“LA BUSSOLA D’ORO” di Chris Weitz

Niente libro, niente film

La giovane Lyra vive con il suo daimon in un collegio in cui si studia non si sa bene cosa. Nel frattempo, tutti parlano di una misteriosa “polvere” che reca danno agli abitanti dell’intero pianeta, un mondo popolato da streghe, orsi corazzati, bellone cattive, mosche meccaniche, tutti contro tutti nel tentativo di impadronirsi dell’alitiometro, un’oggetto magico dato in dono alla piccola protagonista. A sua volta, quest’ultima investiga sul complotto che si cela dietro alle misteriose figure degli ingoiatori, crudeli ed invisibili rapitori di bambini. Avete capito qualcosa? No? Niente paura, neanche noi.

La Bussola d’oro, film fantasy della stagione natalizia 2007, è il primo capitolo di una (potenziale) saga basata sui libri di Philip Pullman, una trilogia intitolata Queste oscure materie. Un nuovo tentativo di attirare pubblico nella sale con una storia che riscalda il cuore ed emoziona gli animi. Ricordate Le Cronache di Narnia? Un flop. E Lemony Snicket? Un flop. E sembra che La bussola d’oro sia destinata ad aggungersi al gruppo.
Il mondo di cui lo spettatore prende visione è a dir poco complicato: cosa che non sarebbe poi grave, se il regista si prendesse il disturbo di spiegare cosa succede all’interno dei vari personaggi e quali considerazioni filosofiche stanno alla base di una così nutrita serie di caratteri. Invece il daimon di Lyra, che dovrebbe essere una personificazione dell’anima dei personaggi, ha la stessa statura epica del procione di Candy Candy; i “campi della morte” dove gli ingoiatori tengono i bambini rapiti hanno un che di terribilmente malsano e per nulla fiabesco, soprattutto considerando le angosce dei tempi moderni; la furia guerriera dell’orso corazzato Yorgen e il suo combattimento col re degli orsi sembra un Rocky zoologico.

Se a questo si aggiungono vestiti non originali ma solo anacronistici, musiche terribili, enormi buchi di sceneggiatura e dialoghi incomprensibili, non si può non notare la vacuità del film.
Come mai non abbiamo più al cinema film dal sapore della semplice saga d’avventura? Questo continuo tentativo di sbancare il banco alla maniera di Harry Potter è francamente insopportabile.
Il problema alla base di queste pellicole è sempre lo stesso. Sono ideate ispirandosi ad una serie di libri; ma spesso ci si dimentica che cinema e letteratura sono due forme d’arte differenti, che la parola e l’immagine hanno una diversa consistenza, nonché una differente durata di narrazione.

Così questi film si creano su dei plot che seguono pedissequamente la carta stampata, eliminando però intere spiegazioni e riferimenti filosofici, morali ed ironici. Il risultato è un riassunto della trama dei libri, nella quale sovente viene dato peso soprattutto alle scene spettacolari. I rari casi in cui si parla, infatti, risultano sempre terribilmente noiosi. Chi può apprezzare film del genere? Forse chi ha letto il libro. Ma solo i lettori di bocca buona che si aspettano poche cose dal cinema, e sono felici di capire cosa sta succedendo sullo schermo. E gli altri spettatori? Sembra che questo totale disinteresse verso la riuscita di una buona opera filmica sia spia di una (nemmeno troppo celata) cinica operazione commerciale. Il cinema è anche mercato, è vero. Ma se non è intrattenimento, cosa rimane? Ombre sul muro, polvere e nient’altro.

Titolo originale: The Golden Compass
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Avventura, Thriller, Drammatico
Durata: 114′
Regia: Chris Weitz
Sito ufficiale: www.goldencompassmovie.com
Cast: Nicole Kidman, Daniel Craig, Dakota Blue Richards, Eva Green, Jim Carter, Tom Courtenay, Clare Higgins, Sam Elliott, John Bett, Magda Szubanski, Hattie Morahan
Produzione: New Line Cinema, Scholastic Productions, Depth of Field, Rhythm and Hues
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 14 Dicembre 2007 (cinema)