sabato, Ottobre 17, 2026
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“INVISIBLE WAVES” di Pen-ek Ratanaruang

Le onde (invisibili) del destino

Concorso
Ha un nome impronunciabile, è poco noto al pubblico occidentale, ma Pen-ek Ratanaruang non ha nulla da invidiare ai suoi maestri. Autore di una pellicola rigorosa e austera, pone l’accento sul senso di colpa che pervade i suoi personaggi, disegnando un destino molto più complesso di come la realtà possa dipingerlo. In corsa per l’Orso d’oro.

Essenziale ed elegante, queste in due parole le caratteristiche principali di un thriller sui generis, decisamente originale e ben diretto dal poco più che quarantenne regista di Bangkok. Kyoji è un hitman, un picchiatore che ha appena ucciso la sua amante, la bellissima Seiko, moglie del suo boss Wiwat. Quando quest’ultimo scopre della morte dell’amata, cercherà di rivalersi su colui che l’ha uccisa mettendo in moto una serie di eventi finalizzati al suo scopo. Kyoji, nel frattempo, devastato dai sensi di colpa, fugge dai suoi aguzzini – o da un probabile arresto – imbarcandosi su una nave alla volta della Thailandia. I suoi spostamenti sono carichi di strani presagi, nulla è come sembra, e dietro ogni possibile amico si celano pericolosi criminali guidati dalla sete di vendetta del suo boss.
E’ qui che incontrerà la bellissima Noi, con la quale resterà coinvolto in una passionale storia d’amore. Ma le vie del destino sono infinite e il segreto di Noi metterà in seria difficoltà i propositi dell’uomo di espiare il proprio senso di colpa e abbandonare il crimine, persuadendosi, dopo tutto, che una volta ucciso qualcuno si possa sempre tornare a farlo.

E la furia omicida, il desiderio di vendetta, fa di nuovo capolino in lui quando scopre che qualcuno l’ha truffato e che le cose non sono proprio andate come immaginasse.
Un film da vedere e rivedere, con una trama molto più complessa di ciò che l’apparenza sembra concederle ma, allo stesso tempo, rigoroso e lineare nel districare i nodi di una narrazione pura ed essenziale. Questo Invisible Waves prende il meglio delle tematiche di genere e le mescola con accuratezza e precisione alla volta del risultato finale. Niente inseguimenti, niente sangue superfluo, solo un ottimo uso degli elementi tecnici e narrativi che danno corpo all’escalation finale. Citazione kubrickiana a metà del film, con la scritta REDRUM (il Danny di Shining può esserne fiero!) che campeggia riflessa su uno specchio.

La fotografia è di un maestro australiano (ormai trapiantato a Hong Kong) che risponde al nome di Christopher Doyle, niente meno che il fedele direttore della fotgrafia dell’altro hongkonghese Wong Kar Wai.
Rispetto a Kitano, Johnny To o ad altri maestri della scuola della vendetta, il film sembra virare su tematiche più intimiste, volte ad espiare – e captare – il senso delle proprie colpe piuttosto che giustificare e dare voce alla propria vendetta. Carico com’è di stilemi culturali che elaborano e modellano il significato del segreto (o del taciuto) all’interno di opere complesse e misteriose. Da rivedere.

Titolo originale: Invisible Waves
Titolo tradotto: Invisible waves
Nazione: Netherlands, Thailand, Hong Kong
Anno: 2005
Durata: 115 min
Director: Pen-ek Ratanaruang
Cast: Asano Tadanobu, Gang Hye Jung, Eric Tsang, Maria Cordero
Worldsales: Fortissimo Film Sales