Il regista canadese Albert Shin scrive con James Schultz e dirige un noir con pulsazioni da thriller psicologico ambientato alle Cascate del Niagara. E’ una storia strana, che incuriosisce all’inizio, si aggroviglia, poco dopo la seconda metà, per un ingorgo di elementi, ma si salva grazie a un imprevedivile colpaccio di scena finale. É un film che raccconta molto, a volte troppo, ma mostra poco.

Abby (Tuppence Middleton) dopo molto tempo ritorna alle Clifton Hill, Cascate del Niagare, dove e’ cresciuta. É periodo di bassa stagione, fa freddo, gli hotel e i casinò sono quasi deserti. Il motivo del ritorno di Abby e’ la morte della madre e varie pratiche burocratiche da espletare. Lei e la sorella Laure (Hannah Gross) hanno ereditato dalla madre un motel, Rainbow; in realta’ la loro madre era gia’ d’accordo con un imprenditore locale per la vendita. Quindi le due sorelle dovrebbero solo firmare le carte, visto che la donna e’ deceduta prima della stipula della vendita. Laure non vede l’ora, mentre Abby vorrebbe provare a riavviare l’attivita’ di famiglia.
Abby, in realta’, ha un conto in sospeso con quel luogo, un ricordo traumatico che arriva dal suo passato, quando aveva circa 9 anni. Erano gli anni ’90, e lei pensa di aver assistito al rapimento di un ragazzino poco piu’ grande di lei. Si ricorda lo sguardo spaventato di lui, con un occhio bendato con una peza bianca macchiata di sangue, e un giovanotto che lo carica in macchina. Un ricordo o un tormento,, sui cui ora decide di indagare per scorprire la verita’. Prova anche ad andare alla Polizia per denunciare il rapimento, ma ovviamente non le credono, anche perche’ sono passati fin troppi anni. Si rivolge anche a un tipo strambo (David Cronenberg) che conduce una trasmissione radio su complotti e misteri. Il tutto mentre procrastina la vendita del motel e prende tempo con sua sorella.

Anche Abby ha il suo carico di segreti, che non vuole rivelare nemmeno a Laure. La sceneggiatura poco alla volta svela il comportamento di Abby e il motivo della diffidenza di Laure. La donna non demorde, nonostante perda intorno a sè fiducia, e nella sua indagine incontra personaggi a metà strada tra il circo e un cartone animato.

Il regista, al suo terzo film, crea una atmosfera interessante e vi colloca personaggi, che non lasciano il segno, ma sono funzionali a questo noir che inganna, come le apparenze.