Brooklyn, anni ’80. Non tira una buona aria nella famiglia Berkman. Il matrimonio tra Bernard (Jeff Daniels) e Joan (Laura Linney) sta andando lentamente ma inesorabilmente a rotoli. Ex-scrittore di una certa fama lui, autrice emergente lei, i due coniugi non riescono più a trattenere e conciliare le proprie personalità egocentriche, finendo così per separarsi. Ad avere la peggio saranno Walt e Frank, figli tra l’adolescenza e la preadolescenza cresciuti tra le luci e le ombre di una coppia di genitori distrattamente amorevole e colpevolmente squilibrata.
Esordio molto interessante dietro la macchina da presa per Noah Baumbach, già sceneggiatore di Wes Anderson (qui in veste di produttore) per Le avventure acquatiche di Steve Zissou e del prossimo The fantastic Mr. Fox. Ispirato a vicende personali vissute dall’autore, Il calamaro e la balena risente sicuramente dell’influenza del regista de I Tenenbaum – personaggi “fuori dall’ordinario”, che hanno conosciuto il successo, alle prese con problemi comuni – ma allo stesso tempo se ne distacca riflettendo in più di un’occasione una diversa venatura stilistica. Baumbach documenta con realismo lo sfacelo di una famiglia borghese rovinata dall’egoismo; non c’è molto spazio per divagazioni surreali o per situazioni cinicamente ironiche (per quanto non manchino alcuni pungenti exploit). Al talento visionario di Anderson viene contrapposto uno sguardo più crudo, forse meno originale ma sicuramente più empatico. L’assurdo paradossale lascia il posto a dolorose verità di cui si avverte presto il peso, e la fantasia non rappresenta più una via di fuga ma, faticosamente, un’esigenza patologica.
Candidato agli Oscar per la miglior sceneggiatura originale, ai Golden Globes per miglior film (musical o commedia) e migliori attori protgonisti, e vincitore del premio per la regia (ma per un film drammatico) al Sundance di Robert Redford, Il calamaro e la balena vive di dialoghi ben costruiti e di un copione che fa della “banalità” della vicenda il suo punto di forza. Sono i piccoli dettagli, infatti, ad attribuire a una storia già vista nuove sfaccettature. La lenta macerazione di una famiglia senza apparrenti ed evidenti motivi di collasso, dove non è l’amore a mancare, bensì l’inconsapevolezza dei propri limiti che inibisce ogni tipo di rapporto sereno, diventa stillicidio e condanna per i figli, destinati a ripetere gli errori dei genitori o a perdersi prima di conoscere veramente se stessi.
Il presuntuoso e narcisistico intellettualismo del marito – peraltro pregno di convenzionalità accademiche –, le scappatelle rituali e senza gioia della moglie con il vicino, lo psicologo, il maestro di tennis, le bugie e l’insicurezza sentimentale del fratello maggiore e infine le provocazioni comportamentali (sessuali e alimentari) del componente più piccolo della famiglia, tradiscono un bisogno d’attenzione che i genitori non vogliono ammettere di avere e i figli non possono evitare di esigere.
Un piccolo film indipendente (a volte con qualche compiacimento, alla maniera dell’ultimo Sundance) che sorprende per la freschezza narrativa e la capacità di condensare emozioni e senzazioni senza calcare troppo la mano. Una pellicola che evita facili moralismi e cerca di schierarsi il meno possibile lasciando spazio solo nel finale (da qui il bel titolo) ad una metafora un po’ telefonata, ma che non svilisce le intenzioni non moralizzanti di Baumbach, lasciando, forse, uno spiraglio di luce per tutti quei bambini ai quali piaceva veder lottare il calamaro e la balena.
Titolo originale: The squid and the whale
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 81′
Regia: Noah Baumbach
Sito ufficiale: www.squidandthewhalemovie.com
Cast: Jeff Daniels, Laura Linney, Jesse Eisenberg, Owen Kline, Halley Feiffer, Anna Paquin, William Baldwin
Produzione: American Empirical Pictures
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita: 09 Giugno 2006






