“Tsumetai Nettaigyo (Cold Fish)” di Sono Shion

Viaggio nella mente dell'uomo comune

Venezia 67. Orizzonti
Shamoto, propietario di un piccolo negozio di pesci tropicali, vive una vita molto regolare, afflitta da un unico, apparentemente insormontabile problema: la ribelle figlia adolescente Mitsuko non vuole saperne di avere un rapporto o quanto meno rispettare la sua matrigna, Taeko, la giovane e bella seconda sposa di Shamoto.

La classica goccia che fa traboccare il vaso arriva quando Mitsuko si fa pizzicare a taccheggiare in un supermercato. La famigliola viene salvata da questa situazione scabrosa da un giovale e amichevole personaggio, che blandisce il direttore del supermercato con una parlantina e un carisma irresistibili. Murata, questo il suo nome, gestisce il più grande e lussuoso negozio di pesci tropicali della regione e invita la famiglia di Shamoto a visitarlo. Da qui gli eventi non sembrano tanto precipitare quanto, come tessere del domino, si susseguono l’uno all’altro, come se il precedente semplicemente spingesse inesorabilmente il seguente senza dare possibilità di scampo o via d’uscita. Mitsuko, quindi, verrà assunta nel negozio di Murata e addirittura accetta la proposta di vivere in un dormitorio allestito appositamente per i dipendenti. Taeko, bellissima e giovane donna fino a quel momento presentata come silenziosa e apparentemente depressa, viene sedotta da Murata con una sicurezza e un’arroganza tenute ben nascoste fino a quel momento.

Shamoto, dal canto suo, subisce la travolgente personalità del nuovo amico, benefattore a addirittura socio in affari senza riuscire a reagire e a imporre la sua imposizione. Murata, consapevole di possedere letteralmente Shamoto grazie all’influenza sulla moglie e la figlia e la debolezza manifesta dell’uomo, lo coinvolge in un giro d’affari truffaldino: la vendita di inesistenti pesci tropicali a prezzi maggiorati e la successiva uccisione del compratore. A sentire Murata, lui e la moglie hanno già “reso invisibili” con tecniche raccapriccianti ormai 58 persone. Shamoto, semplicemente impossibilitato a reagire perchè imprigionato in un’ indole passiva e non impositiva, si fa trasportare in questa impossibile e impensabile situazione finchè una vita di non reazione e di non azione si catalizzerà con violenza nello stato mentale e nel comportamento più estremi.

La Mostra del Cinema dà finalmente il benvenuto a Sono Shion, regista fra i più interessanti e fra i più difficilmente inquadrabili o imprigionabili con un’etichetta del cinema internazionale contemporaneo. L’avevamo lasciato nel 2008 quando aveva presentato al pubblico italiano di Udine il film/fiume in piena Love Exposure: 240 minuti di tutto e di più, senza freni, senza scrupoli (cinematografici), senza limiti. Ritorna due anni dopo con un altro film sorprendente. In partenza Cold Fish si presenta come un thriller piuttosto convenzionale: convenzionale la scrittura, convenzionali le scelte registiche e la recitazione (eccezion fatta per il Murata di Denden, fantasticamente sopra le righe fin da subito), convenzionale la fotografia (eccentricità, difficoltà di fruizione e disturbo sono da sempre i marchi di fabbrica puramente visivi di Sono). Un inizio inaspettato, che lascia interdetti ma che, addestrati come siamo a un cinema classico e innocuo, si lascia guardare e riesce a dare più di una soddisfazione per la pulizia tecnica e per il placido ma incalzante ritmo narrativo.

Piano piano la strategia di accumulazione dell’autore si fa sentire: se dapprima le simpatie per il sensibile e comprensivo Shamoto ai danni del rozzo e rumoroso Murata ci facevano sentire di essere dalla parte “giusta”, il continuo subire passivo del protagonista porta lo spettatore a un livello di frustrazione che ribalta i suoi sentimenti di appoggio e anche di immedesimazione. Murata diventa il personaggio da seguire, con la sua spietatezza, il suo egoismo, la sua arroganza. Qualcuno una volta ha detto: “i buoni sono semplicemente dei cattivi che hanno troppa paura per comportarsi come tali”. Sono Shion ci fa vedere questo, ci fa vedere un personaggio detestabile e al di fuori dei meccanismi della società come Murata, che però vive senza ipocrisia e senza paura e per questo è un uomo realizzato. Al contrario Shamoto, che vive nella negazione, nella paura, nella debolezza, nella passività, vive un momento drammatico in cui la sua rabbia finalmente tracima, in cui la valvola di sfogo salta e il meccanismo diventa distruttivo. Questo succede quando si tarpa la propria vita e questo è il messaggio, forte, sottile e ovviamente possibilmente non condivisibile che Sono Shion lancia. Lasciandoci poi a un finale folle e sanguinolento, di una bellezza assurda e insopportabile, dimostrandosi una volta di più come uno degli autori da seguire con attenzione, nel bene e nel male.

Titolo originale: Cold Fish
Nazione: Giappone
Anno: 2010
Genere: Thriller
Durata: 144′
Regia: Sion Sono

Cast: Mitsuru Fukikoshi, Denden, Asuka Kurosawa, Megumi Kagurazaka, Tetsu Watanabe
Produzione: Nikkatsu, Stairway

Data di uscita: Venezia 2010