“HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE – PARTE II” DI DAVID YATES

Grazie tante Yates: sei riuscito a rovinarci la fine

La seconda parte di Harry Potter e i doni della morte inizia esattamente dove finiva il primo film. Lord Voldemort si è impossessato di uno dei doni della morte, la bacchetta di sambuco, che conferisce un potere assoluto a chi la possiede.
Harry, Ron e Hermione, dopo essere fuggiti dalle grinfie di Bellatrix Lastrange e dalla famiglia Malfoy, si trovano al rifugio La Conchiglia pronti a ripartire per cercare e distruggere gli ultimi horcrux, oggetti di magia nera in cui il Signore Oscuro ha nascosto pezzi della sua anima.

Dal rifugio alla Gringott, la banca dei maghi, dove eludono i folletti per entrare nella camera blindata di Bellatrix, a Hogsmeade e da lì, per un passaggio segreto, diritti a Hogwarts, dove un intrepido Neville ha organizzato una strenue resistenza per combattere contro la direzione militare del nuovo preside Severus Piton con figli di mangiamorte al seguito.
I membri dell’Ordine della Fenice sono rimasti più in pochi.

I Dissennatori, i giganti e i licantropi si sono uniti alle forze oscure. Ma il Bene e l’Amore, seppure con perdite disperate, non cedono alla paura.
Fino all’ attesa resa dei conti tra Potter e Tom Ridley, Voldemort, a Hogwarts “nel luogo ove ognuno di loro è diventato chi era”. Siamo alla battaglia finale, con l’avverarsi della profezia: “nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive”.

David Yates ha portato a compimento il suo lavoro con la saga di Harry Potter, che ha preso sotto la sua direzione da Harry Potter e l’Ordine della Fenice. Nel corso del tempo, film dopo film, abbiamo cercato di mostrarci comprensivi con il suo lavoro, certamente non facile, di trasposizione sul grande schermo dei libri.
Il fenomeno culturale che è dilagato dalle pagine di JK Rowling è strabiliante. L’elasticità con cui la prosa della scrittrice britannica ha conquistato trasversalmente generazioni è un dato incredibilmente brillante e vertiginoso. I numeri parlano chiaro, le copie vendute nel mondo sono circa 535 milioni. La terminologia magica usata dalla Rowling si pavoneggia colorata quotidianamente nei discorsi dei fan.

L’ultimo libro delle avventure harrypottiane è stato vissuto, prima ancora che con emozione, già con nostalgia. Incanto di sentimenti che ci ha accompagnato alla visione della seconda parte di un film, che necessitava intrinsecamente di non essere narrato in una sola volta.
Dicevamo che con Yates siamo stati generosi. Abbiamo capito le sue scelte e apprezzato la sua capacità stilistica in grado di mescolare elementi dark, pop, fantasia, realismo,strabilianti effetti speciali, esplosiva suspense con accenti marcati di divertimento e commozione, messi in scena con dovuta ricercatezza.
Harry Potter e i doni della morte parte prima è stato una squisita sorpresa, un elaborato appagante.

Ma nella seconda parte di Harry Potter e i doni della morte, Yates ha voluto peccare di esibizionismo registico, ha ceduto alle lusinghe del 3D (che non solo è inutile, ma aggrava la situazione sfuocando alcune sequenze), si è concesso una licenziosità, priva di gentilezza, che ha per effetto quello di far sussultare i fan del romanzo.
Possiamo leggere tra le righe dei sette romanzi svariate allusioni alla storia che ha percorso e segnato tragicamente l’Europa nel XX secolo, tuttavia quello che ha reso affascinante le storie di Potter è l’ essenza dell’ Amore, descritto nelle sue forme spirituali, da quello materno, a quello dell’amicizia a quello verso un’unica persona.
Se David Yates, in questa seconda parte, avesse accelerato di più sull’aspetto sentimentale (chi ha letto il libro sa di cosa stiamo parlando) senza concedere tutto quello spazio a divagazioni inventate per esibire un’abilità autocelebrativa, ai limiti dell’ esaltazione, che annoia e indispone, rubando imperdonabilmente spazio a sfumature di personaggi struggenti e complessi, l’ultima parte cinematografica di Harry Potter avrebbe solo potuto trovare solo il meritato vantaggio (anche per i profani o babbani, in questo caso).

La storia familiare di Silente o quella inimmaginabile di Severus Piton, (interpretato sempre con suadente imperturbabilità da un meraviglioso Alan Rickman) sono alcuni capitoli di Harry Potter e i doni della morte, che avrebbero trovato, per rendere l’idea, l’ammirazione di Henry (James) e avrebbero scomposto Jane (Austen).

Volevamo commuoverci, senza dignità, volevamo versare adrenaliniche lacrime,volevamo rivivere con passione e forza i turbamenti dei protagonisti, Yates è riuscito a rovinarci il finale. Il regista non ha investito sul coraggio: quello di ponderare l’anima irruente dei sentimenti con tutta l’innovazione tecnologia e di intrattenimento bramata. La scelta di procedere, costruendo lo scheletro della sceneggiatura su estrazioni, con imbottiture di acrilica sintesi, non ha avuto altro effetto che creare rumore e confusione, esiliando anche quell’aria epica che si respirava fino al precedente film.

Non ci resta che riprendere in mano i libri, per dirigerci verso il binario 9 e ¾ e prendere con la nostra fantasia l’espresso per Hogwarts.

Titolo originale: Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2011
Genere: Avventura, Fantastico
Durata: 130′
Regia: David Yates
Sito ufficiale: harrypotter.warnerbros.com
Sito italiano: www.donidellamorte.it
Cast: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Helena Bonham Carter, Gary Oldman, Alan Rickman, Tom Felton, Bonnie Wright, Ralph Fiennes, Rupert Grint, Bill Nighy, Michael Gambon, Jamie Campbell Bower, Jason Isaacs, Maggie Smith, John Hurt, Robbie Coltrane, Evanna Lynch, Jim Broadbent
Produzione: Heyday Films, Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Data di uscita: 13 Luglio 2011 (cinema)