Il regista e sceneggiatore Gilles de Maistre dopo essersi laureato in filosofia nel 1983, nel 1985 si è diplomato presso il Journalist Formation Center (la scuola di giornalismo), dove ha studiato per diventare videoreporter. La sua attenzione, e quindi i suoi lavori si sono focalizzati su conflitti, carestie, povertà estrema e catastrofi naturali. Gilles de Maistre ha attraversato il mondo con la sua telecamera per documentare la realtà dei senzatetto e delle vittime di violenza, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. Il breve, e per nulla esaustivo, curriculum di de Maistre è solo per dare un quadro generale del suo lavoro: nessuna CG, solo realtà. Neil suoi film, gli animali sono veri, non programmati e animati al computer. Ha conquistato un pubblico molto vasto nel 2017 con Mia e il Leone Bianco, che ha contato ben 1,4 milioni di spettatori nelle sale francesi e 6 milioni di spettatori in tutto il mondo. Dopo altri film di successo, torna ora nelle sale con un’altra storia commovente, Il Figlio del Deserto.
Sun (Neige de Maistre) è una francese adolescente molto in gamba, cresciuta ascoltando dal nonno l’affascinante storia del “bambino struzzo perduto nel deserto”. Il nonno le aveva chiesto di far conoscere questa storia solo una volta che non fosse più stato con lei. E così, quando arriva il tempo, Sun decide di trascrivere in un romanzo la memoria orale del nonno; e durante una serie di presentazioni Sun viene invitata a visitare il Sahara.
Per lei è sempre stata una favola, un racconto magico da tramandare, finché nel cuore del deserto, ricostruisce l’incredibile vicenda di Hadara ( a 2 anni Nahïl Bouazzaoui, a 6 anni Zayn Sekkat; a 12 anni Nahel Tran), un bambino nato in una famiglia nomade che, a soli due anni, si smarrì durante una violenta tempesta di sabbia. Destinato a una morte quasi certa, venne invece salvato da un gruppo di struzzi che lo accolsero come parte del loro branco. Per dieci anni, gli animali gli offrirono protezione e gli insegnarono a sopravvivere tra dune e sole implacabile, finché Hadara non fu finalmente ritrovato e riconsegnato alla sua famiglia.

Il regista ripercorre la vicenda di Hadara ispirandosi al libro Hadara, il bimbo struzzo dell’autrice svedese Monica Zak. Con questo film spontaneamente commovente e visivamente sbalorditivo, parla di natura e di ecologia, di convivenza tra il mondo umano e quello animale costruita su rispetto reciproco e fiducia. Ci vuole “solo” buona volontà, cioè impegno, pazienza e dedizione.
Non c’è forzatura di sentimenti, la macchina da presa coglie e restituisce al pubblico le emozioni trasmesse da attori convincenti (soprattutto i 3 che interpretano Hadara).
Le riprese si sono svolte in Marocco. Gli struzzi sono stati salvati da un allevamento marocchino e “gestiti” da Wendy Adriaens , un’attivista fiamminga per i diritti degli animali con milioni di follower sui social media. Per quanto riguarda i fennec (due dei quali protagonisti di questa storia), sono stati sequestrati dalle autorità marocchine perché tenuti illegalmente come animali domestici da individui che li avevano prelevati dal loro habitat naturale da cuccioli e li avevano abituati alla presenza umana. Dopo le riprese, gli animali sono stati affidati al rifugio La Perle aux Oiseaux , vicino a Marrakech; “l’unico rifugio marocchino dedicato alla fauna” selvatica, spiega Gilles de Maistre.
Data di uscita: 23 aprile 2026
Genere: Avventura
Durata: 1h. 32min
Anno: 2026
Paese: Francia
Produzione: Studio Canal
Distribuzione: 01 Distribution











