Il dramma di Hannah Baker continua su Netflix. Anche se il dramma, in realtà, non è più il suo: Hannah lascia spazio agli altri personaggi della serie, che hanno ora l’opportunità di raccontare il loro punto di vista, di svelare i loro segreti e di riscattarsi dagli errori commessi nella prima stagione.
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Ogni episodio è affidato a una diversa voce narrante: Justin, Jessica, Alex e tutti gli altri protagonisti della prima stagione prendono le redini del racconto, svelando i loro verisentimenti e retroscena davvero inaspettati. È passato un anno dalla morte di Hannah e i suoi genitori stanno affrontando un processo contro la Liberty High School, colpevole di non aver fatto nulla per proteggere la ragazza dai continui soprusi, avvenuti per lo più proprio nei corridoi della scuola. I suoi amici e i suoi aggressori sono chiamati a testimoniare, a raccontare la loro versione dei fatti, in un susseguirsi di flashback tra finzione e realtà: c’è chi continuerà a mentire, anche a se stesso. C’è chi, invece, confesserà ogni cosa, liberandosi di un peso occultato per troppo tempo.
Hannah è presente anche in questa seconda stagione, seppure in una forma completamente diversa e francamente non riuscita: il personaggio aveva già detto tutto nella prima stagione e la sua presenza nella seconda risulta forzata. La storia si arricchisce anche di nuovi elementi: incontriamo Cyrus, un ragazzo anarchico e ribelle, ma di buon cuore; Nina, una donna coraggiosa ma in fondo fragile; e infine Chloe, comprensiva e leale, ma con le persone sbagliate.
I temi del bullismo e del suicidio sono ancora presenti, ma il soggetto centrale è il sessismo e in particolare lo stupro. Bryce, infatti, non è colpevole solo nei confronti di Hannah e di Jessica, ma ha lasciato dietro di sé una lunga fila di vittime. Forse l’unico tema veramente sviluppato in questa stagione un po’ scialba è proprio questo: l’analisi di una società ancora fortemente patriarcale e maschilista, negli Stati Uniti come in Europa.
Lo stesso Clay, il “buono” per eccellenza, rimane scioccato dalla scoperta che anche le ragazze più angeliche possano perdere la verginità. Ma il momento forse più emblematico è rappresentato dalla scena in cui Jessica finalmente riesce a lasciarsi andare e bacia un ragazzo che le piace. Il padre la vede e la rimprovera aspramente: “Perchè dopo tutto quello che è successo vai a metterti in una situazione simile?”
A una donna che ha subito violenza sessuale non è permesso divertirsi, essere socievole con gli uomini, baciarne uno, magari innamorarsi. Questo ragionamento è ancora molto diffuso e ci rimanda immediatamente ai fatti de La Manada, recentemente ripresi dalla cronaca. La sentenza del mese scorso ha decretato che la vittima non è da considerarsi tale, se riesce a continuare la sua vita dopo lo stupro. Ogni sorriso, ogni uscita con le amiche, ogni segno di socievolezza costituisce la prova lampante che, tutto sommato, se la sta cavando bene. La vittima non può e non deve tentare di condurre una vita normale, riprendendo relazioni e amicizie. Questo non e Tredici, è la realtà.
Il sessismo è profondamente radicato nella nostra cultura e costituisce sicuramente l’aspetto più interessante della trama, che per il resto si rivela abbastanza deludente; questa seconda stagione pesca un po’ dappertutto, mescolando temi e riflessioni in modo confusionario: il bullismo, ma anche il sesso e la droga, come in ogni teen drama che si rispetti. Il finale è assolutamente prevedibile e lascia presagire l’uscita di una terza stagione.
Dylan Minnette – Clay Jensen
Katherine Langford – Hannah Baker
Christian Navarro – Tony Padilla
Alisha Boe – Jessica Davis
Brandon Flynn – Justin Foley
Justin Prentice – Bryce Walker
Miles Heizer – Alex Standall
Ross Butler – Zach Dempsey
Devin Druid – Tyler Down
Derek Luke – Kevin Porter
Steven Silver – Marcus Cole
Michele Selene Ang – Courtney Crimsen
Ajiona Alexus – Sheri Holland
Sosie Bacon – Skye Miller
Anne Winters – Chloe
Bryce Casss – Cyrus
Samantha Logan – Nina







