“Missione di pace” di Francesco Lagi

Come Silvio Orlando vinse la guerra

Il pretesto della cattura di un criminale di guerra (e che pretesto!) serve a Francesco Lagi per portare sullo schermo Silvio Orlando e Francesco Brandi nei ruoli di padre e figlio, in lotta per divergenza di idee.

Un padre nelle alte sfere dell’esercito. Un figlio attivista, pacifista e rivoluzionario. Risultato: ovvi conflitti in famiglia. Come fare a riavvicinare i due, a creare un ponte tra questi estremi? Facendoli finire nello sperduto corridoio di Grz, in ex – Jugoslavia: alla ricerca di un pericoloso criminale di guerra il primo; a piantare un albero nel Bosco della Pace il secondo (per onestà, bisogna dire che questo secondo non voleva affatto finire a Grz, voleva andare a Istakovica, ma le piantine stradali, si sa, sono una bestia nera per tutti).

Se si dà il volto di Silvio Orlando al comandante dell’esercito, si riunisce un improbabile gruppo di militari (da Alba Rohrwacher che farebbe di tutto, compreso minacciare il suo superiore dall’alto di un carro armato, per non tornare in Italia, a Bugo, che al posto del fucile usa la chitarra), si inseriscono fantasie rivoluzionarie che coinvolgono Ernesto Che Guevara in prima persona (il buon Filippo Timi) e si condisce il tutto con quel pizzico di buonismo che non fa mai male, ecco che si ottiene un film che farebbe la felicità di qualsiasi distributore. Perché è un film che diverte senza scadere nella volgarità; è un film che ha di sfondo temi pesanti ma non scade nel patetismo; perché è un film, insomma, che fa quello che molti film non fanno: intrattiene.

Certo, non c’è nulla d’innovativo, nulla di nuovo; ma, d’altra parte, non di solo Essai vive l’uomo. E nell’economia della Mostra del Cinema, dove si è spesso circondati da storie drammatiche, estreme e visivamente perfette, a volte si sente la necessità semplicemente di lasciarsi andare, di ridere senza avere poi il retrogusto amaro in bocca, di staccare il cervello per novanta minuti e ricaricare le pile. Con questo non si vuole dire che il film di Lagi sia sciocco, tutt’altro. È un film leggero per scelta, volutamente fatto di espressioni e battute sottili, che non appesantiscono lo spettatore nonostante lo si porti in una situazione tutt’altro che allegra (in fin dei conti le parole che il figlio pronuncia all’inizio del film sono corrette: l’Italia è in guerra da vent’anni, nonostante adesso questo termine non sia più politically correct).

E se il lieto fine sa di buonismo non bisogna prendersela: come altro può finire una Missione di pace?

Titolo originale: Missione di pace
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 90′
Regia: Francesco Lagi
Cast: Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Francesco Brandi, Filippo Timi
Produzione: Bianca Film, Rai Cinema, Friuli Venezia Giulia Film
Commission, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC)
Distribuzione: Bianca Film
Data di uscita: Venezia 2011 (cinema)