All the World’s Futures – Padiglione Centrale

56. Esposizione Internazionale d’Arte

Varcato il cancello dei Giardini della Biennale, al termine di un bel viale alberato appare il padiglione centrale. Questo ambiente insieme alle corderie dell’arsenale ospita l’esposizione curata da Okwui Enwezor. Il direttore del settore Arti Visive della Biennale ha dichiarato nella conferenza stampa durante il vernissage di aver modificato i luoghi storici della manifestazione internazionale rivisitando la superficie espositiva. Nonostante l’avvertimento, si rimane sorpresi nel vedere appesi dei grandi e pesanti drappi neri dietro le colonne della facciata del padiglione centrale (installazione realizzata da Oscar Murillo), mentre nella parte superiore campeggiano alcune scritte a neon poste da Glenn Ligon: Blues, Blood, Bruise. L’ultima parola è fondamentale per l’edizione 2015 della Biennale d’Arte poiché l’esposizione coinvolge soprattutto il senso dell’udito. Il rumore è una costante che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso, una cacofonia volutamente ricercata dal curatore al fine di creare un elemento di disturbo dello spazio in grado di sollecitare l’attenzione del visitatore. Il percorso di visita si snoda come flusso narrativo e, come abbiamo compreso, pone in risalto le dinamiche del linguaggio.

Sorprendente anche la scelta di porre all’inizio, nella sala Chini, le opere di un ottimo artista italiano: Fabio Mauri. Leggermente ironico iniziare con dei lavori che si intitolano Fine, ma scelta appropriata dato che imposta da subito la direzione dell’esposizione. E così il visitatore inizia questa “immersione” nel mondo accompagnato dalla voce di Pier Paolo Pasolini. Il Giardino del Disordine è il primo filtro attivo di All the World’s Futures, attraversando un labirinto di piccole sale il visitatore è disorientato poiché deve all’improvviso confrontarsi con culture diverse e problemi reali in uno spazio ristretto. L’esposizione, nonostante l’abbondanza di artisti presenti, riesce a delineare il concept del curatore proponendo le immagini di un mondo in continuo subbuglio.

Come sottolinea il presidente Baratta ogni Biennale è diversa, certamente All the World’s Futures è un’esposizione singolare poiché va fruita con attenzione e partecipazione, infatti secondo Enwezor ogni visitatore è invitato a trovare il proprio percorso. In una Biennale che stimola la riflessione collettiva (“Noi” echeggia più volte nell’aria) l’Arena diventa uno spazio essenziale dove dare voce a diverse proposte e riappropriarsi di “un testo che è fondamentale per comprendere il mondo di oggi: Il Capitale di Marx”.

Presente e passato dialogano tra loro come dimostrano diverse opere costituite da una sovrapposizione di tempi differenti, ad esempio i video di Alexander Kluge e John Akomfrah, quest’ultimo davvero emozionante. C’è invece chi decide di rendere eterna una condizione esistenziale come avviene in The End of Carrying All di Wangechi Mutu. Interessante notare come opere caotiche quali le fotografie di Andreas Gursky riescono a esprimere le stesse perplessità sul mondo attuale dei lavori in sottrazione e cancellazione di Adrian Piper. Rimane invece sorprendente e insuperata l’espressività delle fotografie di Walker Evans.

É chiaro che dopo aver osservato decine di disegni che riproducono le immagini di proteste avvenute in ogni regione del mondo (Rirkrit Tiravanija), monitor che si interrogano sulle spinose questioni religiose (Naeem Mohaiemen), serie di ritratti di teschi (Marlene Dumas) o brillanti ceramiche in disfacimento (Walead Beshty) riflettere sui leggiadri movimenti del tessuto in Blue Sail di Hans Haacke rappresenta un attimo di riposo per la mente. Ma lo stesso chiffon in movimento pare racchiudere un’istanza civile e spargere nell’aria quelle questioni, presenti sulle pareti, che unificano passato, presente e futuro. L’esposizione come dichiara Enwezor non è un pronostico, non fornisce una risposta sul futuro del mondo, ma vuole analizzare le relazioni tra tempi differenti, far emergere i dettagli per comprendere come è percepito e rappresentato il nostro mondo, poi a partire da queste riflessioni si potrà costruire il futuro.

All the World’s Futures
56. Esposizione Internazionale d’Arte
Dal 9 maggio al 22 novembre 2015
www.labiennale.org