Presentato prima al Sundance 2015 (premio per miglior documentario americano) e poi al Festival di Roma dello stesso anno, The wolfpack, che segna l’esordio alla regia di Crystal Moselle, è un documentario sulla vita della famiglia Angulo, sette fratelli che il padre ha rinchiuso in casa per sedici anni, e che per lungo tempo hanno trovato l’unica via d’uscita da quelle quattro mura attraverso l’amore per il cinema, unico mezzo per apprendere e per conoscere quel mondo a loro interdetto.
The wolfpack è già claustrofobico solo dalla sinossi. Non è una rivisitazione di Kynodontas di Lanthimos, bensì un documentario che va a raccontare la storia segreta e segregata in un piccolo appartamento di una famiglia in una delle città più conosciute al mondo. Il padre Oscar, affascinato dalla regola religiosa degli Hare Krishna, appassionato di cinema e musica, ha voluto rinchiudere i suoi sette figli per “mantenerli puri”, incontaminati dal mondo esterno, permettendo loro appena una manciata di uscite, rigorosamente in gruppo, in tutta la loro vita. L’unica via di salvezza in questo isolamento è stata la passione per la cinematografia trasmessa loro dal padre.






