Orizzonti
La lunga giornata di Cate, una ragazzina di 11 anni che vive alla periferia di Cagliari, passata tra amori e vendette, amici e fratelli, in attesa che giunga nuovamente la notte.
D’istinto, il primo riferimento venuto in mente dopo aver visto Bellas Mariposas è Il campo di nessuno, uno dei primi romanzi dello scrittore francese Daniel Picouly che, in un lungo racconto in prima persona, ci fa vivere le avventure della giornata di un bambino francese di origini algerine in una banlieue alla fine degli anni ’50. Quasi a voler dimostrare che tutto il mondo è paese, lo stesso fa Cate, la protagonista del lungometraggio di Mereu e del romanzo di Atzeni: ci porta per mano e ci fa vedere con i suoi occhi, che hanno ancora le lenti dell’innocenza addosso, la sua giornata vissuta tra un casermone popolare alla periferia di Cagliari, la spiaggia, e il campetto da basket, luogo di ritrovo di tutti gli abitanti del quartiere.
E dire abitanti è forse sbagliato, meglio sarebbe parlare di personaggi, rappresentati al limite del farsesco e al contempo tristemente reali: dal padre disoccupato e perennemente in cerca di sollievo sessuale, alla miriade di fratelli e fratellastri, ai vicini di casa dalle squallide vite che tutti conoscono, fino a giungere all’innamorato Gigi, il ragazzino pacioccone e occhialuto che viene regolarmente preso di mira dai bulli del quartiere, fratelli di Cate compresi. Tutti descritti e raccontati da Cate in un costante dialogo con noi, gli spettatori, che veniamo risucchiati in questo mondo fatto padri e matrigne, sesso e prostituzione, morte e vita. Se i temi possono sembrare eccessivamente pesanti, non dubitate che la narrazione li presenterà con tale levità da spogliarli del loro lato oscuro e reale per tramutarli nei temi universali della fiaba. Come ogni fiaba che si rispetti, quindi, ecco arrivare la “coga”, la maga, e come un deus ex machina risolverà tutte le situazioni in sospeso mettendo finalmente la parola fine alla lunghissima giornata di Cate, che domani si sveglierà per ricominciare tutto da capo.
Il racconto è narrato in buona parte in un misto di italiano e dialetto sardo stretto e fa recitare attori non professionisti, quasi tutti alla loro prima prova sullo schermo. Il risultato è una tragicommedia sulle miserie dell’esistenza nei quartieri popolari, un racconto vitale ed emozionante che riesce a mostrare situazioni incredibilmente drammatiche senza mai scadere nella volgarità o, peggio, nel pietismo.
Le condizioni rappresentate sono scabrose, inquietanti: dalla sorella Mandarina, incinta a 13 anni e ora prostituta in una casa chiusa, a Samantha, ragazzina del palazzo che tutti usano come valvola di sfogo sessuale (compreso il padre di Cate, che fa onore al termine pezzemmerda con cui lei sempre lo chiama), al fratello Alex, poco più vecchio di Cate e già dipendente da eroina. Tutti ragazzi di vita che non chiedono aiuto ma lottano ogni giorno per la sopravvivenza: incredibile è che questa lotta venga rappresentata con tale leggerezza, ironia e comicità.
Titolo originale: Bellas Mariposas
Tratto dall’omonimo romanzo di Sergio Atzeni
Nazione: Italia
Anno: 2012
Durata: 100’
Regia: Salvatore Mereu
Cast: Sara Podda, Maya Mulas, Davide Todde, Luciano Curreli, Simone Paris, Micaela Ramazzotti
Produzione: Viacolvento, Regione Sardegna – Assessorato alla Cultura, Informazione, Sport e Spettacolo
Data di uscita: Venezia 2012






