È stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, il nuovo film di Paolo Genovese, Il rumore delle cose nuove, tratto dall’omonimo romanzo dello stesso regista e scrittore.
La storia è ambientata a Milano. Il film è corale: protagoniste sono infatti tre coppie le cui vite si intrecciano in maniere alquanto inusuali. Tutti i personaggi sono accomunati dal vivere una vita d’apparenza, incatenati in una gabbia che li tiene prigionieri delle proprie fragilità.
Troviamo Alba (Emanuela Fanelli) e Umberto (Edoardo Pesce). Lui regala gioia ai bambini in ospedale vestendosi da Topolino, è senza dubbio tra i personaggi più interessanti, poiché questo suo impiego stride ferocemente con la sua vera natura, quella di un uomo oscuro che nell’intimità domestica con Alba si rivela violento, sia verbalmente che fisicamente. Alba, invece lavora per un’agenzia di pulizie ma all’insaputa del marito accetta un nuovo lavoro per avere un po’ di soldi per sè. Qui entra in gioco Elio (Claudio Santamaria), forse uno dei personaggi dal potenziale più alto, eppure il meno esplorato. Abbiamo poi Andrea (Stefano Accorsi) e Andreina (Vittoria Puccini). Lui è un fotografo di matrimoni, costantemente a contatto con la felicità delle coppie, sua moglie, d’altra parte, è un medico del pronto soccorso, costretta a confrontandosi quotidianamente con il ciclo della vita e della morte. Infine ci sono Viola (Claudia Pandolfi) e Ralph (Lino Musella), lui è un rumorista cinematografico, mentre lei è un’attrice che, dopo la nascita del figlio Mirko, ha messo da parte il sogno del palcoscenico teatrale per accontentarsi di qualche comparsa al cinema.
Le loro storie si intersecano nello spazio e nel tempo. Apparentemente distanti gli uni dagli altri, e spesso distanti persino all’interno della stessa coppia, i protagonisti sono accomunati da un filo invisibile che li tiene inestricabilmente legati. A essere esplorato, in particolar modo, è il concetto stesso di coppia e di famiglia, e più di ogni altra cosa il desiderio e la complessa responsabilità dell’essere genitori.
Come spesso accade nelle opere di Genovese, abbondano gli intrecci ben congegnati che invitano a riflettere su ciò che si sta guardando, tuttavia, a differenza di alcuni suoi lavori precedenti, a questo film sembra mancare qualcosa. La visione risulta comunque piacevole, accompagna fluidamente lo spettatore per tutta la sua durata e solleva tematiche rilevanti. La sceneggiatura esplora a fondo le dinamiche relazionali e l’interiorità di ciascun personaggio, mostrando come vivano tutti in balia di segreti, ansie e bugie, schiacciati dalle loro stesse fragilità. Eppure, alcune ramificazioni della trama potrebbero apparire leggermente forzate, appoggiandosi a cliché forse non del tutto realistici, ma che, in fin dei conti, si adattano al tono generale dell’opera.
Il vero fulcro della riflessione rimane però l’arrivo delle “cose nuove”: eventi che si insinuano silenziosamente per poi esplodere in un rumore assordante, rischiando di stravolgere del tutto le esistenze, d’altronde Ralph, che con i rumori lavora quotidianamente, sintetizza tutto così:
“Il rumore invece avvolge tutto, entra da una crepa, fa un timido scricchiolio e da lì sposta ogni cosa, pezzo dopo pezzo, costringendoci ad ascoltare ciò che prima non sentivamo”.




















