1993, in una cittadina del Montana, alla festa di fine anno, dopo i fiori del cavaliere e le fotografie di rito da incorniciare, Cameron (Chloe Grace Moretz) prende per mano il suo amore e con lei si apparta in macchina per baciarsi. Sorprese dai relativi fidanzati, per Cameron avrà inizio un percorso di “rieducazione” in un centro religioso, God’s Promise, un ritiro anti-peccato in cui si pratica una terapia di conversione per rimettere sul giusto cammino gli adolescenti con pulsioni omosessuali.
Invenzione? No, proprio no: le terapie riparative diffuse negli Stati Uniti, ma anche in Europa, si basano sul fatto che essere omosessuali o transgender sia da considerare un danno da riparare, qualcosa di storto da raddrizzare. I metodi adottati sono diversi, come diversi sono i gradi di violenza e coercizione: dall’elettroshock, alla suggestione ipnotica, dalla preghiera collettiva, all’impiego di farmaci e alle sedute di psicoterapia, quest’ultima fermamente rifiutata dalle società di psicoanalisi.
Tratto dal romanzo di Emily M. Danforthe e diretto da Desiree Akhavan, trentaquattrenne cineasta americana di origine iraniana al suo secondo lungometraggio – il precedente Appropriate Behauvoir, uscito nel 2014, raccontava le difficoltà di relazione e il coming out bisessuale di una ragazza di origine iraniana,– il film racconta di una comunità di adolescenti gay costretta dalle famiglie a subire le pratiche di “guarigione” col metodo improvvisato della dottoressa Marsh, già sperimentato sul fratello, poi diventato reverendo Rick . La cura è suscitare negli ospiti un odio per sé stessi e di spingerli a individuare e condividere le ragioni sommerse che hanno prodotto l’aberrazione. Fratello e sorella isolano i ragazzi in una controllata vita comunitaria ai margini di un bosco, all’aria aperta ma strettamente sorvegliata, con rituali di autocoscienza e preghiera, di aerobica in nome di dio e concerti di rock evangelico. Nulla deve sfuggire ai guaritori, anche il sonno viene sorvegliato. Ma per Cameron l’amore che ha provato non può essere opera del maligno: mette in atto una silenziosa resistenza fatta di gesti solidali, trova con chi condividere la sua ribellione e la consapevolezza e l’orgoglio di essere gay.
Si ride, si sorride, mentre tutto scorre e colpisce nel segno; un film di denuncia, che veicola tematiche complesse, drammatiche, sottraendo i pesi e aggiungendo ironia; lo sguardo è attento all’adolescenza, all’amore, al sesso e alla fatica di crescere. La sequenza di una corsa liberatoria ci riporta per un attimo a quella di Antoine Doinel e il lungo ritratto in movimento di tre ragazzi sul pianale di un pickup ci fa leggere l’emozione e i timori di un nuovo coraggioso inizio.
Un film diretto, affettuoso e sincero che restituisce luminosità a qualsiasi scelta d’amore, a qualsiasi desiderio dell’altro. Un film per genitori e figli, da vedere insieme.
La diseducazione di Cameron Post ha vinto il Premio Speciale della Giuria al passato Sundance.
Titolo originale: The Miseducation of Cameron Post
Nazione: U.S.A.
Anno: 2018
Genere: Drammatico
Durata: 90′
Regia: Desiree Akhavan
Cast: Chloë Grace Moretz, Steven Hauck, Quinn Shephard, Kerry Butler, Dalton Harrod, McCabe Slye, Dale Soules, Sasha Lane, John Gallagher Jr.
Produzione: Beachside Films, Parkville Pictures
Distribuzione: Teodora
Data di uscita: 31 Ottobre 2018 (cinema)






