In Concorso
Nella nebbia della Louisiana, Dave Robicheaux (Tommy Lee Jones) insegue fantasmi e omicidi seriali. Nella terra post-Katrina i ricordi della guerra di secessione si sovrappongono oniricamente ai delitti di una periferia umida e pastosa che cerca di rialzarsi da un disastro naturale investendo nella produzione cinematografica.
Non un soggetto originale per Tavernier, ma l’adattamento di uno dei romanzi del ciclo di James Lee Burke intitolato “In the Electric Mist with Confederated Dead”. Come solo i taciturni sanno essere, il detective è un personaggio dal comportamento molto complesso, attanagliato dal passato, dalle visioni di un delitto avvenuto tra le paludi e le salamandre. Sembra che, stoicamente e ieraticamnte, egli debba preservare un angolo di mondo, già messo in ginocchio dalla forza della Natura (uragano), stanando l’avidità degli sciacalli che ronzano su un corpo agonizzante e povero.
Miseria e ignoranza, nelle paludi della Louisiana dove ci sono “troppe persone che si vendono e si comprano a vicenda, in un mostoso odore di carburante evaporato”. La voce off del detective Dave entra nel gioco per spiegarci le antiche e logore logiche di sopravvivenza dell’uomo nell’ambiente ostile e ringhioso. Il Katrina affair ha fatto gola alla delinquenza organizzata e anche ai criminali cani sciolti, ha profuso nell’uomo già disturbato l’idea di poter uccidere e farla franca. In mezzo ad un mare di rottami, Dave dà la caccia a chi ammazza le baby-prostitute, giovani donne indotte a vendersi per raggruzzolare spiccioli e filare via il più presto possibile senza magari dare nell’occhio.
In mezzo alle fisarmoniche blues, ai riff di inizio secolo evocanti spirituals e compravendita di razze, Dave trova un confidente: nelle mezze parole strascicate dell’inflessione del sud degli Stati Uniti, il fantasma di un vecchio generale della guerra di Secessione lo rincuora, lo indirizza, lo fotografa.
Vecchi personaggi, lontani dal trattamento “superoministico” che viene conferito a chi recita nelle serie tv – afferma Tavernier.
Poca violenza, molta riflessione, molta torbidezza d’animo, molta labilità di valori (anche Dave manipola le sue scene del crimine, non è senza macchia e integerrimo come vorrebbe apparire). I solchi sulla sua pelle incarnano il concetto di “decenza comune” – spiega il regista in conferenza stampa. Quella decenza che George Orwell indicava come il cemento della democrazia: decenza comune che accompagna attributi come generosità, lealtà, autostima, solidarietà. I suoi istinti lo guidano, l’esperienza del peccato trasmessa dal retaggio cattolico infesta i suoi comportamenti. Occhi da animale ferito, da fiera ridotta in cattività circondata da personaggi mostruosi – mezzi gangster, mobster, scagnozzi avvezzi all’uso improprio delle mazze da baseball, viscidi poliziotti corrotti con le mani unte di cosce di pollo fritto, vecchie meretrici sdentate in cerca degli ultimi piaceri carnali.
Nella vischiosità delle alghe lacustri riesce a liberarsi dalla feccia, restituendo un film, senza ancora una data per la distribuzione in Italia, caro alle regole del genere, che può intrigare senza essere nitido, che può affascinare nonostante il velo poco elettrico della nebbia.
In the Eletric Mist
Regia di Bertrand Tavernier
Interpreti: Tommy Lee Jones, John Goodman, Peter Sarsgaad, Ned Betty, Kelly MacDonald






