“OFFSCREEN” di CHRISTOFFER BOE

A letto con una videocamera digitale

Giornate degli Autori
Un’amabile e cruenta tragicommedia, definisce “Offscreen” il suo regista Christoffer Boe il quale rivendica per sé l’originalità dell’idea alla base della sua creazione. In realtà l’idea del film nel film, la trovata di piazzare una telecamera che riprenda senza interruzioni ogni momento della giornata dell’interprete, nuova non è. Già Andy Warhol nella fase d’innamoramento per la decima musa aveva girato ininterrottamente 24 ore su 24 la sua vita, coinvolgendo amici e ospiti occasionali della sua factory.

Sfruttando questo spunto Boe e l’interprete tuttofare Nicolas Bro sono però riusciti a dare vita ad un film fuori dal comune, curioso mix di generi diversi dal melò al sentimentale, dal filmetto amatoriale al noir stile Stephen King, dalla commedia leggera alla tragedia granguignolesca.

Bro è in crisi coniugale, l’amata moglie si è stancata di lui e vuole lasciarlo. L’amico Christofer Boe gli consiglia di riprendere le sue giornate con una camera digitale che dovrebbe servire ai coniugi a risolvere le loro incomprensioni, recuperando nel contempo il rapporto. Iniziato come un gioco piacevole, le riprese si trasformano ben presto in una ossessione che, mentre crea nel protagonista una invincibile dipendenza, esaspera ben presto moglie e amici i quali abbandonano a poco a poco Bro sempre più schiavo della sua mania.

Comincia in questo secondo tempo la parte più riuscita della pellicola in un crescendo ossessivo ma efficace di parossismo filmico, droga devastante per la psiche del protagonista. Nel continuo e irritante sobbalzare delle riprese (possibile che dopo mesi e mesi Bro non riuscisse a fissare in modo non traballante le immagini?) assistiamo alla progressiva e inarrestabile discesa del povero maniaco nello squallore fisico e psichico, abbruttito e delirante, costretto a inventarsi invisibili interlocutori per rompere il muro della solitudine e dell’abbandono. L’ambiente vuoto, privo di mobili, rifugio provvisorio e squallido per una esistenza ormai in preda alla follia, si trasforma in un lugubre, macabro mattatoio alla serial killer, col corpo di una innocente vittima da lui trasfigurata nella moglie fedifraga. Da strumento di amore la cinepresa in mano al protagonista è diventata strumento di follia e morte.

Tensioni ed emozioni emerse lungo la narrazione sono esaltati dalla ricca gamma recitativa di Nicolas Bro, onestamente affiancato dalle attrici Maria Christensen e Trine Dyrholm.
In fondo tutto il film non è che una grande metafora per esprimere il grande amore di Boe, Bro e compagni per il cinema, trasfigurazione dei loro tentativi di creare un’opera che rimanga e la loro inconscia consapevolezza di esserne ancora lontani.

Il trentaduenne regista Christoffer Boe, diplomato alla scuola nazionale danese del cinema, oltre ad aver girato vari cortometraggi, giunse al suo primo lungo nel 2003 con Ricostruzione, premiato con la “Camera d’oro” al Festival di Cannes nel 2003. Boe si è presentato al Lido con Allegro nel 2005.
Nicolas Bro è pure un attore del Teatro Reale danese. Molto conosciuto in patria per aver partecipato come coprotagonista in filmografie popolari. Anche in Allegro aveva una parte cospicua, ma solo in Offscreen è stato lanciato come protagonista.
Lene Naria Christensen e Trine Dyrholm vengono anche loro dal teatro. Sono conosciute a livello internazionale, specie la Dyrholm.

Regia :Christoffer Boe
Produzion :Alphaville Pictues Copenhagen –Boe –Pfeiffer
Scengrafia : Romer Jorgensen
Attori :Nicolas Bro,Lene Maria Chrstensen,Jakob Cedergren, Trine Dyrholm.
Durata :93’