendoza Brillante Archivi - NonSoloCinema https://www.nonsolocinema.com/tag/Mendoza-Brillante Informazione cinematografica e culturale Fri, 09 Sep 2016 15:50:23 +0000 it-IT hourly 1 https://www.nonsolocinema.com/wp/wp-content/uploads/2024/07/cropped-faviconV2-32x32.png Mendoza Brillante Archivi - NonSoloCinema https://www.nonsolocinema.com/tag/Mendoza-Brillante 32 32 “Singing In Graveyards” di Bradley Liew https://www.nonsolocinema.com/singing-graveyards-bradley-liew.html Fri, 09 Sep 2016 15:00:59 +0000 http://www.nonsolocinema.com/?p=505855 E’ necessaria un certo tipo di sensibilità per apprezzare appieno la new wave filippina. Né migliore né peggiore di altre, s’intenda, semplicemente si deve essere tarati in modo da poter realmente cogliere le sue sfumature; poetiche di Lav Diaz o Brillante Mendoza esulano talmente da quelli che sono i canonici standard occidentali (e per fortuna) […]

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E’ necessaria un certo tipo di sensibilità per apprezzare appieno la new wave filippina. Né migliore né peggiore di altre, s’intenda, semplicemente si deve essere tarati in modo da poter realmente cogliere le sue sfumature; poetiche di Lav Diaz o Brillante Mendoza esulano talmente da quelli che sono i canonici standard occidentali (e per fortuna) che chi assiste ai loro lavori per la prima volta non può che rimanerne spiazzato.

Questa premessa per dire che, evidentemente, a me questa sensibilità particolare manca. Farò quindi la parte dell’incolto pubblico che si trova di fronte al lavoro non di uno dei “grandi” ma sicuramente di qualcuno che può aspirare ad assurgere a quell’Olimpo.

Singing in Graveyards, presentato alla Settimana della Critica, è l’opera di prima di Bradley Liew, opera benedetta dallo stesso nume tutelare Lav Diaz, che compare in un cameo in qualità di manager traffichino.

Pepe Smith è un impersonatore che campa imitando uno dei grandi del rock filippino, Joey Smith. La vita di questo “falso Elvis” è stata completamente fagocitata da quella della sua ben più famosa controparte, al punto da non avere più famiglia né amici. Tutto il suo tempo è speso a perfezionare la sua interpretazione di Joey, e il coronamento di questa carriera sembra arrivare quando il suo manager (Lav Diaz, per l’appunto) gli comunica che è stato ingaggiato per aprire il concerto dello stesso Smith.

Unica clausola, dovrà scrivere una canzone d’amore che poi Joey canterà sul palco. Questo compito, all’apparenza semplice, metterà in crisi l’intero sistema di valori su cui si fondava la sua vita, perché di che amore potrà mai scrivere chi non se non come copia sbiadita di qualcun altro?

singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-01Il grossissimo punto di forza dell’opera è che Joey Smith, aka Pepe Smith, aka Joseph William Feliciano Smith, è davvero uno dei più grandi rocker di sempre, ed è l’interprete di questo film. Se siete digiuni di storia del rock filippino e non, si deve immaginare la stessa trama ma con protagonista Mick Jagger, con cui Pepe Smith ha in comune il volto stropicciato, oltre che l’aura di leggenda.

Si capisce ora come l’opera acquisti una valenza meta che va sovrapporsi indissolubilmente al soggetto originario, e come Pepe Smith abbia dovuto realmente mettersi in gioco per riuscire a interpretare non solo se stesso, ma anche il suo Doppelgänger, in un risultato tragicomico e struggente. Smith è sia la sua parte famosa, che il suo doppio washed out, e questa contraddizione così presente dona al suo personaggio un’intensità senza pari.

singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-06-932x371A questo punto però entra in gioco la mia mancanza di sensibilità di cui sopra. Se da un lato lo spunto è eccellente e l’interpretazione intensa, dall’altro i tempi estremamente dilatati e i dialoghi al limite del surreale hanno reso più ostica la visione e, a mio avviso, ridotto la drammaticità annacquando (mi si passi il termine) quello che poteva essere un intenso studio sull’animo umano, le sue contraddizioni e la sua fragilità.

Ma come ho già spiegato, è sicuramente colpa mia, della mia incapacità di cogliere le meravigliose connotazioni insite nella cinematografia filippina cui Bradley Liew è entrato a far parte. Imperdibile per tutti quelli che non soffrono delle mie stesse idiosincrasie.

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I vincitori del Festival di Cannes 2016 https://www.nonsolocinema.com/vincitori-festival-cannes-2016.html Mon, 23 May 2016 06:35:57 +0000 http://www.nonsolocinema.com/?p=502057 Un palmares ricco di sorprese. E i riconoscimenti della 69. edizione del Festival del Cinema di Cannes arrivano inaspettati, per lo più (soprattutto per la critica). A strappare la Palma d’Oro l’inossidabile cantore del sociale e dei più deboli Ken Loach che fa il bis dopo Il vento che accarezza l’erba. L’ottantenne regista inglese ha […]

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Un palmares ricco di sorprese. E i riconoscimenti della 69. edizione del Festival del Cinema di Cannes arrivano inaspettati, per lo più (soprattutto per la critica). A strappare la Palma d’Oro l’inossidabile cantore del sociale e dei più deboli Ken Loach che fa il bis dopo Il vento che accarezza l’erba. L’ottantenne regista inglese ha ritirato il premio dichiarando con invidiabile coerenza:

Non solo un altro mondo è possibile, ma è necessario

Tutti i vincitori:

Palma d’oro: I, Daniel Blake del britannico Ken Loach

 

Grand Prix: Juste la fin du monde del canadese Xavier Dolan

Miglior regia: al regista romeno Cristian Mungiu per Baccalaureat e al francese Olivier Assayas per Personal shopper.

Miglior sceneggiatura: all’iraniano Asghar Farhadi per Le client

Premio della giuria: American Honey della britannica Andrea Arnold

Miglior attrice: Jaclyn Jose per l’interpretazione in Ma’Rosa del filippino Brillante Mendoza

Miglior attore: Shahab Hosseini per Le client dell’iraniano Asghar Farhadi

Camera d’or: Divines della francese Houda Benyamina

Palma d’oro del cortometraggio: Timecode dello spagnolo Juanjo Giménez

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“Ma’ Rosa” di Brillante Mendoza https://www.nonsolocinema.com/rosa-brillante-mendoza.html Fri, 20 May 2016 21:52:30 +0000 http://www.nonsolocinema.com/?p=502042 Il regista filippino Brillante Mendoza rinnova la sua presenza al Festival di Cannes con un film che per la prima volta convince in modo unanime critica e pubblico, candidandosi tra i favoriti per la conquista della Palma d’Oro 2016. Ambientato nei sobborghi di Manila, Ma’ Rosa è la storia di una donna, madre di quattro […]

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Il regista filippino Brillante Mendoza rinnova la sua presenza al Festival di Cannes con un film che per la prima volta convince in modo unanime critica e pubblico, candidandosi tra i favoriti per la conquista della Palma d’Oro 2016.

Ambientato nei sobborghi di Manila, Ma’ Rosa è la storia di una donna, madre di quattro figli e proprietaria di un negozio di alimentari, che per arrotondare e mantenere la famiglia gestisce in parallelo un piccolo traffico di stupefacenti.

Il suo arresto da parte della polizia corrotta filippina non è che l’inizio di un incubo che la accompagnerà per tutto il corso della storia, contraddistinta dai tradimenti di quelli che riteneva amici, e dalle pressanti richieste di denaro degli organi di polizia, disposti ad archiviare la vicenda in cambio di un’ingente somma di denaro e inclini all’uso gratuito della violenza nel corso gli interrogatori.

Diretto con uno stile prettamente documentaristico, con immagini crude e realistiche e una fotografia caratterizzata dall’uso di sole luci artificiali, Ma’ Rosa è un film che non cerca la compassione del pubblico, che per scelta specifica del regista rimane semplice spettatore acritico e asettico, che assiste agli eventi come osservatore imparziale.

L’intenzione di Mendoza è quella di portare alla luce un’umanità disperata e marginale, dove il corso della vita è caratterizzato da episodi di violenza e soprusi, nei quali le leggi rappresentano solo l’espediente per coltivare, ingigantire ed incrementare fenomeni di corruzione.

Titolo originale: Ma’ Rosa
Nazione: Filippine
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 110′
Regia: Brillante Mendoza
Cast: Jaclyn Jose, Julio Diaz, Felix Roco, Kristofer King, Mercedes Cabral, Baron Geisler, Felix Roco, Jomari Angeles
Data di uscita: Cannes 2016 – In Competition

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“Venezia 70 – Future Reloaded” di AA.VV. https://www.nonsolocinema.com/Venezia-70-Future-Reloaded-di-AA_28426.html Wed, 28 Aug 2013 22:49:52 +0000 http://Venezia-70-Future-Reloaded-di-AA_28426 Venezia 70 – Progetto Speciale Venezia 70 – Future Reloaded è lo speciale evento creato per festeggiare il traguardo dei “70 anni” della Mostra del Cinema di Venezia. 70 Autori, che nel corso della loro carriera, a volte iniziata proprio a Venezia, hanno partecipato con le loro opere alla Mostra del Cinema, sono stati chiamati […]

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Venezia 70 – Progetto Speciale
Venezia 70 – Future Reloaded è lo speciale evento creato per festeggiare il traguardo dei “70 anni” della Mostra del Cinema di Venezia.

70 Autori, che nel corso della loro carriera, a volte iniziata proprio a Venezia, hanno partecipato con le loro opere alla Mostra del Cinema, sono stati chiamati a realizzare un loro cortometraggio come “regalo di buon compleanno.”

Ogni regista ha “donato” 60/90 secondi di piccole di emozioni e di vita vissuta, tenendo sempre o in primo piano o come sfondo la Settima Arte, come consigliera o amante, amica o rimpianto, nostalgia e futuro.

Alcuni di questi cortometraggi hanno lasciato il segno, per il loro andamento orchestrato da una mano più decisa e allo stesso tempo delicata, più emozionante, soprattutto diretto per empatia e tenerezza, rispetto ad altri dove l’intento riflessivo si è mostrato eccessivamente elaborato.

Dall’affettuoso Kim Ki-duk al concreto Davide Ferrario, dall’artista James Franco al romantico Pietro Marcello, e poi Ermanno Olmi, Mendoza,Piccioni, la siriana Hala Alabdalla, Bertolucci.

Venezia 70 – Future Reloaded è una storia fatta di tante dediche, di frasi, di sentenze a volte, sempre di sguardi; tante macchine da presa per fermare il mondo e approfondirlo in racconti di verità e in altri di fantasia, dove il Cinema è uno specchio del mondo che mostra e dimostra com’è e come dovrebbe essere.
Giovani studenti delle Scuole di Cinema, vecchi proiettori o pellicole, bimbi che gattonano o sedie a rotelle tra le macerie della Siria, filmati d’epoca, gondole in una Venezia in bianco e nero, monologhi e strade illuminate: sono solo alcuni dei protagonisti di questi 70 cortometraggi.

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Il grembo materno perduto di Brillante Mendoza https://www.nonsolocinema.com/Il-grembo-materno-perduto-di_25921.html Fri, 07 Sep 2012 22:17:36 +0000 http://Il-grembo-materno-perduto-di_25921 Una vita che si muove sull’acqua. La realtà di una comunità Bajau che vive nelle case costruite in mezzo al mare. Come mezzo di trasporto, usa barche multicolore e si alimenta di quel che le regala la natura. Thy Whomb (“Il Grembo”) mostra per cento minuti uno splendido scenario naturale e la quotidianità di un […]

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Una vita che si muove sull’acqua. La realtà di una comunità Bajau che vive nelle case costruite in mezzo al mare. Come mezzo di trasporto, usa barche multicolore e si alimenta di quel che le regala la natura.

Thy Whomb (“Il Grembo”) mostra per cento minuti uno splendido scenario naturale e la quotidianità di un popolo con stile quasi documentaristico. Al suo interno, si inserisce la storia di una coppia affiatata che lavora giorno per giorno per sopravivere, ma l’impossibilità di avere figli porterà la donna a cercare una seconda moglie per suo marito.

Nella religione musulmana e nella cultura di quel popolo si possono avere due mogli, spiega lo sceneggiatore Henry Burgos durante la conferenza stampa tenutasi nel palazzo del Casinò del Lido: “Avere un figlio è una grazia divina di Allah, e questo potrebbe giustificare il sacrificio della donna”. Dall canto suo, il regista Brillante Mendoza aggiunge: “avere due mogli è una pratica comune, è evidente che per le donne è più difficile accettare questa situazione che per gli uomini”.

Nel film si mostrano anche due scene-verità: i dettagli di un parto e una mucca alla quale viene tagliato il collo per una festa di matrimonio.

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Brillante Mendoza sul red carpet di “Sinapupunan” https://www.nonsolocinema.com/SINAPUPUNAN-Red-Carpet_25935.html Thu, 06 Sep 2012 19:06:00 +0000 http://SINAPUPUNAN-Red-Carpet_25935 Il regista filippino Brillante Mendoza sbarca in laguna con il suo nuovo lavoro Thy Womb. Un racconto quasi etnografico che vuole mostrare le contraddizioni di una cultura, quella di Tawi-Tawi, e più in generale quelle del mondo in cui viviamo. Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio

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Il regista filippino Brillante Mendoza sbarca in laguna con il suo nuovo lavoro Thy Womb.

Un racconto quasi etnografico che vuole mostrare le contraddizioni di una cultura, quella di Tawi-Tawi, e più in generale quelle del mondo in cui viviamo.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio

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Venezia 69: “Sinapupunam” (Thy Womb) di Brillante Mendoza https://www.nonsolocinema.com/Venezia-69-Sinapupunam-The-Womb-di_25882.html Thu, 06 Sep 2012 17:13:51 +0000 http://Venezia-69-Sinapupunam-The-Womb-di_25882 Concorso Il womb, ventre, a cui il titolo si riferisce, può essere quello infertile di Shaleha, sposata a Bangas An, a cui però non può dare un figlio; oppure quello fertile di Mersila, seconda moglie di Bangas An, scelta appositamente per quello scopo. Può essere, infine, il ventre della terra, fertile per natura, ma reso […]

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Concorso
Il womb, ventre, a cui il titolo si riferisce, può essere quello infertile di Shaleha, sposata a Bangas An, a cui però non può dare un figlio; oppure quello fertile di Mersila, seconda moglie di Bangas An, scelta appositamente per quello scopo. Può essere, infine, il ventre della terra, fertile per natura, ma reso infecondo dagli errori dell’uomo.

Un racconto quasi etnografico, quello di Mendoza, che vuole mostrare le contraddizioni di una cultura, quella di Tawi-Tawi, e più in generale quelle del mondo in cui viviamo.
Per ironia del destino, Shaleha è la levatrice del piccolo insediamento su palafitte in cui vive: assiste quindi con incredibile regolarità al miracolo che è la nascita di un figlio, e alla gioia che questa porta ai novelli genitori. Quasi come un costante reminder del fardello che deve portare. La sua decisione di trovare una seconda moglie per Bangas An ha il duplice scopo di evitare che lui la tradisca a sua insaputa e di dargli la gioia che un figlio, tradizionalmente un dono di Allah, porta e che lei non è stata in grado di fargli provare. La ricerca di una ragazza adatta, che troveranno in Marsila, porta lo sguardo di isola in isola, nel profondo della comunità di Tawi-Tawi, in una realtà che, a detta dello sceneggiatore Henry Burgos, è ancora sconosciuta alla maggior parte degli stessi filippini.

Assistiamo quindi alla preparazione e al rito matrimoniale tradizionale, così come alle costanti problematiche che la comunità deve affrontare, come le incursioni dei pirati. La sceneggiatura sembra quasi inesistente mentre la storia procede, con passo lento (fin troppo) e ampio respiro, verso il vero, tragico, sacrificio che Shaleha dovrà compiere: Mersila, infatti, ha esplicitamente richiesto a Bangas An, come condizione per il matrimonio, di ripudiare la prima moglie una volta dato alla luce il loro figlio. L’ultimo gesto di affetto matrimoniale di Shaleha sarà proprio quello di far nascere il primogenito che lei non è riuscita a concepire.

Nora Aunor ha dichiarato che Mendoza ha dato poche indicazioni su come girare le scene, lasciando gli attori liberi di esprimersi, di lasciar trapelare le loro emozioni e i loro sentimenti. La storia di Shaleha e Bangas An, inserita in un contesto più ampio, funge da espediente per raccontare una comunità con grandi potenzialità purtroppo non sfruttate, o sfruttate in modo sbagliato, condizione applicabile a molti paesi dei nostri giorni. Nel complesso Mendoza presenta un’opera profondamente lenta e riflessiva, quasi un documentario, che tramite l’utilizzo di una trama lieve, a tratti assente, porta alla luce uno spaccato di un mondo e una cultura quasi inesplorati.

Titolo originale: Sinapupunan
Nazione: Filippine
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 100′
Regia: Brillante Mendoza
Cast: Nora Aunor, Bembol Rocco

Data di uscita: Venezia 2012

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“Captive” di Brillante Mendoza https://www.nonsolocinema.com/Berlinale-2012-Captive-di_24623.html Sat, 18 Feb 2012 12:15:54 +0000 http://Berlinale-2012-Captive-di_24623 Concorso È il 27 maggio 2001. Il gruppo di Abu Sayyaf, fanatici assassini e ladri che si definiscono rivoluzionari, prende prigionieri dodici persone – che per sbaglio non sono i veri obbiettivi, bensì turisti e operatori umanitari – da un resort sull’isola di Dos Palmas, sud delle Filippine. Rivendicano l’azione al grido di “Allah è […]

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Concorso
È il 27 maggio 2001. Il gruppo di Abu Sayyaf, fanatici assassini e ladri che si definiscono rivoluzionari, prende prigionieri dodici persone – che per sbaglio non sono i veri obbiettivi, bensì turisti e operatori umanitari – da un resort sull’isola di Dos Palmas, sud delle Filippine. Rivendicano l’azione al grido di “Allah è grande” e chiedono riscatti elevati.
Per oltre un anno i terroristi terranno i prigionieri in ostaggio, conducendoli nella foresta con una marcia estenuante, nel corso della quali alcuni perderanno la vita, uccisi nel corso di tentativi di liberazione, oppure dai terroristi stessi, o per stenti.

Il film è la cronaca di impressionante realismo di quella vicenda terribile, girato negli stessi luoghi dove si svolsero i fatti, anche con attori non professionisti. Isabelle Huppert impersona Thérèse Bourgoigne,una operatrice umanitaria che era tra gli ostaggi. Le interpretazioni sua e quella di tutti gli altri sono di una efficacia straordinaria. Lo spettatore è immerso nella foresta, in una natura selvaggia e lussureggiante, ora mortalmente pericolosa e ora incredibilmente affascinante. Vive le ora e i giorni della prigionia, narrate con profonda sensibilità per ogni dettaglio emotivo e umano, perfino per quel senso di inevitabile intimità, a volte brutale, che si crea tra vittime e carnefici.

Nel corso di quello stesso anno si svolge anche un’altra tragedia, quella dell’attacco alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York, e il film ne riporta l’eco con il dramma che esso desta tra gli ostaggi e il giubilo dei terroristi.

Il film è anche una attenta analisi del rapporto tra uomo e natura, una condanna della violenza e della sopraffazione e un inno alla speranza e alla pace. Con questo lavoro Mendoza, cinquantaduenne regista filippino, conferma le sue capacità, già riconosciute al festival di Cannes nel 2009 grazie al film Kinatay.

Titolo originale: Captive
Nazione: Francia, Filippine, Germania
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 120′
Regia: Brillante Mendoz
Cast: Isabelle Huppert, Katherine Mulville, Marc Zanetta, Maria Isabel Lopez, Rustica Carpio
Produzione: Swift Productions, Arte France

Data di uscita: Berlino 2012

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“Lola” di Brillante Mendoza https://www.nonsolocinema.com/Lola-di-Brillante-Mendoza_17966.html Thu, 10 Sep 2009 19:51:53 +0000 http://Lola-di-Brillante-Mendoza_17966 Venezia 66. Concorso – Film a Sorpresa Manila, caotica capitale delle Filippine. Una vecchia signora, insieme a un bambino, compra una candela e l’accende in un vicolo malfamato sfidando il forte vento monsonico. È Lola (Nonna) Sepa che ricorda il nipote ucciso la sera prima da un malintenzionato che voleva rubargli il cellulare. Lola Puring, […]

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Venezia 66. Concorso – Film a Sorpresa
Manila, caotica capitale delle Filippine. Una vecchia signora, insieme a un bambino, compra una candela e l’accende in un vicolo malfamato sfidando il forte vento monsonico. È Lola (Nonna) Sepa che ricorda il nipote ucciso la sera prima da un malintenzionato che voleva rubargli il cellulare. Lola Puring, dal canto suo, sfida la pioggia torrenziale per raggiungere in carcere e portare da mangiare al nipote, accusato di essere lo stesso malintenzionato che ha derubato e ucciso il nipote di Lola Sepa.

Le due donne, parimenti povere, anziane, acciaccate e innamorate dei propri nipoti, cominciano un lungo peregrinare nella metropoli alla ricerca del denaro necessario in vista delle prossime incombenze: Lola Sepa deve organizzare il costoso funerale (la bara meno cara costa 8000 pesos, laddove un ottimo stipendio filippino ammonta a 2/3000 pesos mensili), chiedendo aiuto a vicini e parenti, arrivando addirittura a implorare un favore politico, e portare avanti il procedimento penale contro il nipote di Lola Puring; la quale, dopo essersi consultata con un avvocato d’ufficio, si prodiga per ricercare i soldi necessari a un patteggiamento privato, prendendo la radicale decisione di affidarsi a uno strozzino. Quando per la prima volta le due nonne si incontrano e si parlano vis a vis, la sensazione è quella di assistere alla rimpatriata di due vecchie amiche; o meglio, di assistere a una conversazione speculare in cui la persona vera e l’identico riflesso vivono di vita propria e sono costrette a collidere per un capriccio del fato.

Brillante Mendoza, regista filippino classe 1960, è reduce da due anni di grazia. Primo filippino della storia a essere invitato a partecipare al Concorso ufficiale del Festival di Cannes nel 2008 con Serbis, per poi ripetersi nel 2009 riportando anche in patria il premio per la Miglior Regia con Kinatay. E pensare che Mendoza entra nel mondo del cinema nel 1986 come scenografo, passando dietro alla macchina da presa solo nel 2005. Nei successivi quattro anni l’autore filippino ha firmato ben nove lungometraggi impostando ritmi produttivi talmente forsennati che persino Imdb, il maggior database cinematografico online, viene lasciato indietro dando ancora in preparazione questo Lola, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2009 come secondo film a sorpresa inserito nel Concorso Ufficiale.

Già il Torino Film Festival, nel 2006, deve aver visto qualcosa di speciale in questo regista praticamente esordiente, presentando, in Concorso, il secondo lungometraggio di Brillante Mendoza intitolato Manoro. I punti di contatto fri i due film sono numerosi, ma Lola riesce a essere maggiormente maturo, forte dell’esperienza accumulata in questi anni. La tecnica di ripresa è sempre quella: la macchina da presa in spalla, a seguire i personaggi in maniera costante ma lieve, testimoniando in maniera quasi amorevole e pietistica il peregrinare caracollante, faticoso e testardo di Lola Sepa e Lola Puring. Allo stesso tempo la capacità di narrare è estremamente migliorata: gli eventi mostrati sono tutti funzionali alla narrazione della vicenda e alla costruzione dei due personaggi principali, laddove Manoro voleva evidentemente narrare una storia ma si perdeva costantemente in eventi collaterali e superflui.

Il ritmo di Lola scorre lento e costante, dando modo allo spettatore di reclinare in maniera figurata la poltrona, di assorbire al meglio le atmosfere grigie e piovose di questa pellicola, di fare un salto quanto più verosimile possibile nel cuore di una città, di una nazione pulsante, brulicante, piena di povertà ma attivissima culturalmente. Venezia lo sa bene, dal momento che ha ospitato gli ultimi film-fiume di Lav Diaz: il cinema indipendente filippino è incredibilmente fertile e in continua crescita, dato confermato dal fatto che sempre più giovanissimi autori esordiscono e vengono notati da grandi festival internazionali. La speranza è che tutti riescano a raggiungere un livello di coscienza del mezzo e di riconoscimento internazionale anche solo simile a quello di Mendoza.

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“Lola” di Brillante Mendoza https://www.nonsolocinema.com/Lola-di-Brillante-Mendoza_17956.html Thu, 10 Sep 2009 16:54:00 +0000 http://Lola-di-Brillante-Mendoza_17956 Venezia 66. Concorso – Film Sorpresa Malabon, Manila, Filippine. Durante un violento monsone due donne, due “lole” (lola in lingua Tagalog significa nonna) si affannano per trovare il denaro necessario a un funerale e a un processo. Lola Sepa ha visto morire suo nipote durante una rapina, per il furto di un telefono cellulare. Lola […]

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Venezia 66. Concorso – Film Sorpresa
Malabon, Manila, Filippine. Durante un violento monsone due donne, due “lole” (lola in lingua Tagalog significa nonna) si affannano per trovare il denaro necessario a un funerale e a un processo. Lola Sepa ha visto morire suo nipote durante una rapina, per il furto di un telefono cellulare. Lola Puring è invece sconvolta perché l’assassino del giovane derubato è suo nipote. Entrambe poverissime, anziane e determinate – pur nel dolore che le affligge -, si mettono presto all’opera l’una per assicurare una sepoltura dignitosa al nipote e una giusta pena al colpevole; l’altra per tentare di evitare che l’amato nipote non marcisca in galera per il resto dei suoi giorni.

Presentato a Venezia in Concorso come secondo film a Sorpresa, Lola è una pellicola difficile, un dramma familiare incrociato basato sulla resa naturalistica delle immagini e sulla gestione “neorealistica” del materiale narrativo e degli attori. Brillante Mendoza segue con occhio discreto – quasi facendo sparire la macchina da presa nella irrituale quotidianità dei gesti dei protagonisti – la sofferenza di due donne orgogliose e fiere, pronte a fare qualunque cosa pur di far trovare pace ai propri cari.

Il giovane e talentuoso cineasta filippino, scoperto al Festival di Locarno nel 2005 con Masahista e arrivato ben presto in concorso al Festival di Cannes, nel 2008, con Serbis, per poi vincere quest’anno il premo come Miglior Regista sempre al Festival francese con Kinatay, si addentra senza paura nell’intimità di una sofferenza che ha origine nel concetto di onore, oltre che di legame famigliare. Tuttavia sono proprio le azioni che compiamo nei momenti più tragici, nei quali ognuno reagisce in maniera diversa, la misura della nostra umanità.

Mendoza punta sulla forma, scandisce la vicenda – raccontata quasi in tempo reale – con continui piani sequenza e lunghi primi piani di volti e di oggetti, di soldi (incubo e maledizione, salvezza e sicurezza) che cambiano di mano e di documenti che segnano il passato e il futuro dei protagonisti. La burocrazia della giustizia si scontra con la pragmatica esigenza di sopravvivenza, l’onore con il bisogno, l’amore con la compassione. Una pellicola severa e problematica, tanto complessa quanto apparentemente lineare.

Lola di Brillante Mendoza
Filippine, 110′
v.o. tagalog – s/t italiano, inglese
Anita Linda, Rustica Carpio, Tanya Gomez, Jhong Hilario, Ketchup Eusebio

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