ARTE E FEDE NEL PADIGLIONE DELLA SANTA SEDE

56. Esposizione Internazionale d’Arte

Il 9 maggio 2015 si inaugura la più importante vetrina d’arte contemporanea al mondo: la 56. Esposizione Internazionale d’Arte in Venezia a 120 anni dalla sua prima inaugurazione (1895).

E’ diretta da Okwui Enwezor che ha invitato 136 artisti provenienti da 53 Paesi e riempito i vasti spazi dell’Arsenale e dei Giardini sotto l’attenzione di 5 mila giornalisti accreditati, metà dei quali stranieri.
“Questa manifestazione si sintonizza – a detta del suo Presidente Paolo Baratta – sulle tensioni del mondo e sul presente”, indaga sulla sensibilità, le energie vitali ed espressive degli artisti, chiedendo loro di entrare in profondità della loro microstoria per aprirsi alla macrostoria della loro terra. E’ infatti una Rassegna artistica in chiave sociologica con l’auspicio che dalla denuncia derivi la voglia di cambiare.
Per inquadrare tale fisionomia globale più che tele e pennelli prevalgono nuove tecnologie digitali, installazioni, spartiti, grandi scenografie, cartelloni, oggetti propri dei singoli Paesi accompagnati da musiche locali: visualizzano con efficacia fratture, sperequazioni economiche e sociali, sofferenze e pure impensate soluzioni che inducono alla speranza.

Anche i tre artisti invitati a esporre nel Padiglione della Santa Sede all’Arsenale si conformano, in chiave evangelica, a queste istanze di denuncia purificatrice.
Nell’esposizione del Vaticano si è invitati a un percorso spirituale che parte dall’afflato vecchiotestamentario per addentrarci nella visione dell’Incarnazione del Logos e nella perpetua relazione divinità-umanità.
Passando attraverso le tre sale si ascolta “la Parola trascendente che rivela la natura dialogica e comunicativa di Dio in Gesù”: questo il suggerimento del Cardinal Gianfranco Ravasi, infaticabile ispiratore del progetto. Il tema infatti dei tre artisti è il prologo del Vangelo di Giovanni in cui si evoca l’intreccio della trascendenza e dell’incarnazione e la conseguente offerta agli uomini del precetto dell’amore.

Sulla negligenza dell’amore si imperniano due performance della macedone Elpida Hadzi-Vasileva e del monzabicano Mario Macilau, mentre nella sua esibizione artistica la colombiana Marika Bravo lavora sulle parole evangeliche, proiettando su sei schermi e altrettanti pannelli trasparenti le parole in greco del Prologo giovanneo in un coinvolgente dinamismo ellittico accelerato o rallentato, esplodendo in visioni policrome potenti in un astrattismo indagatore e colmo di significati. “Insisto sulla pienezza del mio astrattismo – chiarisce la stessa autrice accompagnandoci nella visita – perché si può arrivare a Dio attraverso l’astrazione non corporea. Non conoscevo il Vangelo di Giovanni. L’ho scoperto complicato e profondo. Io ho sospeso ogni significato, preferendo pensare le parole come forme soprannaturali da cui ognuno può trarre significati propri alle proprie aspettative spirituali.”

Nel secondo reparto un’altra donna artista, la macedone Elpida Hadzi Vasileva, realizza una grande architettura a struttura a stella nel cui centro convergono allegoricamente le stirpi di ogni continente che si incontrano nell’agorà raffigurata in una colonna che scende a pioggia con una leggerezza sorprendente da richiamare la solidale soavità nell’immersione fraterna. Il tutto è costruito da materiale organico finemente trasformato.

Il fotografo africano Mario Macilau di Maputo (Monzambico) lavora su monumentali fotografie di due metri per due metri, descrivendo bambini di strada ai margini, applicandovi la parabola del Buon Samaritano in un mondo di creature sconosciute che nessuno vuole vedere e si oltrepassa. Quadri fotografici in cui gareggia la maestria di soppesare il bianco e il nero nel porgere con prepotenza il dramma e l’isolamento dei suoi ragazzi. Si assiste così al bimbo illuminato parzialmente con le sue trecce e il resto del corpo immerso nella tetra semioscurità. Oppure il catino di pesci posato su altri pesci di incerta freschezza e una mano che vi attinge con avidità. Si freme davanti a una vetrina frantumata dal cui buco emerge il semiviso di un ragazzo africano le cui labbra abbozzano la sua precaria esistenzialità.

All the World’s Futures
56. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
diretta da Okwui Enwezor
Dal 9 maggio al 22 novembre 2015
http://www.labiennale.org/